
-“Oggi si è allargata a dismisura la platea degli “utilizzatori” della motivazione “tengo famiglia” fino a comprendere addirittura i politici che la utilizzano per giustificare una richiesta formulata a qualche superiore rappresentante del potere o per spiegare il perché si compiono atti non proprio ineccepibili dal punto di vista etico e/o legale”-.
Conseguentemente la stessa “famiglia “ ha subìto un effetto di dilatazione fino a coincidere con quella a cui si faceva riferimento nel film “il padrino” di F. Coppola comprendendo i “famigli”, termine che vuole indicare le corti di nani e ballerine,di faccendieri,di sostenitori a vario titolo e con diverse collocazioni,direttori di giornali e di Banche, Presidenti di società pubbliche e private,consiglieri di amministrazione, avvocati,commercialisti esperti in paradisi fiscali , signori delle tessere di partito ecc ecc..
Inoltre, il “tengo famiglia” quasi sempre è accompagnato da un altro modo di dire , patrimonio anch’esso dei venditori ambulanti : “ evitatemi di andare a rubare” per sostenere la famiglia da sfamare. Quest’ultima locuzione , però, non rientra , evidentemente, nella consuetudine dei politici , forse, perché ritenuta superflua per indicare un’attività collaterale svolta “ a prescindere” e ormai consolidatasi nel tempo.
In politica la tribù dei “tengo famiglia” che, come gli antichi vassalli difendono il loro Principe di turno dagli assalti di malvagi nemici , è diventata la più numerosa, contrastata dal politically correct (politicamente corretto), ma non troppo… I seguaci, cioè, della politica del figlio unico , del controllo delle nascite da perseguire nell’ambito di una pianificazione familiare che contenga , in qualche modo, le esigenze fameliche.
Il nostro panorama politico è popolato in sintesi da chi vuole la guerra e chi , invece, “un po’ meno guerra”. Chi finanzia le banche con lo scopo di salvare i risparmiatori ( come se per aiutare la vittima si dotasse di un’arma il suo carnefice) e chi, invece, per spirito di moderazione, vuole sostituire i grandi inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti , con impianti di dimensioni più ridotte (piccolo è bello), chi non vuole sodali e chi , per contro, intende socializzare al solo scopo di scongiurare fenomeni incresciosi di bulimia.
E le famiglie vere , quelle in carne ed ossa ( più ossa che carne considerata la contingenza)?
Beh quelle devono solo sapere che tutto viene realizzato in nome loro, del bene pubblico e della Nazione. Al massimo le si può informare che la verità sta sempre nel mezzo ( al centro) anche se, poi, non la trovano scritta da nessuna parte. D’altronde l’uso di luoghi comuni non ha mai nuociuto, può unicamente rincoglionire qualcuno facendolo diventare più mansueto.
E quelli che non hanno famiglia?
Non parlo, naturalmente dei divorziati che non l’hanno persa affatto. Anzi, per essi mantenerla è diventato , se possibile, ancora più dispendioso. Mi riferisco a chi è nato proprio senza. E’ presto detto. Se appartiene alla categoria dei politici suscita più commiserazione. In questo caso il richiamo al nucleo ritenuto naturale e fondamentale della società non viene soppresso , basta anteporgli un avverbio per rendere realistica la supplica : “non tengo famiglia”.
Se , invece, appartiene alla specie dei “poveri cristi” , allora “so’ cazzi amari!!!”.
Dal blog di Mario Tudisco
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