
L’emergenza rifiuti in Campania inizia solo convenzionalmente l’11 febbraio 1994 e da allora, passando per periodi di maggiore o minore criticità, il problema non è mai stato risolto per cause direttamente riconducibili ad errori tecnico – amministrativi, ad interessi politici, industriali e malavitosi. Il dato sconcertante è che le Leggi in vigore, più che tutelare la salute dei cittadini, mirano a nascondere misfatti politici. Non è un caso, infatti, che in Provincia di Caserta non esiste un registro dei tumori. Non è un caso che per Legge viene prevista la militarizzazione del sito nel quale vengono sversati e tritovagliati quantitativi di rifiuti e si consente, sempre per Legge, che il Presidente della Regione Campania di concerto con il Presidente della Provincia di Caserta stabiliscano quantitativi di rifiuti napoletani da sversare nello STIR sammaritano, senza neanche comunicarlo previamente all’Ente ed al Primo Cittadino. Sempre per Legge, sarebbe il caso di stigmatizzare, il poco virtuoso Comune di Napoli, reo di non aver ancora avviato il servizio di raccolta differenziata, dovrebbe essere commissariato. Per converso, paradossalmente - per Legge - si commissaria il Comune di Cammigliano con un Sindaco che, in un qualsiasi altro Paese al mondo, avrebbe ricevuto una medaglia al valore per gli ottimi risultati raggiunti sul servizio di raccolta differenziata. Ciononostante l’Ente in questione veniva commissariato perché quel Primo Cittadino aveva il coraggio di denunciare che è un errore riconoscere sulla materia dei rifiuti la competenza della Provincia.
Viene introdotto nel nostro ordinamento il reato di abbandono di rifiuti pericolosi, ovvero ingombranti, prevedendo una pena di reclusioni fino a 5 anni, ma poi in deroga alle norme comunitarie – per Legge – il Governo autorizza lo smaltimento nelle nuove discariche anche dei rifiuti pericolosi contraddistinti dal codice CER.
E’ del tutto evidente che lo stato di emergenza rappresenta di per sé una situazione economicamente vantaggiosa non solo per la criminalità organizzata campana (che con la gestione illecita dei rifiuti raccoglie profitti anche maggiori che con il traffico di droga o le estorsioni), ma anche per vari settori dell’imprenditoria c.d. “legale” che entra direttamente nella gestione della crisi. Ciò determina il perpetrarsi di una situazione in cui di fronte a forti interessi economici più o meno criminali, stanno istituzioni politiche dimostratesi finora incapaci di contrastarli, sempre che (in passato) non li abbiano addirittura favoriti e (nel presente) non continuino a farlo!
Eppure esiste una stretta correlazione tra i problemi osservati sulla salute pubblica con la mancata gestione del ciclo dei rifiuti urbani, ma questo sembra quasi un dato trascurabile per chi ci governa. Per l’intera classe politica, infatti, è talmente trascurabile e di poco conto questa circostanza, che nessuno rende noti i risultati degli studi effettuati dopo l’anno 2002. Ma il diritto alla salute non è consacrato nella nostra Carta Costituzionale che è all’apice della gerarchia delle fonti?
A Terzigno la mobilitazione collettiva ha funzionato, ed allora perché non provarci anche noi? Magari questa volta ci ascoltano e le future generazioni ce ne saranno grate, ne siamo certe.
*gruppo consiliare Laica...mente
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