
L'arena giudiziaria è divenuta il luogo privilegiato d'una lotta politica senza quartiere, ma la polemica , in corso ormai da anni senza soluzione di continuità, affascina sempre meno gente.
Giustizia e politica sembrano due pozzi avvelenati con un unico punto in comune: una diffidenza verso i diritti fondamentali di cittadinanza magnificati, invece, dall’Unione Europea, impegnata a sensibilizzare l’opinione pubblica in ordine all’esercizio di diritti personali, civili, politici. Quando ci soffermiamo, però, ad analizzare le modalità e i tempi con i quali essi vengono garantiti sul territorio nazionale ci accorgiamo che siamo rimasti a livello di enunciati.
I lavoratori dell’ex Italtel di S.Maria C.V. sono stati costretti a presidiare lo stabilimento per più di due anni, pur di vedersi riconoscere un loro diritto mentre risultano tuttora in corso di accertamento le eventuali responsabilità penali relative alla chiusura dell’impianto, nonostante il notevole lasso di tempo trascorso dall’evento.
I cittadini, invitati a partecipare e ad esercitare il controllo sugli atti amministrativi , assistono impotenti all’inserimento delle loro denunce in una lunga lista di attesa quando non devono , a loro volta, difendersi dalle ritorsioni dei “potenti” che usano l’accusa di diffamazione come una clava . Nel frattempo la Magistratura indaga , sequestra atti presso i vari Enti, e i giorni , intanto, trascorrono inesorabilmente nella sfiducia collettiva , laddove un certo mondo degli affari, sviluppatosi a scapito della trasparenza , mette a posto le sue carte, ne occulta altre, ritarda sine die il suo appuntamento con la giustizia. Un buon processo non è più quello vinto, ma più semplicemente quello rinviato.
Le problematiche dell’efficienza e trasparenza ( sollevate solo oggi) affliggono da anni il mondo dell’amministrazione della giustizia (ed esistevano già da prima che si verificasse il fenomeno “tangentopoli” ignorate sia dai Giudici che dalla politica).
Che dire , poi, di un’altra verità indicibile, coperta dalle grida di questi giorni?
Mi riferisco al fatto che in molte città italiane le Procure della Repubblica si sono con ardore interessate di storie di ordinaria corruzione che ancora ora rappresentano non la patologia , ma la fisiologia dell'intero sistema politico-amministrativo .Tuttavia in altre parti del territorio la questione sembra del tutto inesistente . Eppure la nascita di una ristretta oligarchia fatta di gruppi che negoziano tra loro e con il mondo degli affari in un connubio esiziale è un fenomeno generalizzato, le città (anche se storiche) vengono divorate da imprenditori senza scrupoli.
Quante delle inchieste concluse nelle nostre piccole realtà meridionali (non molte, a dire il vero,) si sono, poi, risolte con il sanzionamento di condotte illecite riscontrate nell’amministrazione della cosa pubblica?
Forse che il nostro martoriato Sud può vantare, tra le tante disgrazie che lo affliggono , il pregio di essersi dotato di una classe politica di specchiata onestà? Eppure così non pare e non lo è stato per il passato.
Le vox populi non costituiscono prove e dobbiamo prendere atto che non arrivano nemmeno più alle orecchie di chi deve ascoltare . Perché , allora, scandalizzarsi delle affermazioni di alcuni residenti a Casal di Principe che, per paura o per omertà, negano la presenza nelle loro terre della criminalità organizzata ?
Qualche anno fa l’ex Vescovo di Caserta, Mons. Nogaro , definì l’illegalità “una violazione d’umanità”. Un attacco, cioè, ai diritti di libertà, di lavoro, di informazione e al più generale diritto alla vita e alla dignità umana. In questo modo metteva insieme tutte le illegalità , quella “civile”, quella “economico-finanziaria”, quella “organizzata”, quella “politica”, quella “razziale”. Personalmente, pur non essendo un credente, mi trovo più vicino a questa definizione che non a quella che costituisce oggi materia dei vari dibattiti politici.
Credo sia giunto il momento di aprire una discussione senza ipocrisie sull’argomento dalle pagine del giornale, ma anche in altri luoghi deputati e con personalità più competenti del sottoscritto sulla materia
Gerardo D’Amore
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