prova


Non lasciare mai, che il successo ti nasconda la sua vacuità, un' impresa la sua vanità, la fatica la sua desolazione. Mantieni vivo dentro di te l' incentivo ad andare ancora più avanti, quell' inquietudine dell' anima che ci spinge al di là di noi stessi. Non guardare indietro, e non accarezzare sogni per il futuro. Ciò non verrebbe nè a restituirti il passato nè a soddisfare gli altri tuoi sogni ad occhi aperti. Il tuo dovere, la tua ricompensa, il tuo destino sono qui ora.
(Dag Hammaarskjold, Markings)
Dobbiamo accettare le delusioni che sono limitate, ma non dobbiamo mai perdere l'infinita speranza.
(Martin Luther King)
Noi non dimentichiamo e non demordiamo.
Quanno 'a furmicola vò murì, mètte è scèlle. Si dice di chi, raggiunta la ricchezza, perde ogni senso della misura e finisce per far cose illogiche e per danneggiare se stesso.
Quanno ò perucchio saglie in gloria perde à scienza e à memoria. Il villano che sale nella scala sociale dimentica subito la sua origine e coloro che lo hanno agevolato nella ascesa.
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venerdì 29 luglio 2011

SANTA MARIA CHE BELLA CITTA’. SI MANGIA, SI BEVE E L’AMORE SI FA.


E’ una città, la nostra, in cui tutto sembra avvenire in una dimensione "astorica" , "stabile", quasi immobile, “anzi: immobiliare”. Per ricostruire il percorso della sovranità sul nostro territorio basta seguire quello dei diritti “sulla terra e sugli immobili” , dirigere la nostra attenzione verso l’unico motore della trasformazione di S.Maria C.V. : il mercato immobiliare che privilegia l’interesse di chi, essendo proprietario del suolo , è diventato il padrone indiscusso della città.

L’aumento esponenziale dei manufatti edili e dei loro autori, è la forma che il nuovo assume nella nostra esperienza quotidiana. La percepiamo come un brusìo quando attraversiamo quel pulviscolo di piccoli edifici solitari e ammassati che costituisce il DNA di una città sempre più “larga” e diffusa nel territorio.

Ciò ha determinato progressivamente il conseguente sedimentarsi di un apparato di comando ben radicato sugli investimenti sui terreni che aumentano di valore di anno in anno.

Esso è costituito da una sorta di notabilato proveniente dalla “terra” (che deve essere resa edificabile ad ogni costo), ossequiato in silenzio e legittimato da un diritto non scritto, da un potere riconosciuto nei fatti .

Lo sviluppo fondiario cittadino, che ha occupato progressivamente gli spazi pubblici, tende, per sua natura, forse più di quello industriale, al monopolio –al controllo speculativo della terra – al declino dei piccoli imprenditori edili e alla crescita delle grandi imprese immobiliari- dei costruttori di comunità residenziali ( che oggi non sono più indigeni, ma appartengono a comunità delle zone limitrofe che hanno accumulato le loro fortune lecitamente, a mezzo della politica, ma anche illecitamente).

Di tale sistema fanno parte, a pieno titolo, i banchieri della terra ( le coop, bancarie, piccoli Istituti privati e Filiali di Banche nazionali) che spesso si sono spinti più avanti rispetto alle proprie attività speculative inserendosi in settori diversi da quello bancario.

Collaterale rispetto a questo potere diventa la burocrazia amministrativa del decentramento statale che si costituisce in “potenza reale” e diventa essa stesso il suo proprio contenuto materiale. Intorno ad essa si coagula il mondo delle professioni, l’ambiente accademico che mostra un interesse per il pubblico in quanto fonte di commesse e consulenze.

Anche alla Magistratura viene riconosciuto, spesso, un ruolo “autonomo” di equilibrio. La cui funzione primaria sembra essere quella di determinare con molta precisione qualsiasi movimento e la sua forza per compensarlo spostandosi nella direzione contraria.

Discorso a parte meritano molti politici che rappresentano un elemento di forte stabilità per il loro attaccamento al potere concepito come un mestiere proprio svolto, però, al servizio di gruppi, di ceti e di lobby.. Preferiscono essere sempre al governo, per decidere, ma quando sono costretti a non farne parte, allora, fanno appello a tutte le loro qualità “ moralizzatrici” per legittimarsi come gli unici in grado di fare gli interessi dei padroni della città, badando, però, attentamente a non correre rischio conseguente a ciò che dicono.

In questa realtà ristabilire un rapporto che non sia di dominio con il proprio territorio , che non sia finalizzato alle necessità dell’accumulazione del denaro, significa permettere al cittadino di soddisfare il proprio bisogno d’una cosa da tener stretta mentre tutto viaggia ad una velocità incomprensibile e sembra sfuggire , di rispettare l’esigenza di un’affermazione cosciente della soggettività con i propri desideri, i propri ricordi.

Ciò è possibile farlo solo uscendo dai luoghi angusti e soffocanti del comando e della politica. Oggi, se democrazia cerchiamo, dobbiamo pensarla in termini radicalmente differenti: come gestione comune da parte del comune, ricerca disperata di tutto ciò che “in mezzo all’inferno o al deserto della città, è meno inferno e meno deserto”.



Gerardo D’Amore

giovedì 6 gennaio 2011

Dal blog di Mario Tudisco : "A proposito di allevamento di mostri..."

E’ capitato una sola volta che una specie animale sia stata allevata da elementi appartenenti ad specie diversa . E’ il caso , appunto, di Mowgli , bambino indiano perduto nella giungla, cacciato dalla tigre Shere Khan e allevato da una famiglia di lupi che lo accoglie trasmettendogli comportamenti e abitudini.


Sappiamo che questo evento, però, appartiene al mondo della leggenda, della fiaba, della letteratura e non a quello della realtà.


Un cosa del genere, infatti, sarebbe in netta contraddizione con la genealogia , quella scienza che si occupa di accertare e ricostruire i legami di parentela che intercorrono tra i membri di una o più famiglie.


Nell’esperienza umana , quindi, fatti del genere non potrebbero mai verificarsi e siamo confortati , in questo, dalla quotidianità della nostra specie e di quelle che ci circondano. Basta far riferimento ai nostri animali da cortile per sentirci rassicurati. Non si è mai raccontato, infatti, che una gallina allevi un maiale. Solo i maiali possono generare ed allevare i propri simili. Non è mai successo che un produttore di carne suina pretenda di dar inizio al suo allevamento acquistando, al mercato, un gallo e una gallina come procreatori.


Credo che la stessa legge regoli , ad occhio e croce, l’allevamento dei mostri , anche se questi ultimi sono degli esseri che si comportano in modo non conforme ai soggetti della loro specie di appartenenza considerati “ordinari”.


Il termine latino monstrum indica essenzialmente , un prodigio, e deriva dal tema di monere: avvisare, ammonire.


Il mostro, nel significato originario, è l'apparire, il manifestarsi, il mostrarsi improvviso di qualcosa di straordinario che viola la natura e che è un ammonimento e un avvertimento per l'uomo.


Quando qualcuno si vanta e/o si duole di aver generato mostri, allora l’ammonimento insito nel termine diventa ancora più marcato suscitando addirittura allarme e riporta alla mente un verso di B. Brecht che, riferendosi al nefasto avvento del nazismo e alla sua successiva sconfitta , ebbe a dire: “Non cantate vittoria troppo presto. Il grembo da cui nacque è ancor fecondo.”


Bisognerebbe , pertanto, procedere ad una igienica e preventiva sterilizzazione.




Gerardo D’Amore

domenica 2 gennaio 2011

DaL blog di Mario Tudisco : Quando cade il carro di un grande ...............

Quando cade un carro di un grande, molti piccoli ne fanno spese. Molti che non hanno condiviso le sue fortune si troveranno a condividere le sue sfortune” B. Brecht.


SARA’ COSI’?

Certo non ho mai visto una Giunta godere di tali appoggi politici. Mi riferisco all’Amministrazione di S.Maria C.V. in carica da ben quattro anni.

C’è stato chi ha compreso l’entità del danno causato “all’umanità” sin dal primo minuto e, dopo aver proposto e votato un Sindaco, lo ha subito abbandonato comprendendo , forse, con sconforto, lo spessore della catastrofe che si stava abbattendo sulla città ( onore al merito , ma anche alla resipiscenza). C’è stato, però, anche chi ( ed è la maggioranza dei politici) lo ha sorretto per circa tre anni e più associandosi a coloro che lo avevano osteggiato durante la competizione elettorale ( folgorati, improvvisamente, sulla strada per Damasco). Tutti scaricati al momento opportuno per un diverso e opposto colore politico ( ciò chiarisce , una volta per tutte, le differenze tra sinistra e destra). Infine, c’è stato chi voleva lucrare su “ un posto al sole” e si è convinto ad appoggiare il Sindaco “ in limine mortis” credendo di guadagnarsi il paradiso. Ma soprattutto c’è stato chi lo ha seguito ovunque e comunque cambiando partito e religione ( mai come in questo periodo la prostituzione è stata tanto diffusa da diventare quasi uno stile di vita).

QUANTI APPRENDISTI STREGONI.

“Un attimo dopo essere scampati alla ghigliottina, essere sopravissuti alla dittatura del proletariato, essersi scrollati di dosso il fascismo, agli apprendisti stregoni riesce quasi sempre mettersi al servizio dell'ideologia opposta rispetto a quella fino ad allora abbracciata. Non sono identificabili- tout court- con il boia diligente, il perfido torturatore, il soldato esperto o il barbaro e neppure con quelli che stanno ai vertici del potere. Tuttavia gli apprendisti stregoni sono in grado di fornire ai potenti di turno gli strumenti di persuasione più raffinati, l'apparato concettuale perfetto. Infatti non hanno mai fatto fatica ad esibire la prova intellettuale del fatto che soltanto una fase di tirannia sia in grado di produrre giustizia per tutti. Perfino dalla barbarie essi sono capaci di distillare quella forza purificatrice che successivamente, dopo una fase di normalizzazione, può far risplendere e predominare serenamente la virtù.”. Gunter Grass.

Oggi, 30/12/2010, un sole d’inverno, mi ha tirato fuori di casa per poter incontrare persone amate, e mi sono trovato di fronte , dopo la notizia allegra e confortante, della caduta della Giunta, la stessa gente che ha governato, ( o sgovernato) intenta a proporre scenari “prossimi venturi”.

Già, mi sono detto, la politica è quella tecnica che difficilmente accetta il “vuoto”. Tutti quelli che , per mestiere, si occupano della vita degli altri sono già al lavoro. Su di loro grava “l’ingrato compito” di predisporre le liste elettorali per rappresentarci al meglio. Questo è il giorno delle “alternative” . Noi viviamo in funzione delle alternative. Che c’è di meglio di una bella alternativa al pomodoro con qualche foglia di basilico , da mettere in tavola?

Il rischio , anzi no, la certezza , è quella che altri ( sempre gli stessi) la preparino per tutti noi togliendoci il gusto di cucinarla. Questo non è un bell’augurio per l’anno che verrà perché non tutti gli “apprendisti stregoni” finiscono in cliniche psichiatriche. Parecchi trovano la tranquillità necessaria per scrivere le loro memorie, di norma chiacchiere vanitose, inutili e confuse .

Tuttavia può accadere che i nostri apprendisti stregoni - è indifferente di quale schieramento facciano parte - perdano la loro identità, diventino vittime del loro intelletto “imparziale” (s’intende), ma poiché possono essere riconosciuti solo dai loro simili, anche la loro eliminazione è una faccenda elitaria. Solo una cosa non riesce agli apprendisti stregoni : “spegnere le proprie teste e il loro cicalio affinché vi sia silenzio”.

“Le nostre parole non possono realmente esprimere un senso che è nostro senza essere radicate in un silenzio, che non è privazione di parole ma percezione indicibile della vita, della carne, e perfino del desiderio e dell'amore da dove nascono le parole.


Speriamo che il 2011 sia migliore del 2010, ne abbiamo tutti bisogno.


Gerardo D’Amore

sabato 18 dicembre 2010

Tengo famiglia ....Tratto dal blog di Mario Tudisco

Quante volte abbiamo ascoltato qualcuno rivolgersi a noi usando l’espressione“tengo famiglia” per invogliarci a comprare qualche prodotto perfettamente inutile all’unico scopo nobile di fornire un minimo di sostentamento a chi non può procurarsi da vivere in modo diverso.

-“Oggi si è allargata a dismisura la platea degli “utilizzatori” della motivazione “tengo famiglia” fino a comprendere addirittura i politici che la utilizzano per giustificare una richiesta formulata a qualche superiore rappresentante del potere o per spiegare il perché si compiono atti non proprio ineccepibili dal punto di vista etico e/o legale”-.

Conseguentemente la stessa “famiglia “ ha subìto un effetto di dilatazione fino a coincidere con quella a cui si faceva riferimento nel film “il padrino” di F. Coppola comprendendo i “famigli”, termine che vuole indicare le corti di nani e ballerine,di faccendieri,di sostenitori a vario titolo e con diverse collocazioni,direttori di giornali e di Banche, Presidenti di società pubbliche e private,consiglieri di amministrazione, avvocati,commercialisti esperti in paradisi fiscali , signori delle tessere di partito ecc ecc..

Inoltre, il “tengo famiglia” quasi sempre è accompagnato da un altro modo di dire , patrimonio anch’esso dei venditori ambulanti : “ evitatemi di andare a rubare” per sostenere la famiglia da sfamare. Quest’ultima locuzione , però, non rientra , evidentemente, nella consuetudine dei politici , forse, perché ritenuta superflua per indicare un’attività collaterale svolta “ a prescindere” e ormai consolidatasi nel tempo.

In politica la tribù dei “tengo famiglia” che, come gli antichi vassalli difendono il loro Principe di turno dagli assalti di malvagi nemici , è diventata la più numerosa, contrastata dal politically correct (politicamente corretto), ma non troppo… I seguaci, cioè, della politica del figlio unico , del controllo delle nascite da perseguire nell’ambito di una pianificazione familiare che contenga , in qualche modo, le esigenze fameliche.

Il nostro panorama politico è popolato in sintesi da chi vuole la guerra e chi , invece, “un po’ meno guerra”. Chi finanzia le banche con lo scopo di salvare i risparmiatori ( come se per aiutare la vittima si dotasse di un’arma il suo carnefice) e chi, invece, per spirito di moderazione, vuole sostituire i grandi inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti , con impianti di dimensioni più ridotte (piccolo è bello), chi non vuole sodali e chi , per contro, intende socializzare al solo scopo di scongiurare fenomeni incresciosi di bulimia.

E le famiglie vere , quelle in carne ed ossa ( più ossa che carne considerata la contingenza)?

Beh quelle devono solo sapere che tutto viene realizzato in nome loro, del bene pubblico e della Nazione. Al massimo le si può informare che la verità sta sempre nel mezzo ( al centro) anche se, poi, non la trovano scritta da nessuna parte. D’altronde l’uso di luoghi comuni non ha mai nuociuto, può unicamente rincoglionire qualcuno facendolo diventare più mansueto.

E quelli che non hanno famiglia?

Non parlo, naturalmente dei divorziati che non l’hanno persa affatto. Anzi, per essi mantenerla è diventato , se possibile, ancora più dispendioso. Mi riferisco a chi è nato proprio senza. E’ presto detto. Se appartiene alla categoria dei politici suscita più commiserazione. In questo caso il richiamo al nucleo ritenuto naturale e fondamentale della società non viene soppresso , basta anteporgli un avverbio per rendere realistica la supplica : “non tengo famiglia”.

Se , invece, appartiene alla specie dei “poveri cristi” , allora “so’ cazzi amari!!!”.

Gerardo D’Amore

Dal blog di Mario Tudisco

sabato 11 settembre 2010

"Siamo in mano all'arte!"


La Giunta di centrosinistra aveva attinto a piene mani da un “Banalario” aggiornatissimo a tal punto da esaurirlo diventando alla fine un tantino melensa e melanconica. Ecco perché si è pensato di sostituirla con una giunta di centrodestra che , invece, preferisce fare ricorso allo “Sciocchezzario” , perché meno forbito e certamente più popolare.
La sciocchezza rompe il ghiaccio, allenta la tensione, rinfresca l’aria comunicativa.
Bisogna stare bene attenti, però, a non farne il proprio cavallo di battaglia; dosandola con cura può generare anche una sorta di “comicità involontaria” tesa a rallegrare i poveri cittadini afflitti da una cronica seriosità.
Chi di noi non ha provato la dovuta ammirazione per l’attuale vicesindaco che in maniera meritoria ha fatto quanto hanno trascurato i suoi predecessori? Ha “allertato il comando della polizia municipale per segnalare la presenza di due pericolosi nidi di vespe collocati nei semafori di viale Consiglio d’Europa chiedendone la rimozione”. Ha dimostrato, nella circostanza, una cura inusitata per le piccole cose e soprattutto non ha enfatizzato (poco) il suo intervento preferendo l’oblio ( Iddio gliene renda merito).
Questo è certamente un primo passo, un esempio di buona amministrazione per tutti i cittadini. Il nostro obbligo è quello di coglierlo e seguire il percorso tracciato. Perciò gli abitanti di S.Maria C.V. sono chiamati a tempestare di telefonate i Vigili urbani per ogni nido di insetti dovessero intravedere senza paura di intasare il centralino. E’ così che si dimostra il vero civismo senza contare, poi, che si raggiungerebbe, al contempo, l’effetto secondario ( anch’esso utile) di distogliere i Vigili dal loro primario compito d’Istituto , quello di multare coloro che parcheggiano le loro autovetture fuori dalle strisce blu per evitare di versare il contributo (necessario e solidaristico) a chi ha bisogno di guadagnare senza tanto industriarsi.
Dobbiamo rendere questa città più vivibile e certamente la presenza delle vespe non rappresenta l’unico attentato alla nostra civiltà. Verrà, pertanto, anche il turno dei topi , che , a volte, raggiungono dimensioni abnormi e vengono individuati, nell’immaginario collettivo, come “zoccole”. Logicamente mi riferisco genericamente a quelle di fogne (e non) ritenendo poco opportuno dilungarmi in questa sede in sottili distinguo. Per queste non basterebbe, però, fare appello alla Polizia Municipale non dotata dell’attrezzatura occorrente a debellare il pericolo. Bisognerebbe rivolgersi alla Protezione civile certamente più competente in materia come dimostra l’operazione eseguita presso il Centro Beauty del Salaria Sport Village di Roma. La notizia non secondaria che in pieno consiglio comunale, convocato per l’inaugurazione e la presentazione della nuova maggioranza , proprio coloro che avrebbero dovuto qualificarsi hanno ritenuto opportuno guadagnare repentinamente l’uscita dall’aula, sembra a prima vista altrettanto risibile, ma, alla luce di una più attenta riflessione, induce a serie considerazioni filosofiche. Soprattutto riporta alla mente quel vecchio detto espresso nell’idioma dantesco ( puro e toscano linguaggio) abbastanza eloquente per l’occasione: Ogne cane che fuje sape 'e fatte suje.Noi “poveri cristi” non siamo ancora pronti a capire profondamente queste eleganti strategie politiche , ma anche chi ci amministra da anni fatica a chiarirle. Speravamo, al riguardo, in un contributo del “nuovo che avanza” , bisogna , a questo punto, convenire che l’ inedito governance cittadino, più di quello “vecchio” SI SPEZZA , MA NON SI SPIEGA.

Gerardo D’Amore

martedì 3 agosto 2010

"Diamo voce alla gente comune"


"Quante voci polemiche sono pronte a levarsi ,oggi, contro l’elezione diretta dei Sindaci, dimenticando che essa fu, a suo tempo, introdotta da un Referendum che ci portò a scegliere tra il sistema elettorale proporzionale vigente e quello maggioritario, salutato come il “nuovo” , la riforma per eccellenza. Chi, al tempo, contrastò l’americanismo imperante della “legge truffa” fu definito tout court un “dinosauro”. Si ritenne, cioè, che il tanto agognato arricchimento democratico e l’eliminazione del regime dei partiti potesse essere attuato con plebisciti. L’effetto, però, facilmente prevedibile, è stato l’elezione di Sindaci generati da estemporanee aggregazione di voti e destinati a non avere nessuna continuità di rapporto con la base che li elegge, la quale, a sua volta, non è dotata di nessuna forma di comunica¬zione interna; nessuna struttura. In questo modo il Sindaco, si trasforma in un autocrate con¬trollato dai gruppi di pressione più forti. E’ il trionfo della personalizzazione.


Se qualcuno, però, in questo momento domandasse a me , proporzionalista convinto, se era meglio il sistema elettorale precedente , gli risponderei di no. La clientela politica, che era il fenomeno contro cui si era costruita, dopo la caduta del fascismo, la democrazia fondata sui partiti, ritornò , con il passare degli anni, in forme più vistose in quanto fu il partito stesso che consentì di mascherarla sotto l'aspetto della militanza. I danni provocati dalla partitocrazia sono stati , per tanto tempo, sotto gli occhi di tutti e da tutti additati con disprezzo. Si creò una doppia struttura di potere: la struttura istituzionale e quella parallela costituita dai partiti che si proposero come alternativa alle istituzioni.

E’ inutile far finta di dimenticare che la clientela è forte ( in tutte le salse elettorali) soprattutto nelle Istituzioni locali: è lì che il nesso tra il consigliere,1'assessore e il suo gruppo elettorale si fa sentire con più forza, è lì che si sperimenta l’accorpamento temporaneo e instabile di clientele diverse che permette l'annodarsi e lo snodarsi delle maggioranze, tanto più facilmente se si tratta di maggioranze gover¬nate da un solo partito o, in alternativa, da un autocrate, perché in tal caso le clientele sono ancora più sicure di poter condurre senza rischi i propri affari.

Allora il problema non sono le riforme elettorali / istituzionali.

E’ ormai da molto tempo che l’ oggetto della politica si è ridotto alla descrizione della città ideale, retta da un insieme di leggi, fondate sull'uso corretto della ragione e del territorio ( Platone già ne auspicava l’avvento nel 370 a. C. circa). Gli amministrati ( a partire dalla democrazia ateniese) si trovano, quindi, a dibattersi tra due fuochi: da una parte il governance che non manca, ogni giorno, di propinarci la lista della spesa delle cose realizzate, dall’altra l’opposizione sempre pronta ad indicare ciò che si poteva fare e, al contrario, non è stato concretizzato.

L'idea dominante in entrambi gli schieramenti ( che si legittimano a vicenda come la figura reale e quella riflessa in uno specchio) è che la virtù democratica per eccellenza risieda nella decisione e non, come dovrebbe essere , nell'esercizio della libertà da parte dei dominati che, pertanto, assumono la funzione di “parco buoi” interpellati solo in prossimità di scadenze elettorali e successivamente allontanati con fastidio da ogni processo decisionale.

“La democrazia- (diceva Fuocault)- non esiste solo in base al diritto di nascita, o di censo, dei cittadini, ma in nome del coraggio ( e aggiungerei dell’opportunità) dei singoli di dire ciò che pensano sulla cosa pubblica. Questo coraggio è l’unica garanzia per mantenere l'uguaglianza tra i cittadini.”

Domandiamoci quanti dei nostri rappresentanti Istituzionali a livello Comunale, che ora vorrebbero addirittura proporre , partendo dalle città , una nuova riforma contro l’elezione diretta dei Sindaci si sono ,poi, battuti nei Comuni per obiettivi più alla loro portata come le delibere di iniziativa popolare proposte da libere associazioni di cittadini. Quanti Consiglieri Comunali si sono accorti che l’Istituto Referendario previsto illo tempore dagli Statuti delle città giace tuttora senza un Regolamento d’attuazione e, pertanto, senza ali con cui volare?

Se una decisione esiste, essa è quella di chi dice la verità al potere e non si sottrae ai rischi che questo comporta, manifesta la sua singolare esteriorità rispetto alla politica, l’ irriducibile posizione critica di un uomo, o di una donna, rispetto al governo dello Stato. Dovrebbe essere questo l’obiettivo di ogni democrazia , contribuire a far crescere questo coraggio che si esprime nell'atto con il quale il singolo (e non più soltanto il «politico»-“il professionista rinomato”- “lo studioso” ecc. ) prende posizione rispetto alla propria comunità con lo scopo non di governare meglio , ma di trasformare la maniera di vivere sua e dei soggetti che gli sono intorno".
Gerardo D'Amore

di Gerado D'Amore

sabato 17 luglio 2010

I REFERENDUM COMUNALI


Sono previsti dal: Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267
"Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28 settembre 2000 - Supplemento Ordinario n. 162

articolo 8 - PARTECIPAZIONE POPOLARE
3. Nello statuto (dei Comuni) devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonche' procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresi', determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresi', previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.
4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali.
Molti Comuni , pur prevedendo, nei loro Statuti l’istituto del Referendum non hanno ancora approvato un apposito regolamento che stabilisca le modalità per l'attuazione delle forme di consultazione popolare previste dallo Statuto Comunale e dall'art. 5 della legge 8 giugno 1990, n. 142 che così recita: 5. Regolamenti. - 1. Nel rispetto della legge e dello statuto, il comune e la provincia adottano regolamenti per l'organizzazione ed il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e degli uffici e per l'esercizio delle funzioni.

Tale omissione di fatto impedisce il diritto di partecipazione del cittadino bloccando lo svolgimento dei Referendum comunali. I regolamenti servono, infatti, per garantire i cittadini della assoluta trasparenza e omogeneità di uguale trattamento in tutti i settori di cui l’amministrazione comunale è responsabile, le regole sono necessarie e se utilizzate nel pieno rispetto del diritto e della obbiettività garantiscono la parità di trattamento fra i cittadini.
L’inerzia della Pubblica Amministrazione, al di fuori di casi specifici previsti dalla Legge (silenzio-rigetto) è da ritenersi del tutto illegittima giacché priva di fondamento normativo in grado di darle tipico valore legale . Pertanto, si configura, nella fattispecie, un ostacolo all’esercizio dei diritti civili dei cittadini.
Lo stesso comma 3) dell’art.8 DLT 18/08/2000 Num. 267 -Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali.- dispone: “Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame.
Di fronte a tali comportamenti omissivi della Pubblica Amministrazione e alla presenza di Statuti incompleti che esplicano i loro effetti in ambito locale , bisognerebbe ricorrere ai vari TAR Regionali con dispendio di energie e risorse (ogni ricorso potrebbe costare non meno di €. 3.000,00) Noi vorremmo, invece, tentare di impostare un unico contenzioso (unendo le forze locali anche dal punto di vista economico e dando alla battaglia una prospettiva nazionale) per imporre ai Comuni l’approvazione, entro un determinato lasso di tempo stabilito dal Giudice amministrativo, del Regolamento attuativo per lo svolgimento dei Referendum cittadini, pena la nomina di un commissario ad acta nei Comuni inadempienti.
Ciascun Tar Regionale esplica la sua competenza relativamente agli atti emanati dalle autorità locali ricadenti sotto la propria giurisdizione salvo che vangano impugnati atti con rilevanza generale poiché in questo caso diventa competente il TAR Lazio per evitare decisioni diverse in ordine allo stesso atto (l'articolo 3, comma 3, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034)

L’interesse che si possa far ricorso ai referendum cittadini assume in effetti una rilevanza generale che non urta contro l’ autonomia amministrativa di ogni singolo Ente Locale, ma dà piena attuazione a quanto stabilito dal DLT 18/08/2000 Num. 267.

E’ possibile, quindi, ricorrere al Tar Lazio con un’unica spesa distribuita tra le varie associazioni territoriali? Possiamo interpellare al riguardo qualche amministrativista?
Possiamo fare della mancanza dei regolamenti attuativi dei referendum cittadini previsti dagli Statuti comunali una battaglia nazionale per la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche?

Gerardo D’Amore

Caino e Abele

Da Baudelaire "I fiori del male" la poesia "Caino e Abele"

Dioscuro...

Abbiamo parlato più volte dei "Fiori del Male" di Baudelaire, ma ci sono dei versi che hanno sempre attirato la mia attenzione, sono le razze di Caino e Abele.
Sono metafore delle tipologie di umanità che adottano rispettivamente modi di esistere opposti.
Chi vive nella religione e nella prosperità, appagato dall'appoggio della divinità e della sua coscienza, contro chi vive l'umanità nella sua essenza più carnale, asseconda i suoi istinti e ne è condannato. Contadini contro cacciatori, santità contro umanità, ricchezza contro povertà, beatitudine contro dannazione.
Si parla di razze, quindi non c'è scelta. Voi siete più Caino o Abele? :)

Caino e Abele

Razza d'Abele, dormi, bevi e mangia:
con che compiacimento ti sorride Dio!

Razza di Caino, striscia
nel fango e muori miserabile!

Razza d'Abele, il tuo sacrificio
accarezza il naso ai Serafini!

Razza di Caino, il tuo supplizio
potra mai avere fine?

Razza d'Abele, guarda prosperare
II tuo bestiame e le tue semine!

Razza di Caino, le tue viscere
urlano di fame come un vecchio cane!

Razza d'Abele, scaldati il ventre
al focolare patriarcale!

Razza di Caino, trema di freddo
nel tuo antro, povero sciacallo!

Razza d'Abele, ama e prolifica!
Anche il tuo oro si moltiplica!

Razza di Caino, guardati
dalle grandi brame, cuore ardito!

Razza d’Abele, tu cresci e ti pasci
come le cimici dei boschi!

Razza di Caino, trascina per le strade
la tua famiglia disperata!

Razza d'Abele, la tua carogna
ingrasserà la fumante terra!

Razza di Caino, il tuo compito
non è ancora finito!

Razza d'Abele, vergognati!
II ferro e vinto dallo spiedo!

Razza di Caino, sali al cielo
e scaraventa sulla terra Dio!

C. Baudelaire
Le Fleurs du Mal

Johnny:
Io sono molto più Abele, mi hanno già ucciso diverse volte....

Goethe:
Io sono Abele con Caino.
E sono Caino con Abele.

Intelligenti Pauca

CITAZIONE DI SAN FRANCESCO DI SALES

PAROLE DI SAN FRANCESCO DI SALES PER I FALSI FARISEI DI ALCUNE PARROCCHIE DELLA DIOCESI DI CAPUA

“NON ACCONTENTARTI DI ESSERE POVERO COME I POVERI, MA SII PIU’ POVERO DEI POVERI, VA A SERVIRLI QUANDO GIACCIONO A LETTO INFERMI E DEVI SERVIRLI CON LE TUE PROPRIE MANI.

QUESTA SERVITU’ E PIU’ GLORIOSA DI UN REGNO”.

CITAZIONE DEL GIORNO

MA COME CALZA BENE PER QUESTA CITTA'!
PROBABILMENTE AVEVA SOGGIORNATO PER UN PERIODO DI TEMPO A S MARIA…


cavalli

cavalli

BIAGIO MARIA DI MURO

RISPONDIAMO AL NUOVO CITTADINO C.DV.CHE DA QUALCHE MESE SI E’ TRASFERITO DAL LAZIO IN CAMPANIA E PRECISAMENTE A S.MARIA CAPUA VETERE IN VIA GALATINA CHE CI HA CHIESTO CHI ERA IL SINDACO DELLA CITTA’.

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO DI MURO

TI RIMETTO LA FOTO DI BIAGIO DI MURO E UNA PARTE DEL SUO CURRICULUM VITAE

BIAGIO DI MURO SI E’ LAUREATO, IL 30/10/1995, CON 110 E LODE IN ARCHITETTURA PRESSO L’UNIVERSITA’ DI NAPOLI, CON UNA TESI SPERIMENTALE IN SCIENZE DELLE COSTRUZIONI ED E’ ISCRITTO ALL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DELLA PROVINCIA DI CASERTA AL N. 872.

SVOLGE UNICAMENTE LA LIBERA PROFESSIONE ED HA LO STUDIO IN S.MARIA C.V., AL CORSO ALDO MORO N.73

E’ABILITATO AL COORDINAMENTO DI SICUREZZA – D.LGS.494/96 – CON ATTESTATO DI CORSO RILASCIATO DALL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II, A CURA DEL CENTRO INTERDIPARTIMENTALE DI RICERCHE L.U.P.T. DAL 24 NOVEMBRE 1997.

HA PARTECIPATO AL GRUPPO DI RICERCHE SUL TEMA “STABILITA’ DELLE TORRI IN MURATURA” ORGANIZZATO DALL’ISTITUTO DI “COSTRUZIONE DELLA FACOLTA’ DI ARCHITETTURA” – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI, FEDERICO II.

E’ COLLABORATORE DELLA III AREA DI RICERCA “PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI” L.U.P.T. – LABORATORIO DI URBANISTICA E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI, FACOLTA’ DI ARCHITETTURA.

E’ MEMBRO DELL’AREA DI RICERCA “PROGETTAZIONE URBANA, AMBIENTALE E DEL RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEI BENI STORICI, ARCHITETTONICI, ARCHEOLOGICI E PAESAGGISTICI” DEL CENTRO DI RICERCA L.U.P.T. DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI FACOLTA’ DI ARCHITETTURA – DIRETTORE PROF. FRANCO MARINIELLO.

HA SEMPRE AVUTO UN FORTE LEGAME CON LA POLITICA ATTIVA, ESSENDO FIGLIO DI NICOLA DI MURO, IL QUALE FIN DAL 1956 E’ ESPRESSIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA, PRIMA A LIVELLO COMUNALE I POI OLTRE AI CONFINI CITTADINI, FINO A DIVENTARE UOMO DI RIFERIMENTO DEL PARTITO AI PIU’ ALTI LIVELLI.

BIAGIO MARIA DI MURO FIN DALL’ADOLESCENZA HA POTUTO ASSORBIRE TUTTA L’ESPERIENZA POLITICA ED AMMINISTRATIVA, AVENDO AVUTO MODO DI FREQUENTARE ASSIDUAMENTE IL PARTITO.

PARTECIPA ALLA CONSULTAZIONE ELETTORALE AMMINISTRATIVA DEL 2002, CANDIDATO CON FORZA ITALIA, RIPORTANDO CIRCA 1000 VOTI DI PREFERENZE CONTRIBUENDO IN MODO DETERMINANTE DA FAR DIVENTARE FORZA ITALIA IL PRIMO PARTITO IN CITTA’.

DOPO NEL 2007 ASSUME LA CARICA DI VICE SINDACO, MA DOPO QUALCHE MESE NON ESITA A LASCIARE IL PRESTIGIOSO INCARICO QUANDO SI ACCORGE CHE CON LA DEFENESTRAZIONE DELL’ASSESSORE MARCIANO SCHETTINO VENIVANO TRADITI GLI IMPEGNI E LE PROMESSE SOTTOSCRITTE NEL PROGRAMMA ELETTORALE PRESENTATO AGLI ELETTORI.

DAL 2011 AL 2015 E’ STATO SINDACO DELLA CITTA’ DI S.MARIA CAPUA VETERE.

CAF

SERVIZIO CAF PRESSO LA NOSTRA SEDE IN C.SO ALDO MORO N.73 AVETE A DISPOSIZIONE UNA SERIE DI SERVIZI UTILI:

1. MODELLO ISEE

2. MODELLO ISEEU

3. BONUS E RIDUZIONE CANONE

4. TELECOM, GAS, ENERGIA, ACQUA

5. MODELLO RED

6. MODELLO 730

7. MODELLO 740

8. MODELLO ICI

9. ASSEGNI PER NUCLEO FAMILIARE

10. ASSEGNI DI MATERNITA’

11. MODELLO UNICO

12. ICRIC, ICLAV, ACCAS/PS

13. SOCIAL CARD

14. SUCCESSIONI

15. TRASMISSIONE TELEMATICA

16. CONTRATTI DI AFFITTO

17. MODELLO EAS



SERVIZI PROFESSIONALI:

1) CONSULENZA E ASSISTENZA LEGALE

2) CONSULENZA FINANZIARIA

3) CONSULENZA AZIENDALE

4) PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA

5) PRATICHE CATASTALI

6) ESECUZIONI E LAVORI CHIAVI IN MANO



SERVIZIO PATRONATO:

1. INVALIDITA’ CIVILE

2. ACCOMPAGNAMENTO

3. PENSIONI INPS – INPDAP

4. INFORTUNI SUL LAVORO

5. DISOCCUPAZIONE

6. RECUPERO CONTRIBUTI

7. MEDICINA LEGALE

8. LAVORO

9. FAMIGLIA

10. COLF E BADANTI

11. PRESTAZIONI ASSISTENZIALI

12. PREVIDENZA COMPLEMENTARE

13. IMMIGRAZIONE

STUDIO TECNICO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA, PRATICHE CATASTALI ED URBANISTICHE, ARCHITETTURA PER INTERNI




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CANZONE DI ANTOINE: QUALUNQUE COSA FAI TI TIRANO LE PIETRE.....

FINALMENTE!!

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Studio Legale

LAVORI PUBBLICI

PUBBLICHIAMO LE FOTO DELLE OPERE PUBBLICHE PER LE QUALI INIZIERANNO PRESTO I LAVORI .SALVO RITARDI DOVUTI ALLA SCELLERATA AZIONE DI SFIDUCIA CHE COMPORTERA' AUMENTO DI COSTI E PERDITE DI FINANZIAMENTI

RECUPERO STRUTTURALE E FUNZIONALE DELL' EDIFICIO DELLE SCUOLE ELEMENTARI "PRINCIPE DI PIEMONTE"

IMPORTO FINANZIAMENTO

euro 2.330.ooo,oo

SCUOLA PRINCIPE DI PIEMONTE

SCUOLA PRINCIPE DI PIEMONTE

LAVORI PUBBLICI

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RISTRUTTURAZIONE E AMMODERNAMENTO DEL PLESSO SCOLASTICO RIONE IACP

IMPORTO FINANZIAMENTO

EURO 700.000,00

IACP

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lavori pubblici

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RIFACIMENTO PIAZZA SAN PIETRO

IMPORTO FINANZIATO:

euro 150.000,00

piazza San Pietro

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lavori pubblici

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PROGRAMMA DI RECUPERO URBANO COMPARTO C1 NORD OVEST – RIONE IACP

IMPORTO INTERVENTO:

euro 1.502.373,12

IACP

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lavori pubblici

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REALIZZAZIONE DI UN CAMPO SPORTIVO POLIVALENTE COPERTO IN VIA GIOTTO – RIONE IACP

IMPORTO DEL FINANZIAMENTO :

euro 512.000

iacp

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arco adriano

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RESTAURO CONSERVATIVO DELL’ARCO ADRIANO. SISTEMAZIONE DEL TRATTO DI VIA APPIA TRA ANFITEATRO ED ARCO ADRIANO

RICHIESTA FINANZIAMENTO

Euro 2.470.698,58

arco adriano

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villetta l.sturzo

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PROGETTO PER LA VILLETTA TEMPO LIBERO ALLA VIA L. STURZO

RICHIESTA DI FINANZIAMENTO:

euro 127.000,00

villetta l. sturzo

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asilo nido

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PROGETTO DI ASILI NIDO PER BAMBINI DA 0 A 36 MESI IN VIA ALBANA 107

TOTALE DEL FINANZIAMENTO:

euro 699.438,18

asilo nido

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PERDONA LORO......

Padre perdona loro! Perché li hai accecati? Perché hai tolto loro la memoria? Forse perché non credono più in Te? Padre perdonali! Tu sei un Dio buono: essi non sanno quello che fanno.... Non ricordano quando Tu mandasti loro la manna dal cielo e tutti sopravvissero e trovarono la terra promessa. Oggi li vuoi punire perché hanno troppo peccato? È per questo che la nuova manna tarda ad arrivare? Se sono ancora scettici e sono ancora cristiani se lo facessero spiegare dal loro parroco. Se poi sono degli assatanati, arrabbiati, solo perché credono di essere degli unti dal Signore, e solo perché sono stati abituati a credere di essere dei privilegiati, dimenticando i comandamenti che Dio diede a Mosè, allora fanno bene a pregare il vitello d'oro. E fanno bene a servire il vitello casalese sempre presente e che è stato causa del saccheggio sammaritamo e della chiusura delle industrie e la conseguente fine del lavoro, del commercio e delle possibilità di dare da bere agli assetati. Ma Tu Signore, nella Tua Infinita Bontà, Perdonali.....

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE