prova


Non lasciare mai, che il successo ti nasconda la sua vacuità, un' impresa la sua vanità, la fatica la sua desolazione. Mantieni vivo dentro di te l' incentivo ad andare ancora più avanti, quell' inquietudine dell' anima che ci spinge al di là di noi stessi. Non guardare indietro, e non accarezzare sogni per il futuro. Ciò non verrebbe nè a restituirti il passato nè a soddisfare gli altri tuoi sogni ad occhi aperti. Il tuo dovere, la tua ricompensa, il tuo destino sono qui ora.
(Dag Hammaarskjold, Markings)
Dobbiamo accettare le delusioni che sono limitate, ma non dobbiamo mai perdere l'infinita speranza.
(Martin Luther King)
Noi non dimentichiamo e non demordiamo.
Quanno 'a furmicola vò murì, mètte è scèlle. Si dice di chi, raggiunta la ricchezza, perde ogni senso della misura e finisce per far cose illogiche e per danneggiare se stesso.
Quanno ò perucchio saglie in gloria perde à scienza e à memoria. Il villano che sale nella scala sociale dimentica subito la sua origine e coloro che lo hanno agevolato nella ascesa.

domenica 27 gennaio 2013

VANGELO DEL GIORNO


Domenica 27 gennaio
III dei Tempo Ordinario
OGGI SI È COMPIUTA QUESTA SCRITTURA.
Prima lettura  Ne 8, 2-4a.5-6.8-10
I1 primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d'intendere; tutto il popolo tendeva l'orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l'occorrenza.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Si- gnore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
lieviti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemia, che era il governatore, Esdra,sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Salmo 18: Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
Seconda lettura 1 Cor 12,12-30

Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l'orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appar­tengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha vo­luto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, 25per­ché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un mem­bro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo
come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle gua­rigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?
IL VANGELO
 
Dal Vangelo secondo Luca  1,1-q; 4,14.21

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne fu­rono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch'io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l'anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi sudi lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è com­piuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
IL COMMENTO SPIRITUALE
Ancora nella sinagoga Gesù si manifesta e conferma la sua identità, accompa­gnato dallo stupore dei suoi, che lo avevano visto crescere e imparare /I mestiere dal padre.
Il figlio de/falegname è lì con loro che legge !sala e lo sguardo di tutti è nuova­mente sudi lui che proclama l'attualizzazione della scrittura. Non è un re di que­sto mondo, un uomo di potere, Gesù si presenta come colui che viene a portare la liberazione dal male e dalla cecità.
Non tutti forse lo comprendono, non lo comprendiamo al meglio neppure noi che, in questo turbinoso quanto splendido millennio, misuriamo a fatica le nostre scelte e la nostra esistenza con le sue parole.
Ma mi piace pensare che Gesù, mentre riavvolge Il rotolo dopo la lettura, alzando gli occhi sui suoi abbia visto ciascuno di noi, nell'atto dl mature a frutto, con umiltà grande,! doni affidati alle nostre mani, peri! bene del "corpo" di cui facciamo parte, come leggiamo nella lettera ai Corinzi. Mi piace pensarlo, ma è anche certezza.
L'ESPERIENZA
Rispetto delle tradizioni
Secondo la tradizione del nostro paese, il diretto discendente di chi muore deve compiere determinati riti. La sorella di mia nonna aveva perso tutti i figli e quando è morta ero io l'unica nipote superstite e, il nono giorno dopo la se­poltura, all'alba, prima del sorgere del sole, avrei dovuto girare per nove volte attorno alla tomba della defunta, lavar­mi ogni volta la faccia per cancellare il ricordo e gli influssi negativi.
Amavo tanto questa seconda "nonna': Pregavo per trovare le parole giuste per non sottomettermi a questi riti che
per me non avevano spiegazione, tanto più che lei mi voleva tanto bene e ora avrebbe potuto intercedere per me. Perché dimenticarla?
All'alba del nono giorno, quando avrei dovuto iniziare il rito, ci siamo resi. con­to che la bacinella con l'acqua non era stata portata. Si è creato subito panico. Una signora allora ha proposto: «Lascia­mo perdere. Questa donna amava così tanto la nipote che certamente a questa ragazza non succederà nulla». Tutti si sono tranquillizzati.
                                                                 P.L. - Douala (Camerun)
IL TESTIMONE
Giuseppe Lazzati
Nato a Milano nel 1909, vi è morto nel 1986. Fin da ragazzo Lazzati avvertì l'at­trazione alla santità, ma da laico che avverte l'opzione politica come un ob­bligo per ogni battezzato, chiamato a realizzare il bene comune e a ordinare le realtà terrene secondo il piano di Dio. Da questa prospettiva scaturì, dopo gli orrori del Secondo conflitto mondiale e la personale esperienza del lager na­zista, il suo impegno - accanto a Giu­seppe Dossetti e Giorgio La Pira - nella ricostruzione della vita civile del Paese,
prima nella fase costituente, poi in quel­la più direttamente politica, quale diri­gente della Democrazia cristiana. Per lui la fedeltà al Vangelo e alla coscienza aveva l'assoluta priorità su ogni scelta politica. Fu docente universitario, diri­gente di Azione cattolica, rettore dell'U­niversità cattolica per cinque mandati triennali. Fondatore già nel 1939 di un'organizzazione di laici consacrati che dal 1969 ha preso il nome di istituto se­colare Cristo Re. È in corso il suo proces­so di beatificazione.

sabato 26 gennaio 2013

IL VANGELO DEL GIORNO


Sabato 26 gennaio
Ss. Timoteo e Tito, vescovi
LA MESSE È ABBONDANTE, MA SONO POCHI GLI OPERAI.
Prima lettura   2 Tim 1,1-8
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa
della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro. Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ri­cordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimo­nianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Tt 1, 1-5
Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un'autentica religiosità, nella speranza della vita eterna — promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affi­data per ordine di Dio, nostro salvatore —, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore.
Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca alcuni presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.
IL VANGELO
Salmo 95: Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.
Dal Vangelo secondo Luca    10, l-9
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dun­que
 il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!': Se vi sarà un fi­glio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà of­ferto, guarite i malati che visi trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio':
IL COMMENTO SPIRITUALE
«.. non portate né sacca... né sandali». I/ Signore manda i suoi discepoli fra i "lupi" e non usa mezzi termini, dice le cose come stanno, ancora oggi.
Non vi sono operai sufficienti, aggiunge, e occorre pregare.
Forse non lo facciamo abbastanza, perché gli operai" ci sono preziosi, ma sono davvero pochi a guardare le necessità e il livello di scristianizzazione del nostro mondo occidentale.
A leggere le lettere di Paolo poi si è invasi da gioia, per la letizia da lui provata nel portare la Parola ai fratelli, per la comunione creatasi fra i credenti e l'affetto fraterno portato ai predicatori del Vangelo. Nulla di artefatto e di noioso, niente di lontano, di cattedratico, ma un' autentica passione per la verità, proclamata da quel Gesù, così vicino a loro in senso temporale e spirituale.
Abbiamo dei tesori autentici fra gli apostoli di oggi, Dio è sempre stato generoso nella qualità delle vocazioni: ascoltiamo ciò che viene da lui e viviamo, aprendo il cuore alla sua parola.
L'ESPERIENZA
Andare controcorrente
Dopo la specializzazione, lo stesso pro­fessore che mi aveva seguito mi ha pro­posto di lavorare ad un suo progetto di una casa per anziani.
Ne sono stato felice, soprattutto per la stima che il professore mi ha dimostra­to. Così il lavoro è cominciato con entu­siasmo e facevo già progetti con la mia ragazza.
Ma una mattina il professore mi parla "da uomo a uomo" e mi propone di regi­strare delle prestazioni mediche che in realtà non erano state fatte.
Mi è crollato tutto: la stima verso lui, la scoperta di un modo di condurre le cose
che non immaginavo e i stessi miei pro­getti.
Non volevo iniziare la mia carriera su questo binario. Ho deciso di lasciare il lavoro.
Quando ne ho parlato al professore, la sua risposta mi ha freddato: «Nessun problema, mille altri cercano lavoro e sarai subito sostituito!».
È stato difficile parlarne ad altri, non mi capivano. Un giorno però un amico, ve­nuto a sapere quanto mi era accaduto, mi propone un lavoro ancora più impor­tante di quello a cui avevo rinunciato.
                                                                                                                M.R. – Italia
Santi Timoteo e Tito
Timoteo era originario di Listra, città dell'Asia Minore, figlio di padre pagano e di madre israelita, che lo allevò nel cul­to delle Sacre Scritture. Tito invece era pagano, nato in una famiglia greca della Siria. Entrambi si convertirono ascoltan­do la predicazione di san Paolo, che se ne prese cura con affetto paterno, ren­dendoli suoi stretti collaboratori. Ed en­trambi divennero vescovi: Tito di Creta o forse Gòrtina e Timoteo di Efeso, primo pastore di quella importante metropoli. La diversa strategia dell'apostolo delle
genti nei loro riguardi (si oppose alla circoncisione di Timoteo, mentre con­sigliò quella di Tito) fu evidentemente suggerita dai rispettivi ambiti di evan­gelizzazione. Sia l'uno che l'altro sono destinatari di importanti epistole pao­line, le uniche della Scrittura che siano indirizzate ad un individuo e non ad una comunità: due a Timoteo e una a Tito. Si tratta di lettere molto personali, nelle quali l'apostolo sembra compiacersi di questi suoi figli spirituali ed è prodigo di istruzioni pastorali.

venerdì 25 gennaio 2013

VANGELO DEL GIORNO


Venerdì 25 gennaio
ANDATE IN TUTTO IL MONDO E PROCLAMETE IL VANGELO.
Conversione di S. Paolo Apostolo

Messa della notte
Prima lettura   At 22, 3-16
In quei giorni, Paolo disse al popolo: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nell'osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in car­cere uomini e donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti.
Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno,
all'improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?': Io risposi; "Chi sei, o Signore?': Mi disse: "Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti': Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi al­lora: "Che devo fare, Signore?': E il Signore mi disse: `Alzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia': E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco. Un certo Anania, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, 'venne da me, mi si accostò e disse: "Saulo, fratello, torna a vedere!': E in quell'istante lo vidi. Egli soggiunse: "I1 Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Alzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome':
At 9, 1-22
LA LETTURA
In quei giorni, Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco i Al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?»• Rispose: Chi sei, o Signore? Ed egli: Io sono Gesù,
che tu perseguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati  ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda. C'era a Damasco un discepolo di nome Anania. Il signore in una visione gli disse:
«Anania!». Rispose: «Eccomi, Signore». E il signore a lui: Su, và nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando e ha visto in visione          un uomo, di nome Anania, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Anania: «Signore, riguardo a quest'uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l'autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocavano il tuo nome» • Ma il Signore gli disse: «Va', perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d'Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello, mi
ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo
e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si me­ravigliavano e dicevano: «Non è lui che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocavano questo nome ed era venuto qui precisamente per condurli in catene ai
capi dei sacerdoti?».
Saulo frattanto si rinfrancava sempre di più e gettava confusione tra i Giudei residenti
a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.
IL VANGELO

Salmo 116: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo.
 
Dal Vangelo secondo Mc 16,15-18
In quel tempo, (Gesù apparve agli Undici) e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crede­rà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno, le mani ai malati e questi guariranno».

LA NOTA ESEGETICA
La parola Vangelo, to euangelion (buona notizia,) ricorre otto volte in Marco, di cui la metà direttamente associ a kérussb (proclamare: Mc 1,14; 13,10; 14,9; 16,15). Gesù ha proclamato il Vangelo (complemento oggetto) 1 primo (1,14) e ora dà ordine agli Undici di proclamare lo stesso (16,15) come suoi apostoli. In realtà, è sempre che continua a salvare i credenti e ad accompagnarli con vari segni efficaci.

IL COMMENTO SPIRITUALE
«Sulla via di Damasco» accadono molti fatti straordinari: chiamate e rivelazioni. L'esperienza di Paolo, persecutore dei cristiani, è quella di molti uomini e donne che nei secoli si sono visti chiamare, sollecitare, strappare alla "normalità" o al male, da un Dio Padre, presente nella storia e nella vita di ciascuno.
Molte "vie di Damasco" illuminano la storia. E sono personaggi santificati che ri­fulgono alla luce del mondo, o sono persone semplici, che non danno voce, né lustro a qualche città o movimento, ma che hanno risposto a quella chiamata con il dono totale di sé. Non penso solo ai consacrati, penso alle umili persone che fanno la storia delle nostre famiglie, delle buone relazioni sui luoghi di lavoro, dell'accoglienza e della sofferenza...
E da buon padre, Dio manda a tutti qualcuno che illumini, che apra gli occhi ac­cecati. Non lascia solo nessuno, ma tende la mano per accompagnare il cammi­no. Paolo incontrerà Anania, che, preparato dal Signore, gli restituirà la vista, per vedere, discernere e testimoniare.
L'ESPERIENZA      
Frutta non sprecata

È iniziato il servizio alla mensa e io devo rimanere con i miei alunni. Sono un po' turbolenti e poi mi hanno detto che mangiano pochissimo e buttano via molta roba. È proprio così. Addirittura si divertono a lanciarsi addosso la frutta.
Mi chiedo cosa fare. Ho pensato che non basta dire loro che si comportano in modo sbagliato, ma devo fare subi­to una proposta in positivo. Così faccio loro una proposta: quella frutta, anziché sprecarla, si può far arrivare a persone povere; io me ne prenderei l'incarico.
Sacchetto alla mano, si va via via riem­piendo con 14 mele.
Finita la scuola, mi avvio verso il vicino istituto per ragazzi in difficoltà con in cuore un po' di timore nel presentarmi con così poco. Invece loro accolgono con grandissima gioia quella poca frut­ta, come un regalo inaspettato.
Porto il loro grazie ai miei scolari. Da quel giorno spesso, quando i ragazzi rimangono con altri insegnanti, mi ritro­vo nell'armadietto un sacchetto di frut­ta che hanno raccolto.
                                                                        P.H. – Svizzera
IL TESTIMONE
Padre Michele Piccirillo
È il francescano archeologo e biblista della Custodia di Terra Santa, noto in tutto il mondo per aver restituito alla luce nel Vicino Oriente, nell'arco di qua­rant'anni, un patrimonio archeologico di rara bellezza, a conferma dei fonda­menti storici del cristianesimo e delle radici cristiane di una regione oggi a larga maggioranza musulmana. A lui si deve il salvataggio di innumerevoli mosaici bizantini da vandalismi e lavori edilizi nonché la creazione, in Giordania e Israele, di scuole per giovani restaura­tori, prescindendo da fedi religiose e nazionalità. Amico di potenti, ma anche di semplici beduini, era un uomo di pace che promuoveva il rispetto reciproco e la collaborazione tra diverse culture e religioni, in luoghi spesso coinvolti in eventi bellici. Durante la degenza per una malattia che lo ha stroncato a 64 anni, nel 2008, scriveva: «Mai come in questi giorni mi sono sentito in una nube d'amore che mi ha dato quella serenità che non è mai venuta meno... Forse solo ora ho iniziato ad essere cri­stiano, prendendo e accettando in sere­nità la mia croce».

giovedì 24 gennaio 2013

LE POESIE DI ANITA PAPA




NON PIÙ ARABA FENICE                                                   

Arrestati qua, piccolo veliero,
deluso dell'approdo. in ermo lido.
Arrestati qua, onda del mare,
panfilo che ruotì intorno allo scoglio,
prima che il nocchiere ne diriga la rotta.

Il sole morente
qui colora di turchino l'orizzonte
e di cremisi
picchi, cirri e firmamento,
come me che ho dipinto di blu
oggi, al declino,
il molo e l'imbarcadero.

La mia vita adesso
è corso torrentizio, messe dorata,
spadice di anturìo fiammante
e non più... araba fenice.




ALLA VITA
Aspetto il canto dei miserere
come aspettai
felice
l'arrivo del mio uomo.
Lacrima ormai Gerusalemme
per le sue case rase al suolo
e mi stupisce,
con il cielo della primavera,
rincorrersi come fanciulle
le allodole
…camminare tacitamente
mentre il caldo delle vene
interra spighe novelle
ed una Pasqua insolita
mi reclina le pupille
in atto d'amore.
Vita, impareggiabile compagna,
solo allora saprai
quanto mi sei stata cara.

INTELLIGENTI PAUCA !





Ab illis cava
Qui loquuntur suave

-stà in guardia da chi parla
 mellifluo-. Parola gentile e animo subdolo
vanno spesso insieme. Il monito popolare
(la rima — cave, suave — denuncia chiaramente
 l'origine non dotta della battuta)
vuole avvisare l'incauto che si lascia
sedurre dalle chiacchiere e non bada
 ai fatti.



fiat iustitia et pereat mundus

-si faccia giustizia e crolli (pure)
il mondo-. Questo sostiene chi afferma
che non si deve esitare a punire
l'iniquità in qualunque luogo essa si
annidi. E con tanta maggiore
severità, se essa si nasconde fra
persone che detengono il potere;
colpendo le quali potrebbero crollare
i pilastri su cui si regge la vita di uno
Stato.

VANGELO DEL GIORNO


Giovedì 24 gennaio
S. Francesco di Sales
GLI SPIRITI IMPURI GRIDAVANO: «TU SEI IL  FIGLIO DI DIO!. MA EGLI IMPONEVA LORO            SEVERAMENTE DI NON SVELARE CHI EGLI FOSSE
Prima lettura 1 Eb 7,25-8,6

Fratelli, Cristo può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.
Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, sen­za macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri pec­cati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso. La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre.
Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, mi­nistro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito. Ogni sommo sacerdote, infatti, viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anche Gesù abbia qualcosa da offrire. Se egli fosse sulla terra,
non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni. Second que­sti offrono un culto che è immagine e ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu dichiarato da Dio a Mosè, quando stava per costruire la tenda: «Guarda — disse — di aire ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte». Ora invece egli ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l'alleanza di cui è mediatore, perché è fondata su migliori promesse.
LA LETTURA E IL VANGELO

Salmo 39: Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Dal Vangelo secondo Marco 3,7-12
In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì mol­ta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall' Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicchè quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: -Tu sei il Figlio di Dio!-. Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

LA NOTA ESEGETICA

Finora, Marco testimonia la risposta positiva, anzi entusiastica della folla(3,7-12) che converge su Gesù da molte zone. Il verbo adoperato anechòresen (si ritirò) non implica necessariamente una fuga da parte di Gesù, nonostante la cospirazione di farisei ed erodiani (3,6), ma che si è allontanato. Tra la folla fiduciosa c’erano quelli guariti da noi: molti (pollus in Mc 3,10) invece di tutti (pantas in Mt 12,15).

IL COMMENTO SPIRITUALE
Doveva essere una vera scossa tellurica la presenza di Gesù in Palestina. Tutti ne parlavano e le notizie di guarigioni e di fatti straordinari rimbalzavano di villaggio in villaggio.
Per questo Gesù era assediato letteralmente dalla folla, tanto che in Galilea fu costretto a cercare una barca per sottrarsi alla ressa.
Una promessa che diventa realtà: Cristo è sempre con noi, accanto alle nostre miserie si è offerto per me, senza risparmiarsi e fa fede la prima lettera di Paolo agli Ebrei: «Cristo può salvare perfettamente quelli che per lui si avvicinano a Dio. Egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore
In un tempo così lontano dalla speranza, soggiogato dall'autosufficienza e
dall'angoscia, alzare lo sguardo e percepire la realtà del Dio che s'immola, che risorge, ci difende, ci consola e ci educa.
L’ESPERIENZA
E se fosse tuo padre?
Una gelida mattina di dicembre a Buda­pest. Alla stazione attendevo qualcuno da Monaco di Baviera che sarebbe arri­vato con l'Orient Express. C'era un cer­to ritardo e guardavo in giro cercando dove comprare una bevanda calda. Da destra vidi avvicinarsi un barbone. Fu automatico cercare di ritrarmi immagi­nando la scia di fetore che gli aleggia­va attorno. Poi una domanda da chissà quale angolo della mente: «E se fosse tuo padre?». Se fosse stato mio padre gli sarei andato incontro, certamente non mi sarei allontanato. Rimasi fermo al mio posto e seguii il faticoso trascinarsi di quell'uomo. Non so quale età! avrei potuto dargli. Malvestito, le labbra screpolate. Nella mano destra un grosso sacchetto di plastica pieno di bottiglie vuote. Con l'altra cercava di tenere in­sieme i brandelli neri di un ombrello.
Le pupille degli occhi erano azzurre come due perle in un mare rosso di tempesta. Gli sorrisi. Rispose consapevolmente con un elegante segno di gratitudine. Quell'uomo passò. Mi sorpresi di non aver sentito nessun fetore, anzi quel passag­gio lasciò in me qualcosa di gradevole. Fui grato che il treno avesse avuto ritardo.
                                                                                                        G. M. – Ungheria
IL TESTIMONE
S. Francesco di Sales
Nacque nel 1567 in una delle più an­tiche e nobili famiglie savoiarde. Ri­nunciò ad una brillante carriera per la vocazione sacerdotale, dandosi subito all'apostolato nei Paesi protestanti col far circolare fra la popolazione fogli vo­lanti: di qui l'essere considerato il santo protettore dei giornalisti e degli scrittori cattolici. Divenuto vescovo di Ginevra, città quasi totalmente calvinista, difese valorosamente la dottrina cattolica. Fu scrittore affascinante. Opere come l'in­troduzione alla vita devota e il Trattato
dell'amore di Dio, composte per la for­mazione dei laici, gli valsero il titolo di dottore della Chiesa. Direttore spirituale ineguagliabile, fece dell'amore di Dio il fulcro di un insegnamento condito di amabilità col quale convinse perfino i suoi avversari e persecutori. Con san­ta Giovanna di Chantal fondò nel 1610 l'ordine della Visitazione. Una delle sue tante frasi celebri: «Pensiamo solo a fare bene oggi, e quando il giorno di domani sarà venuto, si chiamerà anch'esso oggi, e allora ci penseremo».

mercoledì 23 gennaio 2013

LE POESIE DI ANITA PAPA



Dal volume "Elisi mai attinti" di Anita Papa

Sogno infranto                                                                          Perchè mi hai infranto l'incanto?
                                                                                                           (a mia mamma)

Hanno ricoperto di blu la zolla                                                   Angelo mio, io in estasi ero                                      
il chiaro sogno del mio tempo.                                                   e mi hai svegliata.
Una bara ha sepolto idee e fantasia,                                           Perchè mi hai infranto l'incanto?
e come un' apolide ho rinnegato la vita.                                    
                                                                                               
                                                                                                Era ad aprile e dolce la temperie;
                                                                                                cirri sparsi popolavano l'azzurro
                                                                                                e fiori di pesco gli arbusti inghirlandavano.
                                                                                                Non trillo di usignoli nell'aere,
                                                                                                nè altro suono frangea il silenzio:
                                                                                                la vita... come arrestatasi.
                                                                                                Lieta io ero;
                                                                                                con te vicino l'arida terra
                                                                                                dell'elisio pari refriggerio avea
                                                                                                Ora gelo dappertutto: lapidee le vette,
                                                                                                scheletriri gli alberi, arsicce le zolle,
                                                                                                cinereo lo spazio e tacita la città.
                                                                                                In altro etere ora tu aliti
                                                                                                e la mia pupilla è spenta

                                   
                                                                                                Angelo mio,
                                                                                                perchè mi hai infranto l'incanto?
                                                                                                Io inestasi ero.




INTELLIGENTI PAUCA !



De ore tuo (te iudico)
-Dalla tua bocca( ti giudico)- ;
cioè: dalle parole che tu stesso hai detto(o scritto)
io giudico il tuo comportamento.
La forisma si usa per criticare un avversario, sottolineando i contrasti emergenti
fra quanto egli ha sostenuto con parole o scritti e i metodi
con cui egli agisce o si comporta.



In strumentum regni
-Strumento di regno(per regnare)- ;
cinico aforisma alludente ai mezzi subdoli
(censura,disinformazione,repressione occulta ecc)
che i potenti adoperano per spegnere le coscienze degli individui e per dominare
incontrastati.

VANGELO DEL GIORNO


MERCOLEDI’ 23 Gennaio
S. Emerenziana
È LECITO IN GIORNO DI SABATO SALVARE  UNA VITA
O UCCIDERLA?
Prima lettura   Eb 7,1-3.15-17

Fratelli, Melchìsedek infatti, re di Salem, sacerdote del Dio altissimo, and incontro ad Abramo mentre ritornava dall'avere sconfitto i re e lo bene-` disse; a lui Abramo diede la decima di ogni cosa.
Anzitutto il suo nome significa «re di giustizia»; poi è anche re di Salem, cioè' «re di pace». Egli, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre. (Ora) sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. Gli è resa infatti questa testimonianza:
«Tu sei sacerdote per sempre secondo l'ordine di Melchìsedek».
Salmo 109: Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.

IL VANGELO
Dal Vangelo secondo Marco  3,1-6
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano
paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
gli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Alzati, vieni qui in mez­zo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'in­torno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all'uo­mo: «Tendila mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
IL COMMENTO SPIRITUALE

Silenzio nella sinagoga, tutti i presenti sono fissi sulla persona di Gesù e su qu pover'uomo con la mano paralizzata.
Gli sguardi s'incrociano curiosi e intriganti, vogliono avere una prova per accusarlo. Se, mosso da amore, guarirà l'uomo dalla mano indurita, allora potranno aggiungere quell'opera compiuta di sabato alle altre, che stanno raccogliendo minuziosamente.
Un dossier da snocciolare nel tempio davanti ai sacerdoti, per accusare finalmen­te quell'uomo troppo inquietante e scomodo. E mandarlo a morire.
E Gesù, mosso da quell'amore che lo porterà sulla croce, guarisce, non senza pri­ma aver provocato la coscienza dei presenti: il rispetto delle regole può fare del male? Può ignorare il bisogno degli uomini di salvezza? Quante mani secche che invocano la vita ci portiamo nel cuore? E quanti sabati possono e devono essere violati, per amore?

Mancano suicidio
Prestavo servizio in un incrocio molto trafficato quando vidi più volte sfrecciare un giovane con una moto ad altissima Velocità. Correva il rischio di schiantarsi contro i mezzi che circolavano. Gli inti­mai di fermarsi. Quando arrivò davanti a me notai il suo volto turbato: «Voglio farla finita!», dichiarò. Lo ascoltai a lun­go raccontarmi le sue difficoltà, i suoi problemi. Gli offrii la mia disponibilità per aiutarlo e dimenticai di fargli la mul­ta. Se ne andò via rasserenato.
Passarono alcuni anni, ero di servizio in piazza. Si avvicinò un giovanottone sorridente che mi abbracciò commos­so. Gli feci notare che forse mi aveva scambiato per un'altra persona. «No,sono il ragazzo della moto ad alta velo­cità all'incrocio. Ricorda? Ora sono feli­cemente sposato e contento di vivere. Sono venuto qui da Foggia, dove ora abito con la mia famiglia, perché volevo ringraziarla».
                                                                               B.A. - Italia

martedì 22 gennaio 2013

IL VANGELO DEL GIORNO


Martedì 22 gennaio
 IL SABATO E’ STATO FATTO PER L’UOMO E NON L'UOMO PER IL SABATO ".
S. Vincenzo m.
Prima lettura   Eb 6, 10-20
Fratelli, Dio non è ingiusto tanto da dimenticare il vostro lavoro e la carità
che avete dimostrato verso il suo nome, con i servizi che avete reso e che
tuttora rendete ai santi. Desideriamo soltanto che ciascuno di voi dimo­stri il medesimo zelo perché la sua speranza abbia compimento sino alla fine, perché non diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che, con la fede e la costanza, divengono eredi delle promesse.
Quando infatti Dio fece la promessa ad Abramo, non potendo giurare per uno superiore a sé, giurò per se stesso dicendo: «Ti benedirò con ogni benedizio­ne e renderò molto numerosa la tua discendenza». Così Abramo, con la sua costanza, ottenne ciò che gli era stato promesso. Gli uomini infatti giurano per qualcuno maggiore di loro, e per loro il giuramento è una garanzia che pone fine a ogni controversia.
Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l'irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento, affinchè, grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa infatti abbiamo come un' àncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, dove Gesù è entrato come precursore per noi, divenuto sommo sacerdote per sempre secondo l'ordine di Melchìsedek.

LA LETTURA E IL VANGELO
Salmo 110: Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza.
 
Dal Vangelo secondo Marco 2,23-28
 In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Da­vide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».
LA NOTA ESEGETICA
La giustapposizione dei detti sull'uomo/Figlio dell'uomo dà all'insieme un crescendo cristologico e basa la prassi
cristiana rispetto al sabato sull'autorità di Gesù.
Se l'accusa dei farisei è fondata (infatti, la mietitura non è lecita il sabato: Es 34,21), prendendo spunto dall'esperien­za di Davide (1 Sam 21,1-6), tanto più Gesù può affermare che "il sabato è stato fatto per l'uomo...": vera liberazione!
IL COMMENTO SPIRITUALE
1 contemporanei di Gesù erano tardi di cuore e pronti al giudizio, confusi dal coni-portamento dei discepoli, che spigolavano di sabato, per provvedere al loro so­stentamento.
In effetti i farisei, che registravano le trasgressioni di Gesù per raccogliere le pro­ve e farlo morire, non erano in grado di capire. 11 loro animo non era pronto o aperto ai suoi insegnamenti e alla sua testimonianza, mentre, ancora una volta, il Cristo riafferma la centralità dell'uomo e non della legge o delle regole. Ancora si fa vicino agli uomini.
Doveva essere questa una vera rivoluzione per i tempi. Forse possiamo capire I suoi contemporanei, comprendere reazioni e dubbi, sospetto e smarrimento, ri­cerca di conferme... Ma non possiamo che compatire la loro cecità. Noi invece abbiamo l'intera testimonianza, abbiamo l'esatta dimensione della li­bertà che Dio ci ha dato di sceglierlo in ogni momento, di mettere al centro delle nostre scelte lui e coloro che ci ha messo accanto. E abbiamo anche molti testimoni che illuminano il nostro percorso. Eppure continuiamo a essere ciechi e sordi.
L'ESPERIENZA      
La sezione B
Sofia, la nostra seconda figlia, ha iniziato le elementari nella sezione A, ma dopo qualche tempo mi dice che preferireb­be andare nella sezione B.
Un giorno la sua maestra convoca tutti i genitori e veniamo a sapere le differenze che esistono fra le due sezioni, con for­ti privilegi nella prima. Provo dispiacere per le ingiustizie e, a fine riunione, chie­do alla maestra delucidazioni. Prima di iniziare il discorso, lei mi racconta quanto Sofia si prodighi per i bambini della B, tutti portatori di handicap motori.
Con dolore costato il mio egoismo e
comprendo che io per prima avrei dovu­to mettere in luce questi bambini come un vero dono per la società. Rispondo alla maestra che la sezione B è "la perla" della scuola e che sono felice che mia fi- glia cresca con quei compagni.
Mesi più tardi l'insegnante mi confi­da che le mie parole hanno risvegliato in lei il significato del suo lavoro e che davanti al grave conflitto di accettare o no bambini portatori di handicap, li ha difesi con convinzione, sostenendo che sono "le perle" della scuola.
                                                                                             S.G. — Argentina
IL TESTIMONE
Audrey Hepburn
«Mia madre si definiva una persona molto spirituale. Benché non sia stata mai un'ardente seguace di una precisa dottrina religiosa, non perse mai la sua fede nella potenza dell'amore, nella bon­tà della vita. Credeva che l'amore fosse in grado di curare, aggiustare, ricucire e portare tutto a un lieto fine». Così il fi­glio Sean ricorda l'incantevole interprete di Vacanze romane e altri film di succes­so, icona di una femminilità delicata e sbarazzina, ben diversa da quella sexy di altre star. Lei stessa non si riteneva una star, ma una attrice fortunata, che dove‑
va molto ai soggetti e ai registi e colleghi con i quali aveva lavorato. Estranea ai pettegolezzi e agli eccessi così frequen­ti nel mondo dello spettacolo, era una donna semplice, che i complimenti met­tevano in imbarazzo. Per dedicarsi alla fa­miglia si ritirò dal cinema all'apice di una folgorante carriera e nell'ultima parte della sua vita (è morta nel 1993) percorse senza risparmiarsi, quale ambasciatrice dell'Unicef, i campi profughi del mondo per attirare l'attenzione internazionale sulla tragedia di milioni di piccole vittime della miseria o della guerra.

Caino e Abele

Da Baudelaire "I fiori del male" la poesia "Caino e Abele"

Dioscuro...

Abbiamo parlato più volte dei "Fiori del Male" di Baudelaire, ma ci sono dei versi che hanno sempre attirato la mia attenzione, sono le razze di Caino e Abele.
Sono metafore delle tipologie di umanità che adottano rispettivamente modi di esistere opposti.
Chi vive nella religione e nella prosperità, appagato dall'appoggio della divinità e della sua coscienza, contro chi vive l'umanità nella sua essenza più carnale, asseconda i suoi istinti e ne è condannato. Contadini contro cacciatori, santità contro umanità, ricchezza contro povertà, beatitudine contro dannazione.
Si parla di razze, quindi non c'è scelta. Voi siete più Caino o Abele? :)

Caino e Abele

Razza d'Abele, dormi, bevi e mangia:
con che compiacimento ti sorride Dio!

Razza di Caino, striscia
nel fango e muori miserabile!

Razza d'Abele, il tuo sacrificio
accarezza il naso ai Serafini!

Razza di Caino, il tuo supplizio
potra mai avere fine?

Razza d'Abele, guarda prosperare
II tuo bestiame e le tue semine!

Razza di Caino, le tue viscere
urlano di fame come un vecchio cane!

Razza d'Abele, scaldati il ventre
al focolare patriarcale!

Razza di Caino, trema di freddo
nel tuo antro, povero sciacallo!

Razza d'Abele, ama e prolifica!
Anche il tuo oro si moltiplica!

Razza di Caino, guardati
dalle grandi brame, cuore ardito!

Razza d’Abele, tu cresci e ti pasci
come le cimici dei boschi!

Razza di Caino, trascina per le strade
la tua famiglia disperata!

Razza d'Abele, la tua carogna
ingrasserà la fumante terra!

Razza di Caino, il tuo compito
non è ancora finito!

Razza d'Abele, vergognati!
II ferro e vinto dallo spiedo!

Razza di Caino, sali al cielo
e scaraventa sulla terra Dio!

C. Baudelaire
Le Fleurs du Mal

Johnny:
Io sono molto più Abele, mi hanno già ucciso diverse volte....

Goethe:
Io sono Abele con Caino.
E sono Caino con Abele.

Intelligenti Pauca

CITAZIONE DI SAN FRANCESCO DI SALES

PAROLE DI SAN FRANCESCO DI SALES PER I FALSI FARISEI DI ALCUNE PARROCCHIE DELLA DIOCESI DI CAPUA

“NON ACCONTENTARTI DI ESSERE POVERO COME I POVERI, MA SII PIU’ POVERO DEI POVERI, VA A SERVIRLI QUANDO GIACCIONO A LETTO INFERMI E DEVI SERVIRLI CON LE TUE PROPRIE MANI.

QUESTA SERVITU’ E PIU’ GLORIOSA DI UN REGNO”.

CITAZIONE DEL GIORNO

MA COME CALZA BENE PER QUESTA CITTA'!
PROBABILMENTE AVEVA SOGGIORNATO PER UN PERIODO DI TEMPO A S MARIA…


cavalli

cavalli

BIAGIO MARIA DI MURO

RISPONDIAMO AL NUOVO CITTADINO C.DV.CHE DA QUALCHE MESE SI E’ TRASFERITO DAL LAZIO IN CAMPANIA E PRECISAMENTE A S.MARIA CAPUA VETERE IN VIA GALATINA CHE CI HA CHIESTO CHI ERA IL SINDACO DELLA CITTA’.

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO DI MURO

TI RIMETTO LA FOTO DI BIAGIO DI MURO E UNA PARTE DEL SUO CURRICULUM VITAE

BIAGIO DI MURO SI E’ LAUREATO, IL 30/10/1995, CON 110 E LODE IN ARCHITETTURA PRESSO L’UNIVERSITA’ DI NAPOLI, CON UNA TESI SPERIMENTALE IN SCIENZE DELLE COSTRUZIONI ED E’ ISCRITTO ALL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DELLA PROVINCIA DI CASERTA AL N. 872.

SVOLGE UNICAMENTE LA LIBERA PROFESSIONE ED HA LO STUDIO IN S.MARIA C.V., AL CORSO ALDO MORO N.73

E’ABILITATO AL COORDINAMENTO DI SICUREZZA – D.LGS.494/96 – CON ATTESTATO DI CORSO RILASCIATO DALL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II, A CURA DEL CENTRO INTERDIPARTIMENTALE DI RICERCHE L.U.P.T. DAL 24 NOVEMBRE 1997.

HA PARTECIPATO AL GRUPPO DI RICERCHE SUL TEMA “STABILITA’ DELLE TORRI IN MURATURA” ORGANIZZATO DALL’ISTITUTO DI “COSTRUZIONE DELLA FACOLTA’ DI ARCHITETTURA” – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI, FEDERICO II.

E’ COLLABORATORE DELLA III AREA DI RICERCA “PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI” L.U.P.T. – LABORATORIO DI URBANISTICA E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI, FACOLTA’ DI ARCHITETTURA.

E’ MEMBRO DELL’AREA DI RICERCA “PROGETTAZIONE URBANA, AMBIENTALE E DEL RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEI BENI STORICI, ARCHITETTONICI, ARCHEOLOGICI E PAESAGGISTICI” DEL CENTRO DI RICERCA L.U.P.T. DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI FACOLTA’ DI ARCHITETTURA – DIRETTORE PROF. FRANCO MARINIELLO.

HA SEMPRE AVUTO UN FORTE LEGAME CON LA POLITICA ATTIVA, ESSENDO FIGLIO DI NICOLA DI MURO, IL QUALE FIN DAL 1956 E’ ESPRESSIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA, PRIMA A LIVELLO COMUNALE I POI OLTRE AI CONFINI CITTADINI, FINO A DIVENTARE UOMO DI RIFERIMENTO DEL PARTITO AI PIU’ ALTI LIVELLI.

BIAGIO MARIA DI MURO FIN DALL’ADOLESCENZA HA POTUTO ASSORBIRE TUTTA L’ESPERIENZA POLITICA ED AMMINISTRATIVA, AVENDO AVUTO MODO DI FREQUENTARE ASSIDUAMENTE IL PARTITO.

PARTECIPA ALLA CONSULTAZIONE ELETTORALE AMMINISTRATIVA DEL 2002, CANDIDATO CON FORZA ITALIA, RIPORTANDO CIRCA 1000 VOTI DI PREFERENZE CONTRIBUENDO IN MODO DETERMINANTE DA FAR DIVENTARE FORZA ITALIA IL PRIMO PARTITO IN CITTA’.

DOPO NEL 2007 ASSUME LA CARICA DI VICE SINDACO, MA DOPO QUALCHE MESE NON ESITA A LASCIARE IL PRESTIGIOSO INCARICO QUANDO SI ACCORGE CHE CON LA DEFENESTRAZIONE DELL’ASSESSORE MARCIANO SCHETTINO VENIVANO TRADITI GLI IMPEGNI E LE PROMESSE SOTTOSCRITTE NEL PROGRAMMA ELETTORALE PRESENTATO AGLI ELETTORI.

DAL 2011 AL 2015 E’ STATO SINDACO DELLA CITTA’ DI S.MARIA CAPUA VETERE.

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SERVIZIO CAF PRESSO LA NOSTRA SEDE IN C.SO ALDO MORO N.73 AVETE A DISPOSIZIONE UNA SERIE DI SERVIZI UTILI:

1. MODELLO ISEE

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3. BONUS E RIDUZIONE CANONE

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5. MODELLO RED

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9. ASSEGNI PER NUCLEO FAMILIARE

10. ASSEGNI DI MATERNITA’

11. MODELLO UNICO

12. ICRIC, ICLAV, ACCAS/PS

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14. SUCCESSIONI

15. TRASMISSIONE TELEMATICA

16. CONTRATTI DI AFFITTO

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SERVIZI PROFESSIONALI:

1) CONSULENZA E ASSISTENZA LEGALE

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1. INVALIDITA’ CIVILE

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5. DISOCCUPAZIONE

6. RECUPERO CONTRIBUTI

7. MEDICINA LEGALE

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RECUPERO STRUTTURALE E FUNZIONALE DELL' EDIFICIO DELLE SCUOLE ELEMENTARI "PRINCIPE DI PIEMONTE"

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SCUOLA PRINCIPE DI PIEMONTE

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RISTRUTTURAZIONE E AMMODERNAMENTO DEL PLESSO SCOLASTICO RIONE IACP

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EURO 700.000,00

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RIFACIMENTO PIAZZA SAN PIETRO

IMPORTO FINANZIATO:

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piazza San Pietro

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PROGRAMMA DI RECUPERO URBANO COMPARTO C1 NORD OVEST – RIONE IACP

IMPORTO INTERVENTO:

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lavori pubblici

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REALIZZAZIONE DI UN CAMPO SPORTIVO POLIVALENTE COPERTO IN VIA GIOTTO – RIONE IACP

IMPORTO DEL FINANZIAMENTO :

euro 512.000

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iacp

arco adriano

PUBBLICHIAMO LE FOTO DELLE OPERE PUBBLICHE PER LE QUALI INIZIERANNO PRESTO I LAVORI .SALVO RITARDI DOVUTI ALLA SCELLERATA AZIONE DI SFIDUCIA CHE COMPORTERA' AUMENTO DI COSTI E PERDITE DI FINANZIAMENTI

RESTAURO CONSERVATIVO DELL’ARCO ADRIANO. SISTEMAZIONE DEL TRATTO DI VIA APPIA TRA ANFITEATRO ED ARCO ADRIANO

RICHIESTA FINANZIAMENTO

Euro 2.470.698,58

arco adriano

arco adriano

villetta l.sturzo

PUBBLICHIAMO LE FOTO DELLE OPERE PUBBLICHE PER LE QUALI INIZIERANNO PRESTO I LAVORI .SALVO RITARDI DOVUTI ALLA SCELLERATA AZIONE DI SFIDUCIA CHE COMPORTERA' AUMENTO DI COSTI E PERDITE DI FINANZIAMENTI

PROGETTO PER LA VILLETTA TEMPO LIBERO ALLA VIA L. STURZO

RICHIESTA DI FINANZIAMENTO:

euro 127.000,00

villetta l. sturzo

villetta l. sturzo

asilo nido

PUBBLICHIAMO LE FOTO DELLE OPERE PUBBLICHE PER LE QUALI INIZIERANNO PRESTO I LAVORI .SALVO RITARDI DOVUTI ALLA SCELLERATA AZIONE DI SFIDUCIA CHE COMPORTERA' AUMENTO DI COSTI E PERDITE DI FINANZIAMENTI

PROGETTO DI ASILI NIDO PER BAMBINI DA 0 A 36 MESI IN VIA ALBANA 107

TOTALE DEL FINANZIAMENTO:

euro 699.438,18

asilo nido

asilo nido

PERDONA LORO......

Padre perdona loro! Perché li hai accecati? Perché hai tolto loro la memoria? Forse perché non credono più in Te? Padre perdonali! Tu sei un Dio buono: essi non sanno quello che fanno.... Non ricordano quando Tu mandasti loro la manna dal cielo e tutti sopravvissero e trovarono la terra promessa. Oggi li vuoi punire perché hanno troppo peccato? È per questo che la nuova manna tarda ad arrivare? Se sono ancora scettici e sono ancora cristiani se lo facessero spiegare dal loro parroco. Se poi sono degli assatanati, arrabbiati, solo perché credono di essere degli unti dal Signore, e solo perché sono stati abituati a credere di essere dei privilegiati, dimenticando i comandamenti che Dio diede a Mosè, allora fanno bene a pregare il vitello d'oro. E fanno bene a servire il vitello casalese sempre presente e che è stato causa del saccheggio sammaritamo e della chiusura delle industrie e la conseguente fine del lavoro, del commercio e delle possibilità di dare da bere agli assetati. Ma Tu Signore, nella Tua Infinita Bontà, Perdonali.....

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE