prova


Non lasciare mai, che il successo ti nasconda la sua vacuità, un' impresa la sua vanità, la fatica la sua desolazione. Mantieni vivo dentro di te l' incentivo ad andare ancora più avanti, quell' inquietudine dell' anima che ci spinge al di là di noi stessi. Non guardare indietro, e non accarezzare sogni per il futuro. Ciò non verrebbe nè a restituirti il passato nè a soddisfare gli altri tuoi sogni ad occhi aperti. Il tuo dovere, la tua ricompensa, il tuo destino sono qui ora.
(Dag Hammaarskjold, Markings)
Dobbiamo accettare le delusioni che sono limitate, ma non dobbiamo mai perdere l'infinita speranza.
(Martin Luther King)
Noi non dimentichiamo e non demordiamo.
Quanno 'a furmicola vò murì, mètte è scèlle. Si dice di chi, raggiunta la ricchezza, perde ogni senso della misura e finisce per far cose illogiche e per danneggiare se stesso.
Quanno ò perucchio saglie in gloria perde à scienza e à memoria. Il villano che sale nella scala sociale dimentica subito la sua origine e coloro che lo hanno agevolato nella ascesa.

venerdì 30 ottobre 2015

Notizia del giorno: Roma, Marino ritira le dimissioni Il Pd unito: "Una situazione penosa"


- Ignazio Marino ritira le sue dimissioni da sindaco di Roma: "Pronto a confrontarmi con la mia maggioranza in Consiglio comunale, luogo sacro per la democrazia", ha detto. Slitta però la mossa delle dimissioni in massa. Riunione fiume del Pd e a quanto pare i 25 consiglieri necessari per far cadere la giunta non ci sono. Cinque assessori restano fedeli al sindaco.

Ignazio Marino ammette gli errori fatti ma vuole andare avanti e rivendica con orgoglio anche i risultati raggiunti, dal "risanamento dei debiti miliardari nel Comune e nelle aziende municipalizzate" al "ripristino della legalità". E lo fa nella lettera con cui ritira le proprie dimissioni: un appello alla sua maggioranza. Chiede di non "eludere il dibattito pubblico, con un confronto chiaro per spiegare alla città cosa sta accadendo e come vorremo andare avanti". L'atteso confronto nell'Aula consiliare.

"Sono stato eletto con il voto favorevole del 64 per cento delle romane e dei romani. Con un programma che ha fermato il consociativismo, ha fortemente voluto il risanamento dei debiti miliardari nel Comune e nelle aziende municipalizzate. Oggi la città può riprendere ad investire - rivendica Marino -. Mentre sono certo che il nostro operato abbia con fatica raggiunto l'obiettivo di ripristinare legalità e trasparenza dell'agire amministrativo, mi è chiaro che questo sforzo non è stato da solo sufficiente a garantire i necessari risultati di buon governo della città - la sua ammissione -. Pur rivendicando ogni atto e ogni scelta fatta in questi due anni e mezzo per cambiare Roma, non ho difficoltà ad ammettere alcuni errori. Costretto dalle difficoltà e dalla resistenza dei poteri che stavamo sfidando a lavorare giorno e notte per portare a risultato ognuna delle nostre scelte, ho dato l'impressione di non voler dialogare e di non voler condividere queste scelte con la città, che talvolta ha così ha percepito di subirle".

"Per il sacrale rispetto che si deve alla stessa Assemblea ed alle sue prerogative, espressioni della sovrana volontà popolare, ritengo di dover sospendere (nelle more della convocazione richiesta) le riunioni dell'organo di governo capitolino - spiega il sindaco - e di conseguenza di inibire momentaneamente gli effetti degli atti di conferimento delle deleghe assessorili, in attesa di verificare la sussistenza delle condizioni politico-amministrative che permettano la prosecuzione del mandato". 

Sette consiglieri si dimettono - Dopo l'annuncio di voler restare in campo, sono sette i componenti della giunta che hanno già detto di volersi dimettere. Il chirurgo dem per ora può contare ancora su cinque assessori: la fedelissima Alessandra Cattoi, Giovanni Caudo, Estella Marino, Francesca Danese, Marta Leonori. In ogni caso in giunta erano presenti quasi tutti. L'esecutivo di Roma ha dato il via libera a numerosi provvedimenti di rilievo: dalla sperimentazione della pedonalizzazione totale su via dei Fori Imperiali fino al "superamento definitivo dei residence" passando per una variazione di bilancio con circa 5 milioni per il sociale nei municipi. 

Orfini: "Pd unito, da domani nuovo inizio" - "Con senso di responsabilità nei confronti dei romani e di Roma che non merita il protrarsi di questa penosa attesa siamo uniti e determinati a dare alla Capitale da domani un nuovo inizio". Lo dichiarano Matteo Orfini e Fabrizio Panecaldo al termine della riunione convocata al Nazareno dopo il ritiro delle dimissioni di Marino.

"Inspiegabile Marino, è scorretto verso la città" - "Spiace che Ignazio Marino abbia vanificato uno sforzo comune per individuare soluzioni che avessero al centro la città e non i destini personali". Lo dichiarano il commissario Pd Matteo Orfini e il capogruppo in Campidoglio Fabrizio Panecaldo. "Così - aggiungono - non è stato, con un inspiegabile arbitrio e un'idea di Roma come di una proprietà privata, che non è giusta e corretta nei confronti dei cittadini".

Canzone del giorno: R. Murolo , (Totò) Malafemmena


Almanacco di oggi 30 Ottobre 2015


S. MASSIMO mart.
S. Saturnino patr. di Cagliari
S. Asterio vesc.
S. Germano vesc.

"Se non rischiara per mezzo dì, piove tutto il dì"
Germano
Etimologia: Si tratta di un antico "cognomen" in uso presso i romani, designante le popolazioni celtiche ed i loro discendenti già nel I secolo d.C. C'è invece chi vi legge la derivazione dall'illirico "gh'herm", "caldo". Ha avuto sempre una discreta diffusione, sin dall'Alto Medioevo.
Carattere: Considera il mondo una grande ruota in cui a volte si è aiutati dalla fortuna, in altre occorre determinazione per vincere le avversità della sorte. Inizia una storia d'amore solo quando è ispirato e convinto di aver trovato una donna con la D maiuscola, rassicurante ma anche combattiva. Lascia che ognuno esprima il proprio pensiero e riesce ad ottenere facili consensi alle sue idee perché le enuncia con amorevolezza.
Numero fortunato: 1
In passato hai forse dovuto sopportare privazioni e delusioni, ma, in compenso, hai imparato a reagire ed hai acquisito la capacità di comprendere gli altri, con i loro problemi, e di aiutarli quando ce n'è bisogno. Nel lavoro, che svolgi con grande impegno, sei apprezzato per le tue doti umane e la tua creatività. In amore sai dare molta tenerezza e devozione che verranno ricambiate dal partner.
"Il comportamento dell'apparato ecclesiastico suscitò una tale indignazione in un attento osservatore quale Martin Lutero da indurlo, il 31 ottobre 1517, ad affiggere nella chiesa di Wittenberg le famose 95 tesi sul valore delle indulgenze."
Cristoforo Colombo - 1451
Paul Valéry - 1871
Claude Lelouch - 1937
Diego Armando Maradona - 1960
Medicina
Il sonno non è sempre uguale dal principio alla fine, in altre parole non ha una struttura omogenea, ma può essere diviso in fasi, dette "Rem" e "non Rem", individuate nel 1952 dallo psicologo americano William Dement. La fase "Rem" (Rapid eye movement) del sonno, che dura il 25% del totale e si divide a sua volta in 4 fasi, è così denominata poiché gli occhi della persona addormentata effettuano dei rapidi movimenti e si verificano pure altri mutamenti fisiologici. In questa fase in cui fanno la loro comparsa i sogni, l'attività elettrica del cervello è simile a quella che si ha durante la veglia.

Storie e leggende del Tè


Nell’antica Cina, si parla di circa 5mila anni fa, quando l’imperatore Chen Nung, detto il mietitore, per l’azione di grande stimolo data all’agricoltura, era solito bere dell’acqua bollita, come usanza di buona igiene. Fiscali fino al punto di indicare anche l’anno dell’evento, i cinesi ci dicono che era il 2737 a.C. quando il grande capo, risposando all’ombra di una pianta di te selvatico, quando una foglia cadde nella sua acqua, ne scoprì in maniera fortuita il gradevole sapore e in seguito anche le salubri proprietà. 
In India si narra invece che Bodhidarma, figlio del re, giungendo in Cina in visita al Regno Wei del Nord, predicava il buddismo e la meditazione. Fu durante questo periodo di intensa vita spirituale che il principe indiano scoprì, sempre per caso, i benefici della pianta del tè: masticando alcune foglie riuscì a vincere il sonno e la stanchezza e a concentrarsi sulle sue pratiche meditative. Il viaggio del principe indiano è riportato dalle cronache e secondo le annotazioni storiche avvenne nel 543 d.C.

Quando si comincia a parlare di “consuetudine” di bere il tè, siamo ormai nella nostra era. Tre i principali modi di consumare la pianta e le sue foglie: bollito, sbattuto, infuso. Questo tre modi di preparazione del tè corrispondono a tre diverse epoche e a tre diverse dinastie: Tang, Sung e Ming. Nel IV secolo il tè si faceva essiccare e si formava dei panetti, per prepararlo se ne prendeva una parte dal panetto e si faceva bollire in acqua con sale, zenzero, buccia d’arancia e latte. Ancora oggi in Tibet c’è chi lo consuma secondo questa ricetta antichissima. Ma già nei secoli successivi scomparvero tutti gli ingredienti, rimase il sale. Il tè è entrato a far parte delle consuetudini dei dignitari di corte e viene pubblicata il primo trattato scientifico sulla pianta: siamo nell’VIII secolo, lo scritto s’intitola “Il Canone del Tè” e l’autore è Lu Wu. 

Durante la dinastia Sung il tè assume un’importanza enorme: è parte del tesoro imperiale, viene usato come moneta di scambio e mezzo di pagamento per l’acquisto di cavalli, viene regolamentato come monopolio di Stato. L’invasione Mongola e poi la dinastia Ming nel secolo XIII faranno scomparire il rituale di preparare il te secondo l’antica usanza, che però ritroviamo in Giappone dove sopravvive nella “Cerimonia del tè”. 

In Europa il tè arriva nel 1632 e nel 1657 viene servito per la prima volta nei caffè di Londra. Gli inglesi con il passare del tempo hanno trasformato la consuetudine in una vera e propria tradizione e hanno fatto del tè la bevanda nazionale. Dal Regno Unito il tè si diffuse poi in tutta Europa e anche negli Stati Uniti d’America, dove proprio un carico di tè fu all’origine della Rivoluzione Americana (1775-1783) chiamata anche Guerra d’Indipendenza, che comincia a Boston con la Rivolta del Tè.

METEO


Santa Maria Capua Vetere CE
venerdì 30 Ottobre 2015
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Fioretti di San Francesco: capitolo venti

D’una molto bella visione che vide uno frate giovane, il quale aveva in tanta abominazione la cappa, che era disposto di lasciar l’abito e uscire dell’Ordine. Un giovane molto nobile e delicato venne all’Ordine di san Francesco: il quale dopo alquanti dì, per instigazione del demonio, cominciò ad avere in tanta abbominazione l’abito che portava, che li parea portare un sacco vilissimo: avea orrore delle maniche, abbominava il cappuccio, e la lunghezza e la asprezza gli parea una soma incomportabile. E crescendo pure il dispiacere della Religione, egli finalmente si deliberò di lasciare l’abito e tornare al mondo, Avea costui già preso per usanza, secondo che gli avea insegnato il suo maestro, qualunque ora egli passava dinanzi allo altare del convento, nel quale si conservava il Corpo di Cristo, d’inginocchiarsi con gran riverenza, e trarsi il cappuccio, e colle braccia cancellate inchinarsi. Addivenne che la notte nella quale si dovea partire e uscire dell’Ordine, convenne che passasse dinanzi all’altare del convento; e passandovi, secondo l’usanza s’inginocchiò e fece riverenza. E subitamente fu ratto in ispirito, e fugli mostrata da Dio maravigliosa visione: imperocchè vide dinanzi a sè quasi moltitudine infinita di santi, a modo di processione, a due a due, vestiti di bellissimi e preziosi vestimenti di drappi, e la faccia loro e le mani risplendeano come il Sole, e andavano con canti e suoni d’Angeli, fra’ quali santi erano due più nobilmente vestiti e adorni che tutti gli altri; ed erano attorniati di tanta chiarezza che grandissimo stupore davano a chi gli riguardava; e quasi nel fine della processione, vide uno adornato di tanta gloria che parea cavaliere novello, più onorato che gli altri. Vedendo questo giovane la detta visione, si maravigliava e non sapea che quella processione si volesse dire, e non era ardito di domandare, e istava istupefatto per dolcezza. Ed essendo nientedimeno passata tutta la processione, costui pure prende ardire e corre dietro agli ultimi, e con gran timore gli domanda, dicendo: carissimi, io vi priego che vi piaccia di dirmi chi sono quelli così maravigliosi i quali sono in questa processione così venerabile. Rispondono costoro: Sappi, figliuolo, che noi siamo tutti frati minori li quali veniamo ora dalla gloria di paradiso. E così costui domanda: Chi sono quelli due che risplendono più che gli altri? Rispondono costoro: Questi sono san Francesco e sant’Antonio: e quest’ultimo che tu vedesti così onorato è un santo frate che morì nuovamente; il quale, perocchè valentemente combattè contro alle tentazioni, e perseverò insino alla fine, noi lo meniamo con trionfo alla gloria di paradiso, e questi vestimenti di drappo così belli, che noi portiamo, ci sono dati da Dio in iscambio delle aspre tuniche, le quali noi pazientemente portavamo nella Religione; e la gloriosa chiarità che tu vedi in noi ci è data da Dio per la umiltà e pazienza e per la santa povertà e obbedienza e castità, le quali noi servammo insino alla fine. E però, figliuolo, non ti sia duro portare il sacco della Religione così fruttuoso; perocchè, se col sacco di san Francesco per lo amore di Cristo tu disprezzerai il mondo e mortificherai la carne, e contro al demonio combatterai valentemente, tu avrai insieme con noi simile vestimento e chiarità di gloria. E dette queste parole, il giovane tornò in sè medesimo: e confortato dalla visione, cacciò da sè ogni tentazione, cognobbe la colpa sua dinanzi al guardiano e alli frati; e da indi innanzi desiderò l’asprezza della penitenza e de’ vestimenti, e finì la vita sua nell’Ordine in grande santitade.

Jean Louis David   Salone da parrucchiere Indirizzo: Via Alcide De Gasperi, 28, 81100 Caserta CE Telefono:0823 326764


Parola del giorno: 30 Ottobre 2015

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 9,1-5. 
Dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: 
ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. 
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. 
Essi sono Israeliti e possiedono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, 
i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen. 



Salmi 147,12-13.14-15.19-20. 
Glorifica il Signore, Gerusalemme, 
loda, Sion, il tuo Dio. 
Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, 
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. 

Egli ha messo pace nei tuoi confini 
e ti sazia con fior di frumento. 
Manda sulla terra la sua parola, 
il suo messaggio corre veloce. 

Annunzia a Giacobbe la sua parola, 
le sue leggi e i suoi decreti a Israele. 
Così non ha fatto con nessun altro popolo, 
non ha manifestato ad altri i suoi precetti. 





Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,1-6. 
Un sabato Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. 
Davanti a lui stava un idropico. 
Rivolgendosi ai dottori della legge e ai farisei, Gesù disse: «E' lecito o no curare di sabato?». 
Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. 
Poi disse: «Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori in giorno di sabato?». 
E non potevano rispondere nulla a queste parole. 

San Marciano di Siracusa Vescovo e martire

La data della sua celebrazione è variamente fissata, secondo le varie fonti che parlano di lui: in Occidente fu inserito per la prima volta nelMartirologio Romano al 14 giugno, dal celebre Cesare Baronio, nel XVII secolo; in Oriente, invece, la sua memoria era già conosciuta e veniva ricordato in alcuni libri il 30 ottobre e in altri il 31. Il Calendario marmoreo di Napoli lo riporta al 30 e in questa ultima data è inserito nell'ultimissima edizione del Martyrologium Romanum.

Le più antiche fonti che parlano di S. Marciano risalgono, comunque, al VII secolo e, quindi, risentono della mancanza di certezze storiche; si rifanno, infatti, a tradizioni locali.
Secondo esse Marciano fu discepolo di S. Pietro ad Antiochia (I sec.) e fu da lui inviato nel 39
in Sicilia a predicare il Vangelo.
Qui si fermò a Siracusa [secondo gli Atti degli Apostoli (At 28,12) in questo luogo passò anche S. Paolo, nel 61 d.C., ove sostò per tre giorni] dove operò molte conversioni, accompagnate da miracoli, finché non venne ucciso « da coloro che in quel tempo avevano indegnamente lo scettro del comando ».

Egli, infatti, riuscì a radunare nelle grotte Pelopie di Acradina i primi cristiani siracusani e l'improvvisa diffusione della religione cristiana allarmò il senato ed i giudei i quali, preoccupati della conversione di molti ebrei alla "nuova religione", fecero uccidere il vescovo nel 68 facendolo legare ad una colonna e lapidandolo.

È ritenuto il primo vescovo di Siracusa; le successive narrazioni non aggiungono niente di nuovo a quanto detto, anzi si contraddicono perché pongono la sua morte nel III secolo, se non più tardi, presentandolo arbitrariamente anche come un ottimo religioso e superiore di un monastero.
Anche qualche opera archeologica, come la cosiddetta Cripta di S. Marciano, presso il cimitero di S. Giovanni, non aiuta ad inquadrare meglio il periodo della sua esistenza e morte; infatti, a partire dal secolo XVII, si credeva che la Cripta di S. Marciano fosse stata costruita sul sepolcro del santo e nel contempo sul luogo della sua abitazione e predicazione, datandola quindi al I secolo, invece non è altro che un ipogeo funerario del IV secolo, trasformato in santuario cristiano nel periodo normanno

La più antica raffigurazione di S. Marciano è del secolo VIII-IX quindi del periodo bizantino e si trova nelle catacombe di S. Lucia.
È da aggiungere, che chi sa per quale via sono giunte a Gaeta, forse per mare, alcune reliquie di S. Marciano di Siracusa, che sono nella cripta o Soccorpo della cattedrale, insieme a quelle di altri sei santi.

S. Marciano è venerato come compatrono di Gaeta insieme a S. Erasmo e celebrati in questa città e diocesi il 2 giugno.

giovedì 29 ottobre 2015

Notizia del giorno: Tangenti su appalti, arrestato Dario Lo Bosco, presidente di Rfi


La polizia di Palermo ha arrestato tre funzionari pubblici accusati di concussione: in cella è finito anche il presidente di Rfi (Rete ferroviaria italiana), Dario Lo Bosco. Tutti sono accusati di aver intascato mazzette in relazione ad appalti pubblici. Due di loro avrebbero preteso tangenti da un imprenditore agrigentino per evitare intoppi nello svolgimento dei lavori su un appalto da 26 milioni bandito dal Corpo forestale della Regione Sicilia.

Tangenti su appalti, arrestato
Dario Lo Bosco, presidente di Rfi
Oltre a Lo Bosco, che è stato posto agli arresti domiciliari, sono stati arrestati (e anch'essi posti ai domiciliari) i funzionari del Corpo forestale Giuseppe Marranca e Giuseppe Quattrocchi.

Al centro dell'inchiesta due distinte vicende: quella che coinvolge i due forestali è relativa a un appalto per l'ammodernamento della rete di comunicazione via radio (Marranca avrebbe ricevuto una mazzetta di 149.500 euro e Quattrocchi da 90mila) ; l'altra, che riguarda Lo Bosco (che è anche presidente dell'Azienda siciliana trasporti e che avrebbe intascato una tangente di 58.650 euro), ha per oggetto l'acquisto di un sensore per il monitoraggio delle corse dei treni.

Nell'inchiesta è coinvolto anche un grosso imprenditore agrigentino, Massimo Campione, titolare di una società di costruzioni: fermato recentemente dalla polizia, è stato trovato in possesso di una lista di nomi, con accanto delle cifre: una sorta di libro mastro delle tangenti. L'imprenditore starebbe ora collaborando con gli inquirenti.

Canzone del giorno: A te - Lorenzo Jovanotti Cherubini


Almanacco di oggi 29 Ottobre 2015


S. NARCISSO vesc.
S. Berlinda
S. Donato vesc. di Cassiope
S. Fedele

"Dai sessanta in sù non si contan più"
Linda
Etimologia: Derivante dal tedesco "Linde", che significa "scudo di tiglio", è un troncamento del nome Teodolinda. La sua fortuna è iniziata nell'Ottocento grazie all'opera di Donizetti "Linda di Chamonix". Attualmente è un nome ampiamente diffuso in tutta Italia.
Carattere: E' sempre attenta ai bisogni degli altri, specialmente di coloro che soffrono, dando spesso tutta se stessa e quello che ha per alleviare la loro miseria. Può diventare una determinata ed abile donna d'affari, anche se vivrà il lavoro sempre con creatività e semplicità, senza andare in cerca del successo e della ricchezza. In campo sentimentale, è attratta dagli uomini protettivi, che sappiano rispettarla e soddisfare il suo bisogno di sentirsi amata.
Numero fortunato: 4
Hai un temperamento vivace che ti porta ad affrontare di petto e con impeto qualsiasi situazione. Nel lavoro brilli per spirito di indipendenza ed originalità; qualche volta devi affrontare situazioni conflittuali ma, quasi sempre, risulti vincente. In amore puoi contare su un rapporto importante e duraturo vivacizzato dalla tua esuberanza.
"6516, tante furono le coppie che si sposarono con un unico rito, celebrato da Sun Myung Moon, dell'Associazione del Santo Spirito. La cerimonia si svolse vicino Seul nel 1988. "
Edmund Halley - 1656
Fausto Leali - 1944
Richard Dreyfuss - 1947
Winona Ryder - 1971
Medicina
La Risonanza Magnetica è apparsa in medicina con l'effetto di un terremoto, in quanto fornisce immagini più nette e dettagliate di quelle ottenute con qualsiasi altro procedimento. Nel 1973 il fisico americano Paul Lauterbur propone per l'utilizzo nel campo della diagnosi una tecnica chiamata Risonanza Magnetica Nucleare (Rmn), la quale impiega una radiazione elettromagnetica di alta frequenza che provoca modifiche energetiche nelle cellule, ciò che permette di identificare la natura dei tessuti studiati. La prima immagine del corpo umano ottenuta in questo modo risale al 1977.

Salute: Wasabi: la radice che disinfetta e depura


Era già conosciuto nel decimo secolo all’epoca degli “shogun”, i governatori delle varie province del Giappone, che la consideravano una pianta dalle proprietà favolose, in particolare era utilizzata per proteggere i capi dal veleno.

Per sottolineare il valore di questa pianta, basta pensare che viene citata nel più antico libro di leggi del Giappone come moneta per pagare le tasse! 

Il Wasabi è una pianta molto pregiata, di essa si utilizza il rizoma, che si forma solo negli esemplari adulti, dopo 3-5 anni; inoltre è delicata e difficile da coltivare.

Esistono due varietà di Wasabia japonica: la daruma, più pregiata e dal colore più intenso e la mazuma, più chiara e piccante.

In Asia l’uso alimentare del rizoma fa parte della tradizione. Esso viene grattugiato con pettini finissimi per ricavare una polvere che può essere aggiunta a biscotti o snack. Mescolata con l'acqua crea la famosa pasta verde, dal caratteristico sapore piccante e dall’odore pungente e balsamico. Non a caso è soprannominato “namida” ovvero lacrime, perché stimolando il setto nasale, può favorire la lacrimazione.
La pasta di Wasabi viene aggiunta talvolta alla salsa di soia ed è proposta sempre come accompagnamento ai piatti tipici della cucina giapponese, come sushi e sashimi. Questi piatti tradizionali sono a base di pesce crudo, per cui l’abbinamento con questa potente salsa risulta indispensabile, non solo per il gusto ma in particolare, per disinfettare e prevenire eventuali intossicazioni alimentari. 

Come tutte le Brassicacee, il Wasabi contiene dei principi attivi, utili al nostro organismo, chiamati glucosinati. Questi, durante la masticazione, entrano in contatto con un enzima, la mirosina, presente nella stessa pianta, che in presenza di acqua, li elabora trasformandoli in isotiocinati, il vero principio attivo, quello responsabile dell’odore pungente. La cosa interessante è che il Wasabi è particolarmente ricco di isotiocinati rispetto ai suoi fratelli broccoli e cavoli!
Queste molecole hanno una marcata azione detossificante per il nostro organismo in quanto sono ricche di zolfo, minerale indispensabile per il buon funzionamento del fegato.
Gli isotiocinati favoriscono la rimozione delle tossine accumulate nel fegato, stimolando gli enzimi della fase 2.
Le tossine sono prodotte giornalmente dall'organismo come scarto dell'attività metabolica, derivando dall'alimentazione e dal catabolismo del rinnovamento delle strutture organiche. Finché il corpo riesce ad eliminare tutte le tossine che produce, nessun problema. Se però gli organi emuntori rallentano la loro attività, o aumenta la produzione tossinica a causa di stress, stile di vita, carenza di sonno, cattiva o eccessiva alimentazione, contatto con fonti esterne, come inquinanti, farmaci, conservanti e coloranti alimentari, allora predisponiamo il corpo alla malattia, compromettendo lo stato di benessere.
L’intossinazione dell’organismo può essere causa di mal di testa, stanchezza, nervosismo, ritenzione idrica, oltre che responsabile di digestione difficile, acne, dermatiti.

In questo contesto, il buon funzionamento del fegato è indispensabile. Esso è un organo filtro che, controllando continuamente il sangue, elabora le sostanze che ingeriamo, come cibo e farmaci, e quelle che produciamo, come ormoni e neurotrasmettitori.
La sua azione purificatrice si divide in due fasi controllate da enzimi, vitamine e minerali.
La prima fase è un processo che modifica le sostanze trasformandole in composti reattivi e tossici. In questo modo, il corpo le riconosce come prodotti da eliminare e possono entrare nella seconda fase, dove vengono rese idrosolubili, ovvero facili da allontanare tramite le urine.
Se il primo processo è di attivazione, questo secondo momento viene detto di detossificazione. È indispensabile che le due fasi siano precise e coordinate. Se la fase 1 è troppo veloce e la fase 2 lenta, non avviene il corretto stoccaggio delle tossine, che vengono messe in circolo e si possono accumulare in tessuti ed organi. Rendere questi momenti più efficaci e rapidi è importante. 
È proprio qui che entra in gioco il Wasabi, la spezia degli imperatori, attivando in particolare la fase di detossificazione!

Il Wasabi è fonte, oltre che di isotiocinati, anche di Vitamina C, B6, proteine, calcio, magnesio, potassio e manganese. 
Tutto ciò gli conferisce proprietà:
Detossinanti
Antisettiche e antibatteriche (indebolisce anche i batteri responsabili della carie ai denti)
Digestive
Antiossidanti e antinfiammatorie
Anticancerogene (in particolare gli isotiocinati sono importanti per prevenire tumori causati dagli ormoni, come quello al seno o alla prostata, grazie alla loro capacità di stimolare l’organismo ad eliminare l’eccesso ormonale. Inoltre sembrano capaci di bloccare la riproduzione delle cellule cancerogene e di indurle alla morte).
Fluidificanti (agisce come antiaggregante piastrinico, favorendo una buona circolazione) 
Inoltre innalza la soglia del dolore grazie ai principi attivi responsabili del gusto piccante.

Per la sinergia dei suoi principi attivi il Wasabi diventa un super alleato per aiutare il nostro corpo a liberarsi dalle tossine e sentirci così più leggeri e pieni di energia!

METEO


Santa Maria Capua Vetere CE
venerdì 29 Ottobre 2015
Precipitazioni sparse
19°C
Precipitazioni: 50%
Umidità: 75%
Vento: 23 km/h

Ricette: carbonara di piselli

DESCRIZIONE
La carbonara di piselli è una rivisitazione del famoso primo piatto tipico della cucina romana e laziale. La carbonara classica viene preparata esclusivamente con guanciale di Amatrice, uova e pecorino romano, mentre la versione che vi proponiamo oggi prevede l’aggiunta di pisellini croccanti che conferiscono dolcezza al piatto e lo arricchiscono con una gradevole nota di colore. Questo primo piatto è l’ideale per un pranzo veloce con tutta la famiglia poiché si prepara in meno di 30 minuti e non necessita di lunghe preparazioni. Se vi avanza della pasta potete utilizzarla per preparare un’ottima frittata di pasta, un modo gustoso e semplice di riciclare gli avanzi. Vediamo, allora, come fare per preparare la carbonara di piselli.
INGREDIENTI
PREPARAZIONE
1. Per preparare la carbonara di piselli tagliate a dadini il guanciale. Fatelo rosolare in una padella con un filo d’olio. Cuocete a fuoco vivace per 5 minuti, fino a quando i cubetti di guanciale non saranno diventati dorati e croccanti. Toglieteli dalla padella e teneteli da parte.
carbonara di piselli ricetta
2. Aggiungete un filo d’olio nella padella con il fondo di cottura del guanciale e unite i piselli. Saltate per 10 minuti a fuoco vivace. Salate, mescolate e cuocete ancora per 10 minuti, fino a quando i piselli non saranno diventati morbidi.
carbonara di piselli procedimento
3. Rompete le uova in una ciotola, aggiungete metà pecorino, il sale e un pizzico di pepe. Amalgamate sbattendo con una forchetta e tenete da parte. Nel frattempo cuocete le pennettein abbondante acqua salata.
carbonara di piselli preparazione
4. Scolate la pasta al dente e trasferitela nella padella con i piselli. Aggiungete il guanciale e mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti. Spegnete la fiamma e aggiungete l’uovo, il pecorino rimasto e un pizzico di pepe. Mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti.
carbonara di piselli ingredienti
La carbonara di piselli è pronta per essere servita.
carbonara di piselli
TRUCCHI E CONSIGLI
- La ricetta della carbonara prevede che l’uovo venga cotto solo con il calore della pasta, ma, se lo preferite più cotto, mantecate la preparazione per 2-3 minuti sulla fiamma in modo da consentire all’uovo di rapprendersi.
- Se non riuscite a trovare il guanciale di Amatrice, utilizzate un altro guanciale di buona qualità.Non utilizzate la pancetta.

Proverbi napoletani

180 - Cu’ ‘nu si te ‘mpicce, cu ‘nu no te spicce.
Con un si ti obblighi, con un no ti liberi da ogni impegno.
181 - ‘A ‘mmidia se magna ‘o ‘mmidiuso.
L’invidia divora persino l’invidioso.
182 - E’ meglia ‘a ‘mmiria ca ‘a piatà!
Tra le due, è preferibile esser invidiati che compatiti…
183 - Si ‘a ‘mmidia fosse rogna, tutt’ ‘o munno fosse rugnuso!
Se l’invidia si potesse vedere, come è visibile la scabbia, tutti apparirebbero rognosi!
184 - Videte ‘o ttuio e nun vedé’ chello ‘e l’àutre.
Pensa ai tuoi guadagni e alle tue imprese favorevoli anche se modeste, senza preoccuparti di seguire con occhio invidioso i successi maggiori delle altre persone.
185 - ‘A collera è fatta a cuoppe, e chi s’ ‘a piglia se schiatta ‘ncuorpo.
Arrabbiarsi finisce a tutto danno di chi si arrabbia.
186 - ‘A gatta, quanno se vede alliscià’, aiza ‘a coda.
Spesso le buone maniere rendono gli altri più intolleranti e stizzosi.
187 - Chi abbaia assaie se fa ‘na panza ‘e viento…
Chi grida sempre, si arrabbia inutilmente, perché le cose quasi sempre restano come stanno…
188 - L’arraggia nun dà buone cunziglie.
Quando uno è arrabbiato non ragiona a mente fredda e può commettere imperdonabili errori.
189 - L’uocchie spaccàieno ‘na montagna!
La potenza del malocchio è infinita ed è capace di cose addirittura portentose…
190 - Pare che nce ave missa ‘a coda ‘o diavolo!...
Modo di dire per indicare che in un affare andato a male pare ci abbia messo la coda lo stesso diavolo.
191 - Chi ‘e libertà è privo vurria essere morto e nun già vivo.
Chi è sottoposto a regimi polizieschi e antidemocratici è un vivo che preferirebbe talvolta essere morto.
192 - Chi nun rispetta nun po’ essere rispettato!
Il rispetto per le opinioni e la integrità fisica degli altri è il presupposto di ogni rispettosa libertà fisica e morale anche nei nostri confronti.
193 - Abbisogna fa’ ‘o pìreto pe’ quanto è gruosso ‘o culo.
Non bisogna mai intraprendere cose superiori alle proprie forze.
194 - ‘A gatta, quanno nun po’ arrivà’ a ‘o lardo, dice ca fète.
Si disprezza ciò che non è facile poter raggiungere.
195 - Chi cerca chello che nun deve, trova chello che nun vo’.
A ricercare cose che non si debbono indagare, si finisce per trovare cose spiacevoli, che uno avrebbe preferito non conoscere.
196 - Chi nun sa abballà ca nun ascesse ‘mmiezo!
Quando non si hanno le qualità elementari per partecipare a qualche impresa, è più decoroso e prudente tenersene lontani…
197 - Chi se veste d’ ‘e panne ‘e l’àutre presto se spoglia.
Chi accetta o sollecita un incarico inadeguato alle proprie capacità dovrà poco dopo rinunziare a ciò che ha conquistato.
198 - Chi troppo vo’ saglì’ subbeto cade.
Chi vuole andare oltre le proprie forze sarà costretto a fermarsi o addirittura precipeterà.
199 - ‘O ssupiérchio rompe ‘o cupiérchio.
Il troppo storpia.
200 - Pure ‘e pùllece tèneno ‘a tossa.
Di quei ragazzi che si atteggiano a grandi, di gente priva di ogni cultura che vogliono mettere bocca nei discorsi seri, ecc

San Gaetano Errico Sacerdote e Fondatore : “Missionari dei Sacri cuori”


Gaetano Errico, nasce il 19 ottobre 1791 a Secondigliano, antico casale a nord della città di Napoli. È il terzogenito di dieci figli di Pasquale e Maria Marseglia.
Viene battezzato il giorno dopo la nascita nella chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano con i nomi di Gaetano, Cosma e Damiano. A sette anni è ammesso alla prima comunione e ad undici al sacramento della confermazione. A quattordici anni chiede di entrare prima tra i Cappuccini e, poi, tra i Redentoristi, ma la domanda è respinta a causa dell’età.

A sedici anni chiede di essere ammesso al seminario arcivescovile di Napoli (il vostro servitore che ha composto questa agiografia è stato nello stesso seminario durante 6 anni). Nel gennaio del 1808 indossa l’abito talare e, poiché la famiglia non è in grado di sostenere i costi per il suo mantenimento da interno, segue gli studi da esterno, raggiungendo a piedi il seminario. Ogni giorno, tra andata e ritorno, sono 8 chilometri, con il freddo, il caldo e la pioggia, attirando l’ammirazione delle persone, che al vederlo passare esclamano: “Ecco S. Gaetano che passa! ”.

È ordinato sacerdote il 23 settembre del 1815 dal Card. Ruffo Scilla nella Cappella di Santa Restituta, nella Cattedrale di Napoli.
A don Gaetano viene subito assegnato il compito di maestro comunale, che esercita, per quasi vent’anni, con diligenza, vigilanza e zelo, preoccupandosi, con la cultura, di insegnare, soprattutto, i principi cristiani. Si dedica con amore al servizio pastorale nella chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano. La strada e il confessionale furono i luoghi privilegiati dell’azione pastorale di don Gaetano. La strada gli permetteva di incontrare le persone alle quali rivolgeva un suo abituale invito: “Dio ti vuole bene, quando ci vedremo?”, e nel confessionale rendeva loro possibile l’incontro con la misericordia del Padre celeste.

Sviluppa la sua attività apostolica secondo quattro direzioni:
Ø  annuncio della Parola,
Ø  ministero della riconciliazione,
Ø  assistenza materiale e spirituale ai malati,
Ø  servizio della carità.
Quattro modi distinti per dire agli uomini che Dio è Padre e li ama.
Ogni anno, da sacerdote, si ritira a Pagani (Salerno), nella casa dei padri Redentoristi, per gli esercizi spirituali.

Nell’anno 1818, mentre prega nel coro, avviene un fatto destinato a segnare ed a cambiare il corso della sua vita: gli appare S. Alfonso per comunicargli che Dio lo vuole fondatore di una Congregazione religiosa, dandogli come segno la costruzione in Secondigliano di una chiesa in onore della Vergine Addolorata: il 9 dicembre del 1830, la chiesa è benedetta.
Terminata la costruzione, Gaetano Errico commissiona a Francesco Verzella, scultore napoletano, una statua in legno della Madonna Addolorata. La tradizione vuole che egli abbia fatto rifare più volte il volto, esclamando alla fine: “Così era”. L’aveva vista in visione?
La statua fa il suo ingresso in Secondigliano nel maggio del 1835 e da allora continuano ininterrotti il pellegrinaggio e la devozione dei fedeli verso l’Addolorata di Gaetano Errico.

Negli anni seguenti, mentre don Gaetano prega nel medesimo coro di Pagani, davanti al SS. Sacramento, il Signore gli manifesta che la nuova Congregazione “dev’essere istituita in onore dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria”.
Da allora i Sacri Cuori diventano per Gaetano Errico il centro della sua azione apostolica e missionaria. Terminata la chiesa, don Gaetano comincia a costruire, in un luogo adiacente, la casa che dovrà ospitare i futuri religiosi, i “Missionari dei Sacri Cuori”. Costruisce dapprima una piccola casa, dove nel 1833 si ritira ad abitare insieme ad un laico, che cura il servizio della chiesa. Con il trasferimento dalla casa paterna, inizia ufficialmente la realizzazione dell’incarico più importante ricevuto da Dio: la fondazione della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori. Ingrandita la casa, fonda il “Ritiro sacerdotale dei Sacri Cuori”, per accogliere i sacerdoti disposti ad impegnarsi soprattutto nel lavoro delle missioni popolari.

Don Gaetano è un uomo di Dio, è un “santo”. Come ha fatto a diventarlo?
Il primo segreto della sua santità è “consumare le ginocchia nella preghiera e... anche nel pavimento”. Che don Gaetano sia un uomo di preghiera lo testimoniano le tante persone che l’hanno conosciuto e le due “fossette” nel pavimento della sua stanza, scavate dalle sue ginocchia.
La penitenza è il secondo segreto della sua “santità”: nei venerdì e sabati limita i suoi pasti ad un solo piatto di minestra. Tutti i mercoledì, ed in molte vigilie, digiuna a pane ed acqua. Spesso dorme per terra. Porta “un cilicio che cinge la sua persona: petto, braccia e gambe”. “Usa discipline di cordicella e di ferro di varie specie”.

Don Gaetano nel 1833 inoltra al Re la domanda per il riconoscimento di un Ritiro, che è approvato insieme al regolamento il 14 marzo 1836. Il 1° ottobre 1836 apre il noviziato, ammettendovi nove giovani. Nel maggio 1838 chiede il riconoscimento pontificio della Congregazione ed il 30 giugno riceve il decreto di lode. Nell’aprile 1846 ritorna a Roma per chiedere la definitiva approvazione.
La Congregazione è cresciuta: è aumentato il numero dei congregati e sono state aperte diverse case. Il 7 agosto 1846 il Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878) emette il decreto di approvazione ed il 15 settembre il Breve apostolico.
Gaetano Errico, dopo l’approvazione, è unanimemente eletto Superiore Generale. Fino alla morte lavora per lo sviluppo della Congregazione, curando in modo particolare la formazione dei soggetti.
S’impegna nell’attività missionaria, nella predicazione al popolo e degli esercizi spirituali in numerosi conventi di suore, nella direzione spirituale e, specialmente, nell’amministrazione del sacramento della riconciliazione.
Muore a Secondigliano, all’età di 69 anni, il 29 ottobre 1860, alle 10 del mattino.
“Amatevi scambievolmente e siate osservantissimi delle Regole”.
È il testamento che lascia ai suoi congregati. “È morto un santo” è l’unanime commento di tutto il popolo.

Nel dicembre 1884 Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) lo dichiara Venerabile; il 4 ottobre 1974 il Beato Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978) emette il decreto di eroicità delle virtù.
Il 14 aprile 2002 San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) lo innalza agli onori degli altari; il 12 ottobre 2008 Pp Benedetto XVI (Joseph Aloisius Ratzinger) lo canonizza.

Caino e Abele

Da Baudelaire "I fiori del male" la poesia "Caino e Abele"

Dioscuro...

Abbiamo parlato più volte dei "Fiori del Male" di Baudelaire, ma ci sono dei versi che hanno sempre attirato la mia attenzione, sono le razze di Caino e Abele.
Sono metafore delle tipologie di umanità che adottano rispettivamente modi di esistere opposti.
Chi vive nella religione e nella prosperità, appagato dall'appoggio della divinità e della sua coscienza, contro chi vive l'umanità nella sua essenza più carnale, asseconda i suoi istinti e ne è condannato. Contadini contro cacciatori, santità contro umanità, ricchezza contro povertà, beatitudine contro dannazione.
Si parla di razze, quindi non c'è scelta. Voi siete più Caino o Abele? :)

Caino e Abele

Razza d'Abele, dormi, bevi e mangia:
con che compiacimento ti sorride Dio!

Razza di Caino, striscia
nel fango e muori miserabile!

Razza d'Abele, il tuo sacrificio
accarezza il naso ai Serafini!

Razza di Caino, il tuo supplizio
potra mai avere fine?

Razza d'Abele, guarda prosperare
II tuo bestiame e le tue semine!

Razza di Caino, le tue viscere
urlano di fame come un vecchio cane!

Razza d'Abele, scaldati il ventre
al focolare patriarcale!

Razza di Caino, trema di freddo
nel tuo antro, povero sciacallo!

Razza d'Abele, ama e prolifica!
Anche il tuo oro si moltiplica!

Razza di Caino, guardati
dalle grandi brame, cuore ardito!

Razza d’Abele, tu cresci e ti pasci
come le cimici dei boschi!

Razza di Caino, trascina per le strade
la tua famiglia disperata!

Razza d'Abele, la tua carogna
ingrasserà la fumante terra!

Razza di Caino, il tuo compito
non è ancora finito!

Razza d'Abele, vergognati!
II ferro e vinto dallo spiedo!

Razza di Caino, sali al cielo
e scaraventa sulla terra Dio!

C. Baudelaire
Le Fleurs du Mal

Johnny:
Io sono molto più Abele, mi hanno già ucciso diverse volte....

Goethe:
Io sono Abele con Caino.
E sono Caino con Abele.

Intelligenti Pauca

CITAZIONE DI SAN FRANCESCO DI SALES

PAROLE DI SAN FRANCESCO DI SALES PER I FALSI FARISEI DI ALCUNE PARROCCHIE DELLA DIOCESI DI CAPUA

“NON ACCONTENTARTI DI ESSERE POVERO COME I POVERI, MA SII PIU’ POVERO DEI POVERI, VA A SERVIRLI QUANDO GIACCIONO A LETTO INFERMI E DEVI SERVIRLI CON LE TUE PROPRIE MANI.

QUESTA SERVITU’ E PIU’ GLORIOSA DI UN REGNO”.

CITAZIONE DEL GIORNO

MA COME CALZA BENE PER QUESTA CITTA'!
PROBABILMENTE AVEVA SOGGIORNATO PER UN PERIODO DI TEMPO A S MARIA…


cavalli

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BIAGIO MARIA DI MURO

RISPONDIAMO AL NUOVO CITTADINO C.DV.CHE DA QUALCHE MESE SI E’ TRASFERITO DAL LAZIO IN CAMPANIA E PRECISAMENTE A S.MARIA CAPUA VETERE IN VIA GALATINA CHE CI HA CHIESTO CHI ERA IL SINDACO DELLA CITTA’.

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO DI MURO

TI RIMETTO LA FOTO DI BIAGIO DI MURO E UNA PARTE DEL SUO CURRICULUM VITAE

BIAGIO DI MURO SI E’ LAUREATO, IL 30/10/1995, CON 110 E LODE IN ARCHITETTURA PRESSO L’UNIVERSITA’ DI NAPOLI, CON UNA TESI SPERIMENTALE IN SCIENZE DELLE COSTRUZIONI ED E’ ISCRITTO ALL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DELLA PROVINCIA DI CASERTA AL N. 872.

SVOLGE UNICAMENTE LA LIBERA PROFESSIONE ED HA LO STUDIO IN S.MARIA C.V., AL CORSO ALDO MORO N.73

E’ABILITATO AL COORDINAMENTO DI SICUREZZA – D.LGS.494/96 – CON ATTESTATO DI CORSO RILASCIATO DALL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II, A CURA DEL CENTRO INTERDIPARTIMENTALE DI RICERCHE L.U.P.T. DAL 24 NOVEMBRE 1997.

HA PARTECIPATO AL GRUPPO DI RICERCHE SUL TEMA “STABILITA’ DELLE TORRI IN MURATURA” ORGANIZZATO DALL’ISTITUTO DI “COSTRUZIONE DELLA FACOLTA’ DI ARCHITETTURA” – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI, FEDERICO II.

E’ COLLABORATORE DELLA III AREA DI RICERCA “PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI” L.U.P.T. – LABORATORIO DI URBANISTICA E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI, FACOLTA’ DI ARCHITETTURA.

E’ MEMBRO DELL’AREA DI RICERCA “PROGETTAZIONE URBANA, AMBIENTALE E DEL RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEI BENI STORICI, ARCHITETTONICI, ARCHEOLOGICI E PAESAGGISTICI” DEL CENTRO DI RICERCA L.U.P.T. DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI FACOLTA’ DI ARCHITETTURA – DIRETTORE PROF. FRANCO MARINIELLO.

HA SEMPRE AVUTO UN FORTE LEGAME CON LA POLITICA ATTIVA, ESSENDO FIGLIO DI NICOLA DI MURO, IL QUALE FIN DAL 1956 E’ ESPRESSIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA, PRIMA A LIVELLO COMUNALE I POI OLTRE AI CONFINI CITTADINI, FINO A DIVENTARE UOMO DI RIFERIMENTO DEL PARTITO AI PIU’ ALTI LIVELLI.

BIAGIO MARIA DI MURO FIN DALL’ADOLESCENZA HA POTUTO ASSORBIRE TUTTA L’ESPERIENZA POLITICA ED AMMINISTRATIVA, AVENDO AVUTO MODO DI FREQUENTARE ASSIDUAMENTE IL PARTITO.

PARTECIPA ALLA CONSULTAZIONE ELETTORALE AMMINISTRATIVA DEL 2002, CANDIDATO CON FORZA ITALIA, RIPORTANDO CIRCA 1000 VOTI DI PREFERENZE CONTRIBUENDO IN MODO DETERMINANTE DA FAR DIVENTARE FORZA ITALIA IL PRIMO PARTITO IN CITTA’.

DOPO NEL 2007 ASSUME LA CARICA DI VICE SINDACO, MA DOPO QUALCHE MESE NON ESITA A LASCIARE IL PRESTIGIOSO INCARICO QUANDO SI ACCORGE CHE CON LA DEFENESTRAZIONE DELL’ASSESSORE MARCIANO SCHETTINO VENIVANO TRADITI GLI IMPEGNI E LE PROMESSE SOTTOSCRITTE NEL PROGRAMMA ELETTORALE PRESENTATO AGLI ELETTORI.

DAL 2011 AL 2015 E’ STATO SINDACO DELLA CITTA’ DI S.MARIA CAPUA VETERE.

CAF

SERVIZIO CAF PRESSO LA NOSTRA SEDE IN C.SO ALDO MORO N.73 AVETE A DISPOSIZIONE UNA SERIE DI SERVIZI UTILI:

1. MODELLO ISEE

2. MODELLO ISEEU

3. BONUS E RIDUZIONE CANONE

4. TELECOM, GAS, ENERGIA, ACQUA

5. MODELLO RED

6. MODELLO 730

7. MODELLO 740

8. MODELLO ICI

9. ASSEGNI PER NUCLEO FAMILIARE

10. ASSEGNI DI MATERNITA’

11. MODELLO UNICO

12. ICRIC, ICLAV, ACCAS/PS

13. SOCIAL CARD

14. SUCCESSIONI

15. TRASMISSIONE TELEMATICA

16. CONTRATTI DI AFFITTO

17. MODELLO EAS



SERVIZI PROFESSIONALI:

1) CONSULENZA E ASSISTENZA LEGALE

2) CONSULENZA FINANZIARIA

3) CONSULENZA AZIENDALE

4) PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA

5) PRATICHE CATASTALI

6) ESECUZIONI E LAVORI CHIAVI IN MANO



SERVIZIO PATRONATO:

1. INVALIDITA’ CIVILE

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4. INFORTUNI SUL LAVORO

5. DISOCCUPAZIONE

6. RECUPERO CONTRIBUTI

7. MEDICINA LEGALE

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RECUPERO STRUTTURALE E FUNZIONALE DELL' EDIFICIO DELLE SCUOLE ELEMENTARI "PRINCIPE DI PIEMONTE"

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SCUOLA PRINCIPE DI PIEMONTE

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RISTRUTTURAZIONE E AMMODERNAMENTO DEL PLESSO SCOLASTICO RIONE IACP

IMPORTO FINANZIAMENTO

EURO 700.000,00

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RIFACIMENTO PIAZZA SAN PIETRO

IMPORTO FINANZIATO:

euro 150.000,00

piazza San Pietro

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PROGRAMMA DI RECUPERO URBANO COMPARTO C1 NORD OVEST – RIONE IACP

IMPORTO INTERVENTO:

euro 1.502.373,12

IACP

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REALIZZAZIONE DI UN CAMPO SPORTIVO POLIVALENTE COPERTO IN VIA GIOTTO – RIONE IACP

IMPORTO DEL FINANZIAMENTO :

euro 512.000

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RESTAURO CONSERVATIVO DELL’ARCO ADRIANO. SISTEMAZIONE DEL TRATTO DI VIA APPIA TRA ANFITEATRO ED ARCO ADRIANO

RICHIESTA FINANZIAMENTO

Euro 2.470.698,58

arco adriano

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PROGETTO PER LA VILLETTA TEMPO LIBERO ALLA VIA L. STURZO

RICHIESTA DI FINANZIAMENTO:

euro 127.000,00

villetta l. sturzo

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PROGETTO DI ASILI NIDO PER BAMBINI DA 0 A 36 MESI IN VIA ALBANA 107

TOTALE DEL FINANZIAMENTO:

euro 699.438,18

asilo nido

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PERDONA LORO......

Padre perdona loro! Perché li hai accecati? Perché hai tolto loro la memoria? Forse perché non credono più in Te? Padre perdonali! Tu sei un Dio buono: essi non sanno quello che fanno.... Non ricordano quando Tu mandasti loro la manna dal cielo e tutti sopravvissero e trovarono la terra promessa. Oggi li vuoi punire perché hanno troppo peccato? È per questo che la nuova manna tarda ad arrivare? Se sono ancora scettici e sono ancora cristiani se lo facessero spiegare dal loro parroco. Se poi sono degli assatanati, arrabbiati, solo perché credono di essere degli unti dal Signore, e solo perché sono stati abituati a credere di essere dei privilegiati, dimenticando i comandamenti che Dio diede a Mosè, allora fanno bene a pregare il vitello d'oro. E fanno bene a servire il vitello casalese sempre presente e che è stato causa del saccheggio sammaritamo e della chiusura delle industrie e la conseguente fine del lavoro, del commercio e delle possibilità di dare da bere agli assetati. Ma Tu Signore, nella Tua Infinita Bontà, Perdonali.....

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE