prova


Non lasciare mai, che il successo ti nasconda la sua vacuità, un' impresa la sua vanità, la fatica la sua desolazione. Mantieni vivo dentro di te l' incentivo ad andare ancora più avanti, quell' inquietudine dell' anima che ci spinge al di là di noi stessi. Non guardare indietro, e non accarezzare sogni per il futuro. Ciò non verrebbe nè a restituirti il passato nè a soddisfare gli altri tuoi sogni ad occhi aperti. Il tuo dovere, la tua ricompensa, il tuo destino sono qui ora.
(Dag Hammaarskjold, Markings)
Dobbiamo accettare le delusioni che sono limitate, ma non dobbiamo mai perdere l'infinita speranza.
(Martin Luther King)
Noi non dimentichiamo e non demordiamo.
Quanno 'a furmicola vò murì, mètte è scèlle. Si dice di chi, raggiunta la ricchezza, perde ogni senso della misura e finisce per far cose illogiche e per danneggiare se stesso.
Quanno ò perucchio saglie in gloria perde à scienza e à memoria. Il villano che sale nella scala sociale dimentica subito la sua origine e coloro che lo hanno agevolato nella ascesa.

martedì 8 dicembre 2015

Papa, in piazza la Messa del Giubileo Mattarella, Renzi e i 100 mila

Esplora il significato del termine: «Oggi varcando la Porta Santa vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo». Il millesimo giorno di pontificato Francesco cade nella festa dell’Immacolata e soprattutto nel cinquantesimo anniversario della fine delle Assise che Paolo VI chiuse come un’espressione di “simpatia immensa” nei confronti del mondo, parlando di una Chiesa per la quale «nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano».«Oggi varcando la Porta Santa vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo». Il millesimo giorno di pontificato Francesco cade nella festa dell’Immacolata e soprattutto nel cinquantesimo anniversario della fine delle Assise che Paolo VI chiuse come un’espressione di “simpatia immensa” nei confronti del mondo, parlando di una Chiesa per la quale «nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano».

Nell’omelia il senso del Giubileo
Prima di aprire la Porta Santa della Basilica di San Pietro - dopo l‘ “anticipo” di dieci giorni fa a Bangui, nel Centrafrica in guerra civile - il Papa dispiega nell’omelia il senso dell’Anno Santo che ha voluto incentrare sulla misercordia. E dice: «Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore. Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore, perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma». In piazza ci sono poche decine di migliaia di persone, più che le file ai metal detector l’effetto della paura coltivata negli ultimi giorni, via della Conciliazione è solo una strada di passaggio e dentro al Colonnato del Bernini i fedeli arrivano poco oltre l’obelisco centrale. Giornata grigia, sampietrini che luccicano di pioggia.
Brani delle quattro costituzioni conciliari
Prima della messa, in piazza, vengono letti alcuni brani delle quattro costituzioni conciliari (Dei Verbum, Lumen gentium, Sacrosanctum concilium e Gaudium et spes), e due passi della Unitatis redintegratio sull’ecumenismo e la Dignitatis humanae sulla libertà religiosa. Il Concilio: «Questa scadenza non può essere ricordata solo per la ricchezza dei documenti prodotti, che fino ai nostri giorni permettono di verificare il grande progresso compiuto nella fede. In primo luogo, però, il Concilio è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario», spiega Bergoglio. «Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro... dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo».


Nell’omelia il senso del Giubileo
Prima di aprire la Porta Santa della Basilica di San Pietro - dopo l‘ “anticipo” di dieci giorni fa a Bangui, nel Centrafrica in guerra civile - il Papa dispiega nell’omelia il senso dell’Anno Santo che ha voluto incentrare sulla misercordia. E dice: «Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore. Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore, perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma». In piazza ci sono poche decine di migliaia di persone, più che le file ai metal detector l’effetto della paura coltivata negli ultimi giorni, via della Conciliazione è solo una strada di passaggio e dentro al Colonnato del Bernini i fedeli arrivano poco oltre l’obelisco centrale. Giornata grigia, sampietrini che luccicano di pioggia.
Brani delle quattro costituzioni conciliari
Prima della messa, in piazza, vengono letti alcuni brani delle quattro costituzioni conciliari (Dei Verbum, Lumen gentium, Sacrosanctum concilium e Gaudium et spes), e due passi della Unitatis redintegratio sull’ecumenismo e la Dignitatis humanae sulla libertà religiosa. Il Concilio: «Questa scadenza non può essere ricordata solo per la ricchezza dei documenti prodotti, che fino ai nostri giorni permettono di verificare il grande progresso compiuto nella fede. In primo luogo, però, il Concilio è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario», spiega Bergoglio. «Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro... dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo».

«Essere buoni samaritani»
Francesco vuole ripartire dalla quella «spinta missionaria che dopo questi decenni riprendiamo con la stessa forza e lo stesso entusiasmo», spiega: “Il Giubileo ci provoca a questa apertura e ci obbliga a non trascurare lo spirito emerso dal Vaticano II, quello del Samaritano, come ricordò il beato Paolo VI a conclusione del Concilio. Attraversare oggi la Porta Santa ci impegni a fare nostra la misericordia del buon samaritano». All’apertura della Porta Santa è presente anche Benedetto XVI, l’ultimo Papa ad aver partecipato al Concilio. «Entrare per quella Porta significa scoprire la profondità della misericordia del Padre che tutti accoglie e ad ognuno va incontro personalmente», ricorda Francesco. «Sarà un Anno in cui crescere nella convinzione della misericordia: quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia!», scandisce Francesco citando Sant’Agostino. Del resto «la festa dell’Immacolata Concezione esprime la grandezza dell’amore di Dio», dice il pontefice: «Egli non solo è Colui che perdona il peccato, ma in Maria giunge fino a prevenire la colpa originaria, che ogni uomo porta con sé entrando in questo mondo. È l’amore di Dio che previene, che anticipa e che salva».

Le autorità
In piazza sono arrivate le autorità: il presidente del Consiglio Matteo Renzi è seduto accanto al prefetto Gabrielli, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è accompagnato dalla figlia Laura, il commissario Francesco Paolo Tronca è in piazza con la moglie Cristina e la squadra dei suoi subcommissari capitolini .
L’alba su San Pietro
Vedere sorgere l’alba in piazza San Pietro, nel giorno dell’apertura dell’Anno Santo della Misericordia: lo hanno fatto in tanti, gli oltre centomila pellegrini che si sono messi in coda che era ancora notte fonda per accedere alla piazza. C’è chi ha dormito in strada, sul lungotevere e nelle vie adiacenti, chi ha portato i bambini, le suore e i gruppi parrocchiali, i fedeli romani e quelli venuti dall’altra parte del mondo. E c’è la macchina imponente, forse senza precedenti, della sicurezza. E’ tutto pronto in piazza San Pietro: i varchi hanno aperto alle 6,30, tre ore prima della Messa che Papa Francesco celebra in piazza, prima di aprire, intorno alle 11, la Porta Santa di San Pietro, atto con cui darà ufficialmente inizio al Giubileo per il miliardo di cattolici sparsi in tutto il mondo. Alle 12 poi, come ogni domenica, reciterà l’Angelus.

C’è anche Wim Wenders
L’afflusso dei pellegrini «sta procedendo regolarmente». È quanto fanno sapere dalla Sala Gestione Giubileo, ovvero la sala operativa di Prefettura e Comune di Roma. Dalle 7 è attivo il divieto di sorvolo sui cieli di Roma per un raggio di 10 chilometri. Elicotteri sorvolano San Pietro e il centro storico della città. Le strade intorno alla piazza sono chiuse al traffico, transennate e presidiate da vigili e forze dell’ordine. Sotto una pioggia leggerissima e discontinua, che ha già trasformato la piazza in una distesa di ombrelli, le forze dell’ordine ispezionano borse, tasche e anche passeggini e carrozzine e i fedeli vengono controllati anche con metal detector portatili. Dalla piazza salgono i rosari e i canti con cui chi è già entrato e chi è ancora in coda inganna l’attesa. E’ arrivato anche il regista Wim Wenders per una consulenza al Ctv, che riprenderà l’evento in ultra hd con 19 camere 4k e lo diffonderà in mondovisione grazie a tre satelliti. Ma già, come sempre accade a Roma, si sono verificati i primi intoppi: si sono bloccati ascensori e montascale alla stazione metro di Ottaviano-San Pietro, quella più vicina alla piazza, utilizzata ogni giorno da migliaia di pellegrini. Anche alla stazione Termini le scale mobili all’interno della stazione, lato piazza dei Cinquecento, sono fuori servizio.

«Non abbiamo paura»
La paura? Per i centomila non esiste: «Siamo credenti, siamo in mano al Signore», spiegano Roberto e Laura, neosposi arrivati da Genova. Mentre per suor Layla, pakistana di Lahore, «è tutto normale»: «Noi viviamo sempre così, negli ultimi abbiamo avuto molti attentati contro la comunità cristiana». E aggiunge: «Lahore è la città di Asia Bibi, la cristiana da anni in carcere perché accusata di blasfemia e diventata un caso internazionale. Per noi vedere le forze dell’ ordine presidiare le funzioni religiose è una cosa normale, ciò che per voi è differente. Sono qui con altre sorelle per l’apertura di questo Giubileo, momento importante per i cristiani di tutto il mondo». E per tanti essere in piazza significa trasmettere un messaggio di fede e speranza: «Facciamo vedere al mondo che non temiamo gli attentati, che la forza della nostra religione è più forte», spiega Mauro, ventenne che con un gruppo di una trentina di coetanei è arrivato da Milano.

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Caino e Abele

Da Baudelaire "I fiori del male" la poesia "Caino e Abele"

Dioscuro...

Abbiamo parlato più volte dei "Fiori del Male" di Baudelaire, ma ci sono dei versi che hanno sempre attirato la mia attenzione, sono le razze di Caino e Abele.
Sono metafore delle tipologie di umanità che adottano rispettivamente modi di esistere opposti.
Chi vive nella religione e nella prosperità, appagato dall'appoggio della divinità e della sua coscienza, contro chi vive l'umanità nella sua essenza più carnale, asseconda i suoi istinti e ne è condannato. Contadini contro cacciatori, santità contro umanità, ricchezza contro povertà, beatitudine contro dannazione.
Si parla di razze, quindi non c'è scelta. Voi siete più Caino o Abele? :)

Caino e Abele

Razza d'Abele, dormi, bevi e mangia:
con che compiacimento ti sorride Dio!

Razza di Caino, striscia
nel fango e muori miserabile!

Razza d'Abele, il tuo sacrificio
accarezza il naso ai Serafini!

Razza di Caino, il tuo supplizio
potra mai avere fine?

Razza d'Abele, guarda prosperare
II tuo bestiame e le tue semine!

Razza di Caino, le tue viscere
urlano di fame come un vecchio cane!

Razza d'Abele, scaldati il ventre
al focolare patriarcale!

Razza di Caino, trema di freddo
nel tuo antro, povero sciacallo!

Razza d'Abele, ama e prolifica!
Anche il tuo oro si moltiplica!

Razza di Caino, guardati
dalle grandi brame, cuore ardito!

Razza d’Abele, tu cresci e ti pasci
come le cimici dei boschi!

Razza di Caino, trascina per le strade
la tua famiglia disperata!

Razza d'Abele, la tua carogna
ingrasserà la fumante terra!

Razza di Caino, il tuo compito
non è ancora finito!

Razza d'Abele, vergognati!
II ferro e vinto dallo spiedo!

Razza di Caino, sali al cielo
e scaraventa sulla terra Dio!

C. Baudelaire
Le Fleurs du Mal

Johnny:
Io sono molto più Abele, mi hanno già ucciso diverse volte....

Goethe:
Io sono Abele con Caino.
E sono Caino con Abele.

Intelligenti Pauca

CITAZIONE DI SAN FRANCESCO DI SALES

PAROLE DI SAN FRANCESCO DI SALES PER I FALSI FARISEI DI ALCUNE PARROCCHIE DELLA DIOCESI DI CAPUA

“NON ACCONTENTARTI DI ESSERE POVERO COME I POVERI, MA SII PIU’ POVERO DEI POVERI, VA A SERVIRLI QUANDO GIACCIONO A LETTO INFERMI E DEVI SERVIRLI CON LE TUE PROPRIE MANI.

QUESTA SERVITU’ E PIU’ GLORIOSA DI UN REGNO”.

CITAZIONE DEL GIORNO

MA COME CALZA BENE PER QUESTA CITTA'!
PROBABILMENTE AVEVA SOGGIORNATO PER UN PERIODO DI TEMPO A S MARIA…


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BIAGIO MARIA DI MURO

RISPONDIAMO AL NUOVO CITTADINO C.DV.CHE DA QUALCHE MESE SI E’ TRASFERITO DAL LAZIO IN CAMPANIA E PRECISAMENTE A S.MARIA CAPUA VETERE IN VIA GALATINA CHE CI HA CHIESTO CHI ERA IL SINDACO DELLA CITTA’.

BIAGIO MARIA DI MURO

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BIAGIO DI MURO

TI RIMETTO LA FOTO DI BIAGIO DI MURO E UNA PARTE DEL SUO CURRICULUM VITAE

BIAGIO DI MURO SI E’ LAUREATO, IL 30/10/1995, CON 110 E LODE IN ARCHITETTURA PRESSO L’UNIVERSITA’ DI NAPOLI, CON UNA TESI SPERIMENTALE IN SCIENZE DELLE COSTRUZIONI ED E’ ISCRITTO ALL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DELLA PROVINCIA DI CASERTA AL N. 872.

SVOLGE UNICAMENTE LA LIBERA PROFESSIONE ED HA LO STUDIO IN S.MARIA C.V., AL CORSO ALDO MORO N.73

E’ABILITATO AL COORDINAMENTO DI SICUREZZA – D.LGS.494/96 – CON ATTESTATO DI CORSO RILASCIATO DALL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II, A CURA DEL CENTRO INTERDIPARTIMENTALE DI RICERCHE L.U.P.T. DAL 24 NOVEMBRE 1997.

HA PARTECIPATO AL GRUPPO DI RICERCHE SUL TEMA “STABILITA’ DELLE TORRI IN MURATURA” ORGANIZZATO DALL’ISTITUTO DI “COSTRUZIONE DELLA FACOLTA’ DI ARCHITETTURA” – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI, FEDERICO II.

E’ COLLABORATORE DELLA III AREA DI RICERCA “PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI” L.U.P.T. – LABORATORIO DI URBANISTICA E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI, FACOLTA’ DI ARCHITETTURA.

E’ MEMBRO DELL’AREA DI RICERCA “PROGETTAZIONE URBANA, AMBIENTALE E DEL RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEI BENI STORICI, ARCHITETTONICI, ARCHEOLOGICI E PAESAGGISTICI” DEL CENTRO DI RICERCA L.U.P.T. DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI FACOLTA’ DI ARCHITETTURA – DIRETTORE PROF. FRANCO MARINIELLO.

HA SEMPRE AVUTO UN FORTE LEGAME CON LA POLITICA ATTIVA, ESSENDO FIGLIO DI NICOLA DI MURO, IL QUALE FIN DAL 1956 E’ ESPRESSIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA, PRIMA A LIVELLO COMUNALE I POI OLTRE AI CONFINI CITTADINI, FINO A DIVENTARE UOMO DI RIFERIMENTO DEL PARTITO AI PIU’ ALTI LIVELLI.

BIAGIO MARIA DI MURO FIN DALL’ADOLESCENZA HA POTUTO ASSORBIRE TUTTA L’ESPERIENZA POLITICA ED AMMINISTRATIVA, AVENDO AVUTO MODO DI FREQUENTARE ASSIDUAMENTE IL PARTITO.

PARTECIPA ALLA CONSULTAZIONE ELETTORALE AMMINISTRATIVA DEL 2002, CANDIDATO CON FORZA ITALIA, RIPORTANDO CIRCA 1000 VOTI DI PREFERENZE CONTRIBUENDO IN MODO DETERMINANTE DA FAR DIVENTARE FORZA ITALIA IL PRIMO PARTITO IN CITTA’.

DOPO NEL 2007 ASSUME LA CARICA DI VICE SINDACO, MA DOPO QUALCHE MESE NON ESITA A LASCIARE IL PRESTIGIOSO INCARICO QUANDO SI ACCORGE CHE CON LA DEFENESTRAZIONE DELL’ASSESSORE MARCIANO SCHETTINO VENIVANO TRADITI GLI IMPEGNI E LE PROMESSE SOTTOSCRITTE NEL PROGRAMMA ELETTORALE PRESENTATO AGLI ELETTORI.

DAL 2011 AL 2015 E’ STATO SINDACO DELLA CITTA’ DI S.MARIA CAPUA VETERE.

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PERDONA LORO......

Padre perdona loro! Perché li hai accecati? Perché hai tolto loro la memoria? Forse perché non credono più in Te? Padre perdonali! Tu sei un Dio buono: essi non sanno quello che fanno.... Non ricordano quando Tu mandasti loro la manna dal cielo e tutti sopravvissero e trovarono la terra promessa. Oggi li vuoi punire perché hanno troppo peccato? È per questo che la nuova manna tarda ad arrivare? Se sono ancora scettici e sono ancora cristiani se lo facessero spiegare dal loro parroco. Se poi sono degli assatanati, arrabbiati, solo perché credono di essere degli unti dal Signore, e solo perché sono stati abituati a credere di essere dei privilegiati, dimenticando i comandamenti che Dio diede a Mosè, allora fanno bene a pregare il vitello d'oro. E fanno bene a servire il vitello casalese sempre presente e che è stato causa del saccheggio sammaritamo e della chiusura delle industrie e la conseguente fine del lavoro, del commercio e delle possibilità di dare da bere agli assetati. Ma Tu Signore, nella Tua Infinita Bontà, Perdonali.....

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE

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