prova


Non lasciare mai, che il successo ti nasconda la sua vacuità, un' impresa la sua vanità, la fatica la sua desolazione. Mantieni vivo dentro di te l' incentivo ad andare ancora più avanti, quell' inquietudine dell' anima che ci spinge al di là di noi stessi. Non guardare indietro, e non accarezzare sogni per il futuro. Ciò non verrebbe nè a restituirti il passato nè a soddisfare gli altri tuoi sogni ad occhi aperti. Il tuo dovere, la tua ricompensa, il tuo destino sono qui ora.
(Dag Hammaarskjold, Markings)
Dobbiamo accettare le delusioni che sono limitate, ma non dobbiamo mai perdere l'infinita speranza.
(Martin Luther King)
Noi non dimentichiamo e non demordiamo.
Quanno 'a furmicola vò murì, mètte è scèlle. Si dice di chi, raggiunta la ricchezza, perde ogni senso della misura e finisce per far cose illogiche e per danneggiare se stesso.
Quanno ò perucchio saglie in gloria perde à scienza e à memoria. Il villano che sale nella scala sociale dimentica subito la sua origine e coloro che lo hanno agevolato nella ascesa.

venerdì 28 agosto 2015

bollettino comunale 26 maggio 2013 : Teatro amatoriale, bilancio positivo per la rassegna

Grande successo per la Prima rassegna di teatro amatoriale della città di Santa Maria Capua Vetere e per le compagnie che hanno calcato negli ultimi mesi il palco del “Garibaldi”. Teatro gremito più che mai per la serata conclusiva, la scorsa settimana, e per la premiazione delle compagnie, presentata dall’attrice Veronica Mazza, protagonista con Eduardo Tartaglia, presente in sala, del film “Sono un pirata sono un signore”.
In sala, oltre al sindaco Biagio Di Muro, al presidente del consiglio comunale Dario Mattucci, all’assessore Paolo Busico e ai consiglieri comunali Giuseppe Stellato, Carlo Troianiello, Carmine Munno, Giuseppe Rinaldi, anche il presidente del Teatro Pubblico Campano Vincenzo D’Onofrio e il presidente di Teatri Uniti Angelo Curti.
L’iniziativa, curata dal  consigliere Giuseppe Russo, ha inteso dare visibilità agli artisti del nostro territorio, valorizzando le piccole realtà.  Sul palco si sono esibite compagnie amatoriali, ma composte da veri e propri talenti che, con grande sacrificio, passione e impegno, lavorano con professionalità e rappresentano vere e proprie eccellenze.
“La rassegna  - commenta il sindaco Di Muro – ha affiancato, ma anche rafforzato, il cartellone della stagione teatrale sammaritana, con rappresentazioni basate sulla comicità e sulla capacità di far ridere il pubblico, fornendo nello stesso tempo elementi di riflessione. L’evento dimostra ancora una volta l’attenzione che il Comune dedica al teatro e alle iniziative culturali in genere. Significativa è stata la presenza di pubblico, con oltre cinquemila spettatori che hanno assistito ai quattordici spettacoli”.
Il consigliere Russo, nei saluti finali, ha promesso un maggiore impegno per la realizzazione della seconda edizione della rassegna, aperta alla partecipazione non solo delle compagnie sammaritane ma, in virtù delle numerose richieste pervenute, anche di quelle di altre città.
Russo non ha mancato di ringraziare Toni Servillo per la grande disponibilità mostrata nell’incontrare le compagnie teatrali di Santa Maria Capua Vetere facendole assistere alle prove di “Le voci di dentro” (presentato poi a Marsiglia, al Piccolo di Milano e, per l’intero mese di maggio, al teatro Argentina di Roma), che sarà rappresentato in varie città estere, dove porterà anche il nome del teatro Garibaldi  di Santa Maria Capua Vetere, citato nel testo di presentazione dello spettacolo.


L’ufficio stampa

Santa Maria Capua Vetere, 26 maggio 2013

opera di raffaello : lo sposalizio della vergine


santo del giorno: SANT 'AGOSTINO


Nome: Sant' AgostinoTitolo: 
Vescovo e dottore della Chiesa
Ricorrenza: 28 agosto
Agostino nacque a Tagaste in Africa da famiglia benestante. Il padre, Patrizio, era pagano, ma sua madre Monica era un'ardente cristiana.

Verso la fine dell'anno 370 si portò a Cartagine per studiare rettorica. Trovava nello studio un'attrattiva sì grande, che era costretto a farsi violenza per lasciarlo; ma le cognizioni che acquistava non gli servivano che a nutrire l'orgoglio.

I manichei, conosciuta la sua bramosia per gli studi, solleticarono la sua vanità e l'indussero ad abbracciare la loro dottrina. Nauseato però dalle loro ciance, li abbandonò e si recò a Roma. Da Roma andò a Milano, per insegnare eloquenza.

Monica, addolorata della partenza del figlio, lo raggiunse. Una sera il giovane si sentiva afflitto nello spirito e provava un grande bisogno di spargere lacrime. Si ritirò nel giardino, sotto la chioma di un ombroso fico, e diede libero sfogo al pianto. Sentiva la sua anima coperta di peccati e se ne rammaricava. Ad un certo momento gli parve di sentire nel giardino una cantilena come di fanciullo che diceva: Prendi e leggi, prendi e leggi! Aprì il libro delle lettere di S. Paolo e lesse: Non nei condii e nelle ubriachezze, non nelle morbidezze e nelle disonestà si trova la pace... Bastò questo perchè scosso dalla grazia divina si risolvesse a darsi senza riserva al servizio di Dio.

Ritornato in Africa, ad Ippona, si diede a vita ascetica. Qualche tempo dopo fu consacrato prete e poi vescovo.

Allora ebbe inizio la sua grande attività contro gli eretici. Ario, Nestorio, Donato, Pelagio tentavano di sfaldare la chiesa.

Contro di essi combatterono i grandi Padri della Chiesa: Atanasio, Gregorio Nazianzeno, Cirillo di Gerusalemme, Cirillo di Alessandria, Giovanni Crisostomo, Ambrogio, Gregorio Magno, ma sopra tutti il grande Agostino. Ben duecentotrentadue sono le sue opere. Nell'anno 400 scrisse il De libero arbitrio per confutare le dottrine manichee. Nel 411 e 412 diresse un'epistola ai cattolici sull'Unità della Chiesa contro i Donatisti. Contro Pelagio scrisse il trattato Della natura e della grazia nel quale dimostra la necessità della grazia divina per sostenere la volontà indebolita dal peccato originale. A quest'opera si riannoda l'altra De gratia et libero arbitrio. Quando poi finalmente il Pelagianesimo veniva condannato da Papa Zosimo, S. Girolamo ormai vecchio, entusiasta per la grande vittoria riportata dai cattolici, per merito specialmente di S. Agostino, non esitò a scrivergli: Salve! Ti onora l'universo! I cattolici ti venerano e ti ammirano come il nuovo fondatore dell'antica fede!

Non vanno poi dimenticate le opere colossali: La Città di Dio e l'altro libro De Trinitate contro Ario.

Nell'anno 430, allorchè i Vandali invasa l'Africa assediavano Ippona, Agostino esalò l'ultimo respiro: era il 28 agosto.

Fu pure il fondatore degli Agostiniani e la sua è una delle quattro regole fondamentali dello stato religioso.

PRATICA. Leggiamo un tratto delle Lettere di San Paolo.

PREGHIERA. Sii propizio, Dío onnipotente, alle nostre suppliche, e poiché ci infondi la speranza, concedici benigno per intercessione del tuo beato confessore e vescovo Agostino, l'abbondanza della tua misericordia.

giovedì 27 agosto 2015

I soldatini delle Associazioni

Di seguito riportiamo il comunicato delle Associazioni pubblicato da Casertace.net 

 

S.MARIA C.V. Stanche di prendere schiaffoni, le associazioni di Di Muro reagiscono e gonfiano il petto: “E chi sarebbe il nuovo alternativo? Nicola Leone, Carmine Iodice o Antonio Mirra?”


COMUNICATO STAMPA. La firma è quella ormai storica di Nicola Cantone. L'ispirazione è fondamentalmente quella di Nicola Di Muro 

I SOLDATINI DELLE ASSOCIAZIONI
Qualcuno li definì “non adeguati”, qualcun altro “zavorra”, qualcun altro ancora “soldatini”. Parliamo dei consiglieri comunali delle Associazioni dimuriane. In consiglio comunale hanno da sempre tenuto un profilo sobrio, poche parole, ma per loro parlano i fatti. Inevitabile un confronto con gli show e gli sproloqui di alcuni consiglieri di minoranza che blaterano per ore senza fornire uno straccio di proposta valida.
Dicevamo i fatti. E’ recentissima, di ieri l’altro, la sentenza del Tar sul ricorso presentato dal Consorzio di Cooperative sociali ATENA che ricorreva contro il comune di S. Maria, per l’annullamento di una determina dirigenziale che aveva per oggetto la revoca della procedura di affidamento dei parcheggi.
La suddetta determina è scaturita da una raccomandazione presentata dal nostro consigliere Bonavolontà nel consiglio comunale del 19.12.2014, il quale evidenziava varie incongruenze contenute nel capitolato a base Bonavolontà, evidenziando la scarsa economicità per il comune di un siffatto bando di gara, ha fatto chiarezza e ha disciolto le nebbie che da tempo avvolgevano il tema dei parcheggi, di chi li gestiva e di chi, con responsabilità politiche, consentiva un certo modo di gestire. Quegli stessi personaggi che hanno gestito per anni determinate deleghe consolidando sulla gestione delle stesse il loro potere. Oggi dai banchi dell’opposizione si ergono a paladini della legalità e si preparano a chiedere il voto per le prossime amministrative sostenendo falsamente che l’epoca Di Muro è conclusa e c’è la necessità di proporre nuove idee, nuovi candidati sindaci.
Peccato che i nomi che girano in città tutto incarnano tranne che il nuovo:
- la lista “Campania Libera” che alle scorse regionali era stata l’unica vera novità e che aveva portato l’avv. Luigi Bosco ad occupare uno scranno in regione si è arenata come una barca mal guidata . Il suo skipper Carmine Iodice, che lustri fa occupava la carica di consigliere regionale e a cui l’avv. Bosco aveva lasciato il comando, l’ha portata su un fondale troppo basso;
- altro nome gettonatissimo come probabile candidato sindaco dai cultori del nuovo è l’avv. Antonio Mirra. Certamente non è un “Carneade”, ma un ex assessore comunale, ex consigliere provinciale in cerca di occupazione politica. Qualcuno ricorda iniziative dell’avv. Mirra per S. Maria? Neanche gli elefanti che hanno la memoria di ferro vi riuscirebbero …. perche non ce ne sono state.
Ma torniamo ai fatti e mettiamo le chiacchiere da parte.
I nostri consiglieri sono stati oggetto, per la loro attività politica, di rappresaglie e attacchi personali.
Angelo Bonavolontà, proprietario di un distributore di carburanti in via Galatina ha subito un esposto agli organi di controllo a firma di cinque consiglieri di minoranza (Leone, Monaco, Campochiaro, Valiante e Valletta) immediatamente dopo la presentazione in consiglio comunale della raccomandazione di revoca in autotutela della gara dei parcheggi. Esposto che tra l’altro nulla ha prodotto. Se i suddetti consiglieri si fossero presi la briga di studiare le norme e i regolamenti che disciplinano la distribuzione di carburanti, potevano tranquillamente evitarsi lo scomodo. E Bonavolontà non è l’unico ad avere avuto attacchi personali per la sua attività politica. Chiedete a  Fabio De Lucia. Hanno svolto la loro attività di consiglieri comunali concoerenza e caparbietà dicendo no, insieme ad Omero Simone e a Lello Cappabianca, alla costruzione di 430 appartamenti nell’ex area Tabacchificio e no all’insediamento di attività commerciali nell’ex area ITALTEL. Le speculazioni non facevano parte del programma con cui le associazioni dimuriane si presentarono agli elettori nel 2011. Tali iniziative speculative avrebbero sottratto alla collettività aree fondamentali che sono la pietra miliare per un futuro sviluppo della nostra città. Tanto anche per rispondere ai grillini del movimento 5 Stelle che, recentemente, quando hanno presentato quattro firme raccolte per strada, pensavano di aver salvato dalla speculazione l’area ex Italtel. Se Bonavolontà e gli altri non avessero puntato piedi e scarponi per terra altro che quattro firme.
I cittadini devono essere a conoscenza di queste cose, come quella che vede di prossima immediata risoluzione la problematica campo Sorbo e quella del ripristino alla normalità della viabilità al C1 NORD.
I nostri consiglieri non considerano, come qualcuno ha fatto, il programma carta straccia, ma hanno tenuto fede all’impegno con gli elettori che li votarono.
S. Maria C.V., 27.08.2015
Dott. Nicola Cantone
Portavoce delle Associazioni Civiche

http://www.casertace.net/politica/s-maria-c-v-stanche-di-prendere-schiaffoni-le-associazioni-di-di-muro-reagiscono-e-gonfiano-il-petto-e-chi-sarebbe-il-nuovo-alternativo-nicola-leone-carmine-iodice-o-antonio-mirra-20150827.html

Bollettino comunale del 7 Maggio 2013: Studiosi da tutta Italia per la giornata sulla storia dell’ambiente

“Quali fonti per lo studio della storia dell’ambiente?”: è il titolo della giornata di studio promossa dall’Osservatorio Politiche Ambientali della Seconda Università con l’assessorato all’Ambiente del Comune di Santa Maria Capua Vetere. L’appuntamento è per giovedì 9 maggio, al Salone degli Specchi del teatro Garibaldi, a partire dalle ore 9.
Il prestigioso evento scientifico sarà aperto dai saluti della professoressa Rosanna Cioffi (direttrice del dipartimento di Lettere e Beni culturali della Sun) e del sindaco Biagio Di Muro.
Seguiranno, nel corso dell’intera giornata, gli interventi di Giorgio Nebbia (Università di Bari), Dario Febo (Ente Parco Abruzzo), Alberto Malfitano (Università di Bologna), Luigi Piccioni (Università della Calabria), Bartolomeo Mazzotta e Rita Paris (Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma e Archivio Cederna), Marino Ruzzenenti (Fondazione Micheletti di Brescia), Mariagrazia D’Emilio (Istituto di metodologie per l’analisi ambientali del Cnr), Mariano Di Rienzo (agronomo, studioso indipendente), Federico Paolini (dipartimento di Lettere e Beni culturali della Sun).
“Siamo orgogliosi – dichiara l’assessore Donato Di Rienzo – di ospitare nella città di Santa Maria Capua Vetere un appuntamento di studio così prestigioso, con la partecipazione di illustri esperti provenienti da varie università italiane. L’Osservatorio Politiche Ambientali è un vanto non solo della Seconda Università, ma dell’intera città di Santa Maria Capua Vetere che ha il privilegio di esserne sede, giacché si tratta di una punta di diamante della ricerca scientifica sulla storia dell’ambiente in Italia e di un riferimento accademico di assoluto e incomparabile prestigio”.

L’ufficio stampa

Santa Maria Capua Vetere, 7 maggio 2013

Santo del giorno: Santa Monica


Nome: Santa Monica
Titolo: Madre di S. Agostino
Ricorrenza: 27 agosto
Protettrice di:donne sposate, madri, vedove 
 S. Monica, sempre grandemente venerata dalla Chiesa e posta a modello delle madri cristiane, nacque a Tagaste, in Africa nel 331, da famiglia cristiana, nella quale fin dall'infanzia imparò a conoscere e ad amare Iddio. Ebbe anch'essa, come tutti i fanciulli, certi difetti propri dell'età giovanile, come la golosità, che si manifestava in lei con una spiccata tendenza verso il vino, ma ammonita in tempo dai parenti e aiutata dalla grazia ben presto si corresse. Fatta giovanetta, i suoi genitori la sposarono ad un legionario romano di nome Patrizio, galantuomo, ma pagano di religione. Non si smarrì la Santa, anzi, suo primo pensiero, unendosi al compagno della sua vita, fu di guadagnarlo a Gesù Cristo mediante una vita sottomessa, fatta di rispetto e di amore. Per questo ella mantenne sempre una condotta irreprensibile, soffrendo pazientemente senza permettersi mai alcun rimprovero. Tanti sacrifici nascosti agli occhi degli uomini, ma manifesti a Dio, Padre di tutti gli uomini, non potevano non essere esauditi e ripagati. Ed ecco che Monica ebbe la consolazione di vedere il marito, un anno prima della sua morte, abbracciare la fede cattolica, rinunziando ai suoi vizi e passando nella pratica delle virtù il rimanente della vita. Intanto ella era divenuta madre di tre figli: Agostino, Novigio e una figlia, di cui ignoriamo il nome. Le cure che la santa madre profuse per la buona educazione dei figli furono certamente grandi; pur tuttavia, Agostino, attirato più dagli amici che lo invitavano al male che dalle raccomandazioni materne, deviò, ponendo così a durissima prova la virtù della sua povera mamma. Ella infatti vedendo il figlio adescato dall'errore e dal vizio, non faceva che elevare al cielo fervorose preghiere, unite a calde lacrime, per impetrarne la conversione. Le sue abbondanti lacrime e fervorose preghiere ottennero la conversione del figlio. Nel 375 Agostino si trasferì a Cartagine per insegnarvi eloquenza. Nel 383 si imbarcò nottetempo per Roma dove, dopo aver superato una lunga malattia, cominciò ad insegnare eloquenza e retorica. Finché ottenne un posto, tramite il prefetto di Roma Simmaco, a Milano. A Milano, venne raggiunto dalla mamma, la quale, non considerando le fatiche del viaggio ma solo il bene del figlio, era partita, sola, alla ricerca di lui. Quivi finalmente sarebbero stati appagati i suoi desideri ed esaudite le sue suppliche. Infatti unitasi nel suo apostolato col grande arcivescovo S. Ambrogio che la incoraggiava dicendole: « Non puó andar perduto un figlio di tante lacrime », riuscì con la grazia di Dio a trarre alla fede cattolica Agostino alla fine del 386, che l’anno seguente, ricevette il Battesimo per mano di Ambrogio nella Pasqua del 387 e cominciò una vita santa e feconda di apostolato. Ringraziato Iddio per tanto favore, Monica e Agostino decisero di prendere la via del ritorno; ma la pia madre, che ormai aveva compiuta la sua missione su questa terra, ad Ostia si ammalò gravemente ed in pochi giorni, felice per la conversione del figlio ottenuta, rese la bell'anima a Dio. Era il 27 agosto dello stesso anno 387.
 PRATICA. Imparino i genitori a vigilare sull'educazione cristiana dei figli e a prodigare ad essi le loro maggiori cure.
 PREGHIERA. Dio, consolatore degli afflitti e salvezza di quelli che sperano in te, che misericordioso riguardasti alle pie lacrime della beata Monica per la conversione del figliuolo suo Agostino, donaci per l'intervento d'ambedue di deplorare i nostri peccati e di ottenere il favore della tua grazia.

Grande evento religioso in città: a Santa Maria Capua Vetere arriva Fra Pierbattista Pizzaballa


Ancora un evento forte, voluto dalla Delegazione di Capua dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme (OESSG), guidata dal Capo Delegazione l’avv. Raffaele Gaetano Crisileo. Sembrava un’astrazione ed invece oramai è diventata realtà: è arrivata finalmente la lettera dalla Custodia di Terra Santa di Gerusalemme ed oramai è cosa fatta. Ieri il Rev.mo Padre Raffaele Caputo, Commissario di Terra Santa per l’Italia Meridionale l’ha consegnata personalmente al Delegato OESSG di Capua. Il Rev.mo Padre Custode di Terra Santa, Fra Pierbattista Pizzaballa sarà nella Città di Santa Maria Capua Vetere il 25 ottobre prossimo per un importante e significativo  evento religioso e culturale insieme. Ancora non si conosce il programma nei dettagli, ma sicuramente  verrà reso noto e pubblicizzato nei prossimi giorni. Probabilmente la cerimonia avrà inizio con la celebrazione diuna Santa Solenne in musica con il coro di un noto maestro della Città sammaritana. La funzione religiosa si terrà  nella Chiesa Francescana di Santa Maria delle Grazie, nel  giorno in cui ricorre la festività della Beata Vergine della Palestina, patrona dell’Ordine del Santo Sepolcro, cui parteciperà lo stesso Alto Prelato; seguirà un interessante convegno sulla “condizione dei Cristiani in Terra Santa, sulle attività della Custodia in quella Terra e l’opera dei Cavalieri del Santo Sepolcro”. Parteciperanno le Autorità Civili, in primo luogo il Sindaco di Santa Maria Capua Vetere, l’architetto Biagio di Muro che consegnerà un riconoscimento di altissimo pregio, la  Cittadinanza Onoraria  della Città Sammaritana al Rev. Padre Custode, Fra Pizzaballa; interverranno le altre Autorità civili che verranno invitate, tra cui docenti universitari della Seconda Università di Napoli, rappresentanti del mondo delle Istituzioni e i Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, guidati dall’avv. Crisileo, quale delegato di Capua, dal col. Coscetta, quale delegato di Aversa e dal Grand’Ufficiale Fortunato D’Errico, delegato di Grumo Nevano. Parteciperà  il Preside dell’Ordine del Santo Sepolcro di  Napoli - Terra di Lavoro, il dott. Vincenzo Manna ed altri rappresentanti dello stesso Ordine. L’invito sarà esteso alle varie parrocchie ed associazioni religiose. Al convegno presenzierà il Prof. Bartolomeo Pirone, accademico e scrittore di fama internazionale, il quale in anteprima nazionale presenterà il suo ultimo libro “ In nome di Dio Misericordioso”. Il convegno sarà moderato dall’avv. Raffaele Crisileo. Il programma dettagliato verrà esposto in ogni parrocchia della Città e  della Diocesi.              

Opera di Tiziano: Autoritratto


Fioretti di San Francesco: capitolo quinto

Come il santo frate Bernardo d’Assisi fu da san Francesco mandato a Bologna, e là prese egli luogo. Imperocchè san Francesco e gli suoi compagni erano da Dio chiamati e eletti a portare col cuore e con l’operazioni, e a predicare colla lingua la croce di Cristo, egli pareano ed erano uomini crocifissi quanto all’abito e quanto alla vita austera, e quanto agli atti a operazioni loro: e però desideravano più di sostenere vergogne e obbrobrii per l’amore di Cristo, anzi che onori del mondo o riverenze o lode umane: delle ingiurie si rallegravano, e degli onori si contristavano; e così andavano per lo mondo come pellegrini e forestieri, non portando seco altro che Gesù Cristo Crocifisso. E perocchè egli erano veri palmiti della vera vite, cioè Cristo, produceano grandi e buoni frutti dell’anime, le quali guadagnavano a Dio. Addivenne nel principio della Religione che san Francesco mandò frate Bernardo a Bologna, acciocchè ivi, secondo la grazia che Iddio gli avea data, facesse frutto a Dio: e frate Bernardo facendosi il segno della santissima croce, per la santa obbedienza, si partì e pervenne a Bologna. E vedendolo li fanciulli in abito disusato e vile, sì gli faceano molti ischerni e molte ingiurie, come si farebbe a un pazzo: e frate Bernardo pazientemente e allegramente sosteneva ogni cosa per l’amore di Cristo; anzi, acciocchè meglio e’ fosse istraziato, si puose studiosamente nella piazza della cittade: onde sedendo ivi, gli si raunarono d’intorno molti fanciulli e uomini, e chi gli tirava il cappuccio di rietro, e chi dinanzi, chi gli gittava polvere, e chi pietre, chi ’l sospingeva di qua, e chi di là: e frate Bernardo sempre d’un modo e d’una pazienza, col volto lieto, non si rammaricava, e non si mutava; e per più dì ritornò a quel medesimo luogo, pure per sostenere similianti cose. E perocchè la pazienza è opera di perfezione e pruova di virtù, un savio dottore di legge, vedendo e considerando tanta costanza e virtù di frate Bernardo non potersi turbare in tanti dì per niuna molestia o ingiuria, disse fra se medesimo: Impossibile è che costui non sia santo uomo; e appressandosi a lui, sì il domandò: Chi se’ tu? e perchè se’ venuto qua? e frate Bernardo per risposta si mise la mano in seno, e trasse fuori la Regola di san Francesco, e diegliela che la leggesse, e letta che l’ebbe, considerando il suo altissimo stato di perfezione, con grandissimo stupore e ammirazione si volse a’ compagni e disse: Veramente questo è il più alto stato di religione che io udissi mai: e però costui co’ suoi compagni, sono de’ più santi uomini in questo mondo, e fa grandissimo peccato chi gli fa ingiuria; il quale si vorrebbe sommamente onorare, conciossiachè e’ sia vero amico di Dio. E disse a frate Bernardo: Se voi volete prendere luogo, nel quale voi poteste acconciamento servire a Dio, io per salute dell’anima mia volentieri vel darei. Rispose frate Bernardo: Signore, io credo che questo v’abbia inspirato il nostro Signore Gesù Cristo; e però la vostra profferta io l’accetto volentieri a onore di Cristo. Allora il detto giudice con grande allegrezza e caritade menò frate Bernardo a casa sua; e poi gli diede il luogo promesso, e tutto l’acconciò e compiette alle sue spese; e da indi innanzi diventò padre e speziale difensore di frate Bernardo e de’ suoi compagni. E frate Bernardo, per la sua santa conversazione, cominciò a esser molto onorato dalle genti, intanto che beato si tenea chi ’l potea toccare o vedere; ma egli come vero discepolo di Cristo e dell’umile Francesco, temendo che l’onore del mondo non impedisse la pace e la salute dell’anima sua, si partì un dì, e tornò a san Francesco, e dissegli così: Padre, il luogo è preso nella città di Bologna: mandavi de’ frati che ’l mantegnano e che vi stieno: perocch’io non vi facea più guadagno, anzi per lo troppo onore che mi era fatto io temo ch’io non perdessi più che io non guadagnassi. Allora san Francesco, udendo ogni cosa per ordine, siccome Iddio aveva operato per frate Bernardo, ringraziò Iddio, il quale così incominciava a dilatare i poverelli discepoli della Croce: e allora mandò de’ suoi compagni a Bologna e in Lombardia, li quali presono di molti luoghi in diverse parti.

Parola del giorno: Giovedì 27 Agosto 2015

Giovedì della XXI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 3,7-13. 
Ci sentiamo consolati, fratelli, a vostro riguardo, di tutta l'angoscia e tribolazione in cui eravamo per la vostra fede;
ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore.
Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio,
noi che con viva insistenza, notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che ancora manca alla vostra fede?
Voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù dirigere il nostro cammino verso di voi!
Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti, come anche noi lo siamo verso di voi,
per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santità, davanti a Dio Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi.



Salmi 90(89),3-4.12-13.14.17. 
Tu fai ritornare l'uomo in polvere
e dici: "Ritornate, figli dell'uomo".
Ai tuoi occhi, mille anni sono  
come il giorno di ieri che è passato,

come un turno di veglia nella notte.
Insegnaci a contare i nostri giorni
e giungeremo alla sapienza del cuore.
Volgiti, Signore; fino a quando?

Muoviti a pietà dei tuoi servi.
Saziaci al mattino con la tua grazia:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio:

rafforza per noi l'opera delle nostre mani,
l'opera delle nostre mani rafforza.



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 24,42-51. 
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.
Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.
Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà. »   
Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto?
Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così!
In verità vi dico: gli affiderà l'amministrazione di tutti i suoi beni.
Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire,
e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi,
arriverà il padrone quando il servo non se l'aspetta e nell'ora che non sa,
lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti. 

Meditazione del giorno 
La Didaché (ca 60-120), catechesi giudeocristiana 
Paragrafi 10 e 16
« Vegliate, perché non sapete il giorno »
    Una volta saziati dell'Eucarestia, ringraziate così: “Ti rendiamo grazie, o Padre Santo, per il tuo santo nome che hai fatto abitare nei nostri cuori, e per la conoscenza, la fede e l'immortalità che ci rivelasti per mezzo di Gesù, tuo Servo. A te la gloria per i secoli. Amen!... Prima di tutto, ti rendiamo grazie, perché sei onnipotente: A te la gloria per i secoli. Amen! Ricordati, o Signore, della tua Chiesa, preservala da ogni male e rendila perfetta nel tuo amore. Riunisci dai quattro venti questa Chiesa santificata, nel tuo regno che per essa hai preparato. Poiché tua è la potenza e la gloria per i secoli. Amen! Venga la tua grazia e passi questo mondo. Amen! Chi è santo si avvicini; chi non lo è si converta. Maranà thà! Amen” (Ap 22,20)...

    Sì, “vegliate” sulla vostra vita; non lasciate che “si spengano le vostre lampade”, neppure che “si sciolgano le cinture dai vostri fianchi”. “State pronti, perché non sapete l'ora in cui il nostro Signore verrà” (Lc 12,35; Mt 24,42ss). Radunatevi frequentemente per cercare insieme ciò che è utile alle vostre anime. Perché tutto il tempo della vostra fede non vi servirà a niente, se all'ultimo momento, non sarete divenuti perfetti.

mercoledì 26 agosto 2015

Divina Commedia: Inferno canto 4


Canto quarto, nel quale mostra del primo cerchio de l’inferno, luogo detto Limbo, e quivi tratta de la pena de’ non battezzati e de’ valenti uomini, li quali moriron innanzi l’avvenimento di Gesù Cristo e non conobbero debitamente Idio; e come Iesù Cristo trasse di questo luogo molte anime.

Ruppemi l’alto sonno ne la testa
un greve truono, sì ch’io mi riscossi
come persona ch’è per forza desta; 3

e l’occhio riposato intorno mossi,
dritto levato, e fiso riguardai
per conoscer lo loco dov’io fossi. 6

Vero è che ’n su la proda mi trovai
de la valle d’abisso dolorosa
che ’ntrono accoglie d’infiniti guai. 9

Oscura e profonda era e nebulosa
tanto che, per ficcar lo viso a fondo,
io non vi discernea alcuna cosa. 12

"Or discendiam qua giù nel cieco mondo",
cominciò il poeta tutto smorto.
"Io sarò primo, e tu sarai secondo". 15

E io, che del color mi fui accorto,
dissi: "Come verrò, se tu paventi
che suoli al mio dubbiare esser conforto?". 18

Ed elli a me: "L’angoscia de le genti
che son qua giù, nel viso mi dipigne
quella pietà che tu per tema senti. 21

Andiam, ché la via lunga ne sospigne".
Così si mise e così mi fé intrare
nel primo cerchio che l’abisso cigne. 24

Quivi, secondo che per ascoltare,
non avea pianto mai che di sospiri
che l’aura etterna facevan tremare; 27

ciò avvenia di duol sanza martìri,
ch’avean le turbe, ch’eran molte e grandi,
d’infanti e di femmine e di viri. 30

Lo buon maestro a me: "Tu non dimandi
che spiriti son questi che tu vedi?
Or vo’ che sappi, innanzi che più andi, 33

ch’ei non peccaro; e s’elli hanno mercedi,
non basta, perché non ebber battesmo,
ch’è porta de la fede che tu credi; 36

e s’e’ furon dinanzi al cristianesmo,
non adorar debitamente a Dio:
e di questi cotai son io medesmo. 39

Per tai difetti, non per altro rio,
semo perduti, e sol di tanto offesi
che sanza speme vivemo in disio". 42

Gran duol mi prese al cor quando lo ’ntesi,
però che gente di molto valore
conobbi che ’n quel limbo eran sospesi. 45

"Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore",
comincia’ io per volere esser certo
di quella fede che vince ogne errore: 48

"uscicci mai alcuno, o per suo merto
o per altrui, che poi fosse beato?".
E quei che ’ntese il mio parlar coverto, 51

rispuose: "Io era nuovo in questo stato,
quando ci vidi venire un possente,
con segno di vittoria coronato. 54

Trasseci l’ombra del primo parente,
d’Abèl suo figlio e quella di Noè,
di Moïsè legista e ubidente; 57

Abraàm patrïarca e Davìd re,
Israèl con lo padre e co’ suoi nati
e con Rachele, per cui tanto fé, 60

e altri molti, e feceli beati.
E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi,
spiriti umani non eran salvati". 63

Non lasciavam l’andar perch’ei dicessi,
ma passavam la selva tuttavia,
la selva, dico, di spiriti spessi. 66

Non era lunga ancor la nostra via
di qua dal sonno, quand’io vidi un foco
ch’emisperio di tenebre vincia. 69

Di lungi n’eravamo ancora un poco,
ma non sì ch’io non discernessi in parte
ch’orrevol gente possedea quel loco. 72

"O tu ch’onori scïenzïa e arte,
questi chi son c’ hanno cotanta onranza,
che dal modo de li altri li diparte?". 75

E quelli a me: "L’onrata nominanza
che di lor suona sù ne la tua vita,
grazïa acquista in ciel che sì li avanza". 78

Intanto voce fu per me udita:
"Onorate l’altissimo poeta;
l’ombra sua torna, ch’era dipartita". 81

Poi che la voce fu restata e queta,
vidi quattro grand’ombre a noi venire:
sembianz’avevan né trista né lieta. 84

Lo buon maestro cominciò a dire:
"Mira colui con quella spada in mano,
che vien dinanzi ai tre sì come sire: 87

quelli è Omero poeta sovrano;
l’altro è Orazio satiro che vene;
Ovidio è ’l terzo, e l’ultimo Lucano90

Però che ciascun meco si convene
nel nome che sonò la voce sola,
fannomi onore, e di ciò fanno bene". 93

Così vid’i’ adunar la bella scola
di quel segnor de l’altissimo canto
che sovra li altri com’aquila vola. 96

Da ch’ebber ragionato insieme alquanto,
volsersi a me con salutevol cenno,
e ’l mio maestro sorrise di tanto; 99

e più d’onore ancora assai mi fenno,
ch’e’ sì mi fecer de la loro schiera,
sì ch’io fui sesto tra cotanto senno. 102

Così andammo infino a la lumera,
parlando cose che ’l tacere è bello,
sì com’era ’l parlar colà dov’era. 105

Venimmo al piè d’un nobile castello,
sette volte cerchiato d’alte mura,
difeso intorno d’un bel fiumicello. 108

Questo passammo come terra dura;
per sette porte intrai con questi savi:
giugnemmo in prato di fresca verdura. 111

Genti v’eran con occhi tardi e gravi,
di grande autorità ne’ lor sembianti:
parlavan rado, con voci soavi. 114

Traemmoci così da l’un de’ canti,
in loco aperto, luminoso e alto,
sì che veder si potien tutti quanti. 117

Colà diritto, sovra ’l verde smalto,
mi fuor mostrati li spiriti magni,
che del vedere in me stesso m’essalto. 120

I’ vidi Eletra con molti compagni,
tra ’ quai conobbi Ettòr ed Enea,
Cesare armato con li occhi grifagni. 123

Vidi Cammilla e la Pantasilea;
da l’altra parte vidi ’l re Latino
che con Lavina sua figlia sedea. 126

Vidi quel Bruto che cacciò Tarquino,
Lucrezia, Iulia, Marzïa e Corniglia;
e solo, in parte, vidi ’l Saladino. 129

Poi ch’innalzai un poco più le ciglia,
vidi ’l maestro di color che sanno
seder tra filosofica famiglia. 132

Tutti lo miran, tutti onor li fanno:
quivi vid’ïo Socrate e Platone,
che ’nnanzi a li altri più presso li stanno; 135

Democrito che ’l mondo a caso pone,
DïogenèsAnassagora e Tale,
EmpedoclèsEraclito e Zenone138

e vidi il buono accoglitor del quale,
Dïascoride dico; e vidi Orfeo,
Tulïo e Lino e Seneca morale; 141

Euclide geomètra e Tolomeo,
IpocràteAvicenna e Galïeno,
Averoìs che ’l gran comento feo. 144

Io non posso ritrar di tutti a pieno,
però che sì mi caccia il lungo tema,
che molte volte al fatto il dir vien meno. 147

La sesta compagnia in due si scema:
per altra via mi mena il savio duca,
fuor de la queta, ne l’aura che trema. 150

E vegno in parte ove non è che luca.

CAF: corso Aldo Moro, 91


Opera di Tintoretto: San Marco libera lo schiavo


Bollettino comunale del 5 Aprile 2013: Il Comune “trasloca” per ospitare la Sezione Lavoro Sopralluogo dei vertici giudiziari a Palazzo Lucarelli

Sopralluogo dei vertici giudiziari di Santa Maria Capua Vetere nella sede comunale di Palazzo Lucarelli per valutare l’offerta del sindaco Biagio Di Muro e dell’amministrazione cittadina di ospitare la sezione lavoro nei locali municipali.
Il presidente del tribunale e il presidente della stessa sezione lavoro hanno incontrato, questa mattina, il primo cittadino e hanno avuto modo di verificare l’idoneità degli uffici di Palazzo Lucarelli come sede giudiziaria. Il giorno prima erano stati visitati i locali di Palazzo Buffolano.
La visita dei vertici del tribunale sammaritano fa seguito alla recente delibera della giunta municipale, che ha manifestato l’ampia e incondizionata disponibilità dell’amministrazione a concedere i locali di Palazzo Buffolano (attuale sede dei servizi sociali e dell’ufficio tributi) e di Palazzo Lucarelli (attuale casa comunale), “al fine di consentire il regolare esercizio della funzione giurisdizionale”, in locali situati nelle immediate vicinanze dello stesso tribunale.
La giunta comunale rileva che il trasferimento della Sezione Lavoro a Caserta è “assolutamente contrario e incoerente con l’orientamento che privilegia gli accorpamenti per un migliore funzionamento del sistema giudiziario in generale” e sottolinea che “è prioritario fine programmatico di questa amministrazione il mantenimento in città degli uffici giudiziari nella loro interezza e organicità, in quanto storici presidi della giurisdizione di Terra di Lavoro e della legalità in un’area a forte rischio criminale”.
Nella delibera si evidenzia che anche il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere ha espresso il pieno dissenso al paventato trasferimento della Sezione Lavoro.
Con successivo atto formale, da predisporre con il pieno consenso dei vertici della giustizia sammaritana, saranno determinati la disciplina, i tempi e le modalità di concessione e consegna degli immobili.


L’ufficio stampa


Santa Maria Capua Vetere, 5 aprile 2013

Santo del giorno: Sant' Alessandro di Bergamo


Nome: Sant' Alessandro di Bergamo
Titolo: Martire
Ricorrenza: 26 agosto 
 Ai primi giorni d'autunno, l'esercito di Massimiano Cesare si trovava nelle valli svizzere, non lontano dalla conca del lago Lemano. Più che una guerra guerreggiata, lo aspettava una insidiosa guerriglia contro i fieri montanari del paese, sempre ribelli e costantemente inquieti. Le Alpi, tutt'intorno, erano già incappucciate di neve. Faceva freddo. I soldati della legione risognavano la calda sabbia della loro terra natale. Era infatti una legione di soldati egiziani, detta Legione Tebana perché reclutata nella Tebaide, attorno alla città di Tebe. Ad Agaunia, il primicerius Maurizio ordinò l'alt ai suoi legionari. Fece disporre il campo, in attesa di ordini da Octodurum. Da Octodurum, Massimiano Cesare ordinò che, in attesa di attaccar battaglia, si celebrasse un sacrificio propiziatorio agli dei. I soldati cristiani della Legione Tebana si rifiutarono di eseguire l'ordine sacrilego. Massimiano minacciò rappresaglie, ma nessuno cedette. Giunse allora un reparto di littori per le misure disciplinari. Un soldato su ogni dieci della Legione Tebana cadde sotto il gladio. Ma i superstiti non si lasciarono intimorire, e si fecero vicendevolmente animo, spronati dal primicerius Maurizio. A Massimiano, mandarono a dire che la loro fedeltà agli insegnamenti del Signore era la più sicura garanzia della lealtà anche verso l'Imperatore. Seguì una seconda decimazione; poi una terza, finché tutti i legionari della cristiana legione furono giustiziati, ad Agaunia, in quell'autunno della fine del 111 secolo. Anche il Sant'Alessandro festeggiato oggi, vien detto soldato della Legione Tebana, come molti altri Santi venerati nell'Italia settentrionale, perché aver appartenuto alla legione dei Martiri, per un cristiano e un soldato, appariva come il maggior titolo di nobiltà d'animo e di eroismo. Egli sarebbe stato uno di quei pochi legionari i quali, trovandosi momentaneamente distaccati in altre località, sfuggirono all'eccidio di Agaunia, per subire poi il martirio in altri luoghi dove fiori la loro devozione. Sant'Alessandro, per esempio, è l'amatissimo Patrono della città di Bergamo: perciò la leggenda lo fa morire a Bergamo, dopo essere sfuggito due volte al carcere e avere infranto gli idoli davanti al suo comandante e persecutore, Massimiano Cesare. A lui, primo Martire e Patrono di Bergamo, è dedicata la Cattedrale della città, che sembra proteggere con la sua mole gli altri due bellissimi monumenti di Bergamo antica: la Chiesa di Santa Maria Maggiore, e la Cappella Colleoni, nel suggestivo e silenzioso scenario della Città Alta. Al glorioso Patrono son dedicate poi altre due chiese nella Città Bassa: Sant'Alessandro della Croce e Sant'Alessandro in Colonna, tutt'e due ricche di antiche memorie. Il soldato egiziano, il superstite della Legione Tebana, ha dunque in Bergamo la sua seconda e più vera patria, dove al calore del sole si sostituisce il tepore dell'affetto, nell'estate della fede, che non conosce autunni.

Festa dell'anziano del 1988

Pubblichiamo le foto del noto assessore Alberto Grauso che nel 1988 premiava gli anziani.





Parola del giorno: Mercoledì 26 Agosto 2015

Mercoledì della XXI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 2,9-13. 
Voi ricordate infatti, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio.
Voi siete testimoni, e Dio stesso è testimone, come è stato santo, giusto, irreprensibile il nostro comportamento verso di voi credenti;
e sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi,
incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
Proprio per questo anche noi ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l'avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete.



Salmi 139(138),7-8.9-10.11-12ab. 
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.

Se dico: "Almeno l'oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte";
nemmeno le tenebre per te sono oscure
e la notte è chiara come il giorno.




Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 23,27-32. 
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.
Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti,
e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti;
e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti.
Ebbene, colmate la misura dei vostri padri! 

Meditazione del giorno 
L'Epistola detta di Barnaba (ca 130) 
§20
Abbandonare la strada dell’ipocrisia e del male
    Esistono due strade di insegnamento e d’azione: quella della luce e quella delle tenebre. E’ grande la differenza fra queste due vie… La via delle tenebre è tortuosa e costellata di maledizioni. E’ la via della morte e del castigo eterno. Ci si trova tutto quanto può rovinare la vita: idolatria, arroganza, orgoglio del potere, ipocrisia, doppiezza di cuore, adulterio, assassinio, ladrocinio, vanità, disobbedienza, frode, malizia, droghe, magia, cupidigia, disprezzo di Dio. Ci si trovano coloro che perseguitano le persone buone, i nemici della verità, gli amici della menzogna; poiché tutti questi non conoscono la ricompensa della giustizia, non “si attaccano al bene” (cfr Rom 12,9), non soccorrono l’orfano e la vedova (Mal 3,5)… Sono ben lontani dalla mitezza e dalla pazienza,  “amano le vanità” (Pr 4), “ricercano mance” (Is 1,23), non hanno pietà del povero, compassione per l’afflitto, dimentichi del loro creatore…

    E’ dunque giusto apprendere tutte le volontà del Signore che troviamo nelle Scritture, ed avanzare con esse. Chi così agisce sarà glorificato nel Regno di Dio. Ma chiunque sceglierà l’altra via perirà con le sue opere. Ecco perché esiste la resurrezione e la ricompensa. Vi scongiuro, voi che siete privilegiati e volete accettare un buon consiglio da me: siete circondati da persone a cui potete fare il bene; fatelo.

MALA TEMPORA CURRUNT - CONFESSIONI DI UN NOSTRO LETTORE AL QUALE ABBIAMO RISPOSTO - MA CHI VA CO LO ZOPPO

Riceviamo e pubblichiamo:
Rispondiamo oggi ad un nostro lettore che ci ha scritto chiedendoci consigli e chiarimenti su una scelta che intende compiere: per la privacy lo chiameremo gianni i., il quale con un’ accorata lettera deluso da quello che lo circonda, si trova di fronte ad un bivio. Ebbene il nostro scrivente fortunatamente non pensa al suicidio, come purtroppo hanno fatto altri, ma il suo dilemma e’ questo, o rimanere a s maria cv per lottare come un gladiatore, con orgoglio sammaritano, e lottare significa cercare di migliorare le cose impegnandosi attivamente in politica, o prendere la via dell’esilio, andarsene fuori, all’estero, ma non fuori da s maria, dalla campania, dall’italia, o dalleuropa,vorrebbe scappare proprio agli antipodi di dove si trova, in australia. Di certo e’ una persona che e’ spinto da una grande voglia di cambiamento, e di questo siamo felici e ne prendiamo atto, ma il consiglio da dare non e’ facile, se ne fossimo in grado, potremmo risolvere il problema non di uno ma di tanti, inpegnarsi oggi a fare il bene della res publica, della collettivita’non e’ cosa semplice con quello che succede, dove taluni si spingono ad infiltrarsi anche in movimenti politici come quello pentastellato, come rilevato a livello locale e di recente da casertace, inquinando una sigla che punta proprio sul valore dell’onesta’ in politica, che si trova a fare i conti al suo interno con chi in passato con le solite logiche politiche-clientelari, riceveva affidamenti diretti dalla vecchia amministrazione giudicianni e oggi vorrebbe salire sul carro del movimento per diventare “l’improbabile arruffapopolo dei grillini sammaritani”. Casertace mette in evidenza che, oggi. Si insinua nel movimento 5 stelle di s maria anche chi esprime tutto il peggio della cultura che ha dominato e rovinato l’italia e soprattutto quella meridionale. Ma non c’e’ certo solo l’avvocato cui si e’ riferito guarino tra i tanti, tantissimi, professionisti ad aver attinto , per anni, a piene mani dalle casse pubbliche (e quindi dalle tasche dei cittadini sammaritani) senza aver sentito il benche’ minimo bisogno di criticare chi gli elargiva lauti compensi determinando cosi’ la cattiva salute del bilancio comunale che, insieme alla spending rewue dello stato centrale (che altro non e’ che il taglio delle somme destinate ai comuni da parte dello stato: il comune di santa maria capua vetere ottiene oggi da roma un terzo in meno rispetto a quanto riceveva all’epoca di Giudicianni), ha obbligato l’attuale amministrazione ad aumentare le tasse locali . Oggi questi professionisti che non riescono piu’ a riempirsi le tasche dei denari pubblici, convinti di far parte della schiera degli ignari cittadini (ma tutto sono eccetto che ignari avendo partecipato al sacco della citta’ dalle retrovie, nascosti nei propri studi e intenti, nell’ombra a riempirsi le tasche voltandosi dall’altra parte rispetto allo sperpero e alla disamministrazione) pensano di potersi insinuare, non solo nel movimento 5 stelle ma in ogni altro movimento o nuovo soggetto politico per poter tornare a gestire le casse cittadine di cui hanno lautamente beneficiato in passato. Ma noi siamo solidali e vigili con caserta ce, che si impegna a essere osservatore obiettivo dei fatti storici e a portare alla luce avvenimenti che o non si conoscono e /o che facilmente si dimenticano pronti a metterne a conoscenza anche oltre le sfere locali. Al caro gianni poi, e non solo a lui, ricordiamo anche le recenti dichiarazioni del vescovo Galatino che ha definito la politica un harem di cooptati e di furbi, e la recente dichiarazione di beppe grillo che forse pensa ad un suo ritorno in tv. Ha preso atto della difficolta’ e /o impossibilita’ di fare pulizia? Chissa!!!! Alla luce di tutto cio’ una sigla di certo non ci sentiamo di suggerirla a nessuno, ma impegnarsi per migliorare le cose nella propria citta’ e’ molto lodevole, soprattutto da colui che ci ha scritto, persona che anche se non conosciamo, ci e’ sembrata onesta e sincera, al punto di confidarci anche le sue vicende personali che non abbiamo riportato, ma una cosa la diciamo a questo spartaco dei nostri tempi, lotta e scegliti compagni gladiatori come te, come dice il vecchio adagio chi va con lo zoppo…..,ma anche dimmi con chi vai e ti diro’ chi sei……

martedì 25 agosto 2015

La città sotto la città: Domus con Fontana


Sotto al porticato di un moderno palazzo si trovano i resti di un'abitazione signorile di epoca romana. Sono attualmente visibili i resti di un piccolo cortile forse adibito a giardino con una vasca a notevoli dimensioni al cui centro vi è una fontana tronco piramidale, dalla cui sommità fuoriusciva lo zampillo che scivolava, formando 4 piccole cascatelle, sulle scalette in marmo poste sui lati della piramide decorati da un mosaico policromo con tralci vegetali.
Sulla Corte si aprivano ambienti sontuosi, uno dei quali era una sala da banchetto. Alle spalle della vasca, infatti, si conserva parzialmente il pavimento in marmi colorati di una grande sala su cui poggiano frammenti di colonne, sempre di marmo, rinvenuti del corso dello scavo della domus, che probabilmente fu edificata in età tardo repubblicana e poi ristrutturata nel II secolo d. C., epoca cui, presumibilmente, si datano i mosaici della fontana.

Opera di Raffaello: Lo Sposalizio della Vergine


Caino e Abele

Da Baudelaire "I fiori del male" la poesia "Caino e Abele"

Dioscuro...

Abbiamo parlato più volte dei "Fiori del Male" di Baudelaire, ma ci sono dei versi che hanno sempre attirato la mia attenzione, sono le razze di Caino e Abele.
Sono metafore delle tipologie di umanità che adottano rispettivamente modi di esistere opposti.
Chi vive nella religione e nella prosperità, appagato dall'appoggio della divinità e della sua coscienza, contro chi vive l'umanità nella sua essenza più carnale, asseconda i suoi istinti e ne è condannato. Contadini contro cacciatori, santità contro umanità, ricchezza contro povertà, beatitudine contro dannazione.
Si parla di razze, quindi non c'è scelta. Voi siete più Caino o Abele? :)

Caino e Abele

Razza d'Abele, dormi, bevi e mangia:
con che compiacimento ti sorride Dio!

Razza di Caino, striscia
nel fango e muori miserabile!

Razza d'Abele, il tuo sacrificio
accarezza il naso ai Serafini!

Razza di Caino, il tuo supplizio
potra mai avere fine?

Razza d'Abele, guarda prosperare
II tuo bestiame e le tue semine!

Razza di Caino, le tue viscere
urlano di fame come un vecchio cane!

Razza d'Abele, scaldati il ventre
al focolare patriarcale!

Razza di Caino, trema di freddo
nel tuo antro, povero sciacallo!

Razza d'Abele, ama e prolifica!
Anche il tuo oro si moltiplica!

Razza di Caino, guardati
dalle grandi brame, cuore ardito!

Razza d’Abele, tu cresci e ti pasci
come le cimici dei boschi!

Razza di Caino, trascina per le strade
la tua famiglia disperata!

Razza d'Abele, la tua carogna
ingrasserà la fumante terra!

Razza di Caino, il tuo compito
non è ancora finito!

Razza d'Abele, vergognati!
II ferro e vinto dallo spiedo!

Razza di Caino, sali al cielo
e scaraventa sulla terra Dio!

C. Baudelaire
Le Fleurs du Mal

Johnny:
Io sono molto più Abele, mi hanno già ucciso diverse volte....

Goethe:
Io sono Abele con Caino.
E sono Caino con Abele.

Intelligenti Pauca

CITAZIONE DI SAN FRANCESCO DI SALES

PAROLE DI SAN FRANCESCO DI SALES PER I FALSI FARISEI DI ALCUNE PARROCCHIE DELLA DIOCESI DI CAPUA

“NON ACCONTENTARTI DI ESSERE POVERO COME I POVERI, MA SII PIU’ POVERO DEI POVERI, VA A SERVIRLI QUANDO GIACCIONO A LETTO INFERMI E DEVI SERVIRLI CON LE TUE PROPRIE MANI.

QUESTA SERVITU’ E PIU’ GLORIOSA DI UN REGNO”.

CITAZIONE DEL GIORNO

MA COME CALZA BENE PER QUESTA CITTA'!
PROBABILMENTE AVEVA SOGGIORNATO PER UN PERIODO DI TEMPO A S MARIA…


cavalli

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BIAGIO MARIA DI MURO

RISPONDIAMO AL NUOVO CITTADINO C.DV.CHE DA QUALCHE MESE SI E’ TRASFERITO DAL LAZIO IN CAMPANIA E PRECISAMENTE A S.MARIA CAPUA VETERE IN VIA GALATINA CHE CI HA CHIESTO CHI ERA IL SINDACO DELLA CITTA’.

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO DI MURO

TI RIMETTO LA FOTO DI BIAGIO DI MURO E UNA PARTE DEL SUO CURRICULUM VITAE

BIAGIO DI MURO SI E’ LAUREATO, IL 30/10/1995, CON 110 E LODE IN ARCHITETTURA PRESSO L’UNIVERSITA’ DI NAPOLI, CON UNA TESI SPERIMENTALE IN SCIENZE DELLE COSTRUZIONI ED E’ ISCRITTO ALL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DELLA PROVINCIA DI CASERTA AL N. 872.

SVOLGE UNICAMENTE LA LIBERA PROFESSIONE ED HA LO STUDIO IN S.MARIA C.V., AL CORSO ALDO MORO N.73

E’ABILITATO AL COORDINAMENTO DI SICUREZZA – D.LGS.494/96 – CON ATTESTATO DI CORSO RILASCIATO DALL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II, A CURA DEL CENTRO INTERDIPARTIMENTALE DI RICERCHE L.U.P.T. DAL 24 NOVEMBRE 1997.

HA PARTECIPATO AL GRUPPO DI RICERCHE SUL TEMA “STABILITA’ DELLE TORRI IN MURATURA” ORGANIZZATO DALL’ISTITUTO DI “COSTRUZIONE DELLA FACOLTA’ DI ARCHITETTURA” – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI, FEDERICO II.

E’ COLLABORATORE DELLA III AREA DI RICERCA “PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI” L.U.P.T. – LABORATORIO DI URBANISTICA E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI, FACOLTA’ DI ARCHITETTURA.

E’ MEMBRO DELL’AREA DI RICERCA “PROGETTAZIONE URBANA, AMBIENTALE E DEL RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEI BENI STORICI, ARCHITETTONICI, ARCHEOLOGICI E PAESAGGISTICI” DEL CENTRO DI RICERCA L.U.P.T. DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI FACOLTA’ DI ARCHITETTURA – DIRETTORE PROF. FRANCO MARINIELLO.

HA SEMPRE AVUTO UN FORTE LEGAME CON LA POLITICA ATTIVA, ESSENDO FIGLIO DI NICOLA DI MURO, IL QUALE FIN DAL 1956 E’ ESPRESSIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA, PRIMA A LIVELLO COMUNALE I POI OLTRE AI CONFINI CITTADINI, FINO A DIVENTARE UOMO DI RIFERIMENTO DEL PARTITO AI PIU’ ALTI LIVELLI.

BIAGIO MARIA DI MURO FIN DALL’ADOLESCENZA HA POTUTO ASSORBIRE TUTTA L’ESPERIENZA POLITICA ED AMMINISTRATIVA, AVENDO AVUTO MODO DI FREQUENTARE ASSIDUAMENTE IL PARTITO.

PARTECIPA ALLA CONSULTAZIONE ELETTORALE AMMINISTRATIVA DEL 2002, CANDIDATO CON FORZA ITALIA, RIPORTANDO CIRCA 1000 VOTI DI PREFERENZE CONTRIBUENDO IN MODO DETERMINANTE DA FAR DIVENTARE FORZA ITALIA IL PRIMO PARTITO IN CITTA’.

DOPO NEL 2007 ASSUME LA CARICA DI VICE SINDACO, MA DOPO QUALCHE MESE NON ESITA A LASCIARE IL PRESTIGIOSO INCARICO QUANDO SI ACCORGE CHE CON LA DEFENESTRAZIONE DELL’ASSESSORE MARCIANO SCHETTINO VENIVANO TRADITI GLI IMPEGNI E LE PROMESSE SOTTOSCRITTE NEL PROGRAMMA ELETTORALE PRESENTATO AGLI ELETTORI.

DAL 2011 AL 2015 E’ STATO SINDACO DELLA CITTA’ DI S.MARIA CAPUA VETERE.

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piazza San Pietro

lavori pubblici

PUBBLICHIAMO LE FOTO DELLE OPERE PUBBLICHE PER LE QUALI INIZIERANNO PRESTO I LAVORI SALVO RITARDI DOVUTI ALLA SCELLERATA AZIONE DI SFIDUCIA CHE COMPORTERA' AUMENTO DI COSTI E PERDITE DI FINANZIAMENTI

PROGRAMMA DI RECUPERO URBANO COMPARTO C1 NORD OVEST – RIONE IACP

IMPORTO INTERVENTO:

euro 1.502.373,12

IACP

IACP

lavori pubblici

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REALIZZAZIONE DI UN CAMPO SPORTIVO POLIVALENTE COPERTO IN VIA GIOTTO – RIONE IACP

IMPORTO DEL FINANZIAMENTO :

euro 512.000

iacp

iacp

arco adriano

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RESTAURO CONSERVATIVO DELL’ARCO ADRIANO. SISTEMAZIONE DEL TRATTO DI VIA APPIA TRA ANFITEATRO ED ARCO ADRIANO

RICHIESTA FINANZIAMENTO

Euro 2.470.698,58

arco adriano

arco adriano

villetta l.sturzo

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PROGETTO PER LA VILLETTA TEMPO LIBERO ALLA VIA L. STURZO

RICHIESTA DI FINANZIAMENTO:

euro 127.000,00

villetta l. sturzo

villetta l. sturzo

asilo nido

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PROGETTO DI ASILI NIDO PER BAMBINI DA 0 A 36 MESI IN VIA ALBANA 107

TOTALE DEL FINANZIAMENTO:

euro 699.438,18

asilo nido

asilo nido

PERDONA LORO......

Padre perdona loro! Perché li hai accecati? Perché hai tolto loro la memoria? Forse perché non credono più in Te? Padre perdonali! Tu sei un Dio buono: essi non sanno quello che fanno.... Non ricordano quando Tu mandasti loro la manna dal cielo e tutti sopravvissero e trovarono la terra promessa. Oggi li vuoi punire perché hanno troppo peccato? È per questo che la nuova manna tarda ad arrivare? Se sono ancora scettici e sono ancora cristiani se lo facessero spiegare dal loro parroco. Se poi sono degli assatanati, arrabbiati, solo perché credono di essere degli unti dal Signore, e solo perché sono stati abituati a credere di essere dei privilegiati, dimenticando i comandamenti che Dio diede a Mosè, allora fanno bene a pregare il vitello d'oro. E fanno bene a servire il vitello casalese sempre presente e che è stato causa del saccheggio sammaritamo e della chiusura delle industrie e la conseguente fine del lavoro, del commercio e delle possibilità di dare da bere agli assetati. Ma Tu Signore, nella Tua Infinita Bontà, Perdonali.....

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE