prova


Non lasciare mai, che il successo ti nasconda la sua vacuità, un' impresa la sua vanità, la fatica la sua desolazione. Mantieni vivo dentro di te l' incentivo ad andare ancora più avanti, quell' inquietudine dell' anima che ci spinge al di là di noi stessi. Non guardare indietro, e non accarezzare sogni per il futuro. Ciò non verrebbe nè a restituirti il passato nè a soddisfare gli altri tuoi sogni ad occhi aperti. Il tuo dovere, la tua ricompensa, il tuo destino sono qui ora.
(Dag Hammaarskjold, Markings)
Dobbiamo accettare le delusioni che sono limitate, ma non dobbiamo mai perdere l'infinita speranza.
(Martin Luther King)
Noi non dimentichiamo e non demordiamo.
Quanno 'a furmicola vò murì, mètte è scèlle. Si dice di chi, raggiunta la ricchezza, perde ogni senso della misura e finisce per far cose illogiche e per danneggiare se stesso.
Quanno ò perucchio saglie in gloria perde à scienza e à memoria. Il villano che sale nella scala sociale dimentica subito la sua origine e coloro che lo hanno agevolato nella ascesa.

giovedì 3 settembre 2015

S.MARIA C.V. Sistemato l’impianto fognario di Piazza San Pietro, scongiurati gli allagamenti della chiesa

Rileviamo e pubblichiamo

COMUNICATO STAMPA. Lo stesso tipo di intervento sarà effettuato su Corso Aldo Moro 

Piazza San Pietro
Piazza San Pietro
SANTA MARIA CAPUA VETERE – Messo a punto l’impianto fognario nella zona di piazza San Pietro. I lavori – che sono stati portati a termine durante il mese di agosto – riguardavano il ripristino del sistema di scolo delle acque nel tratto della piazza antistante l’Agenzia delle Entrate.
In passato, a seguito delle opere di rifacimento dello slargo, erano stati registrati considerevoli disagi, dal momento che le pendenze della piazza portavano le acque piovane all’interno della chiesa, causando allagamenti nell’edificio sacro.
I lavori – voluti dall’amministrazione comunale in carica, guidata dal sindaco Biagio Di Muro – hanno consentito di sistemare i chiusini, disporre una griglietta davanti la chiesa e soprattutto inserire una “valvola di non ritorno” in modo da evitare gli allagamenti.
Analogo intervento sarà compiuto, a breve termine, anche sul lato di corso Aldo Moro per la sistemazione di quel tratto di rete fognaria.

BOLLETTINO COMUNALE DEL 3 GIUGNO 2013 : Servizi cimiteriali, l’assessore Munno annuncia un bando di gara europeo e la costruzione di nuovi loculi

“La riorganizzazione dei servizi e la realizzazione di nuovi loculi sono priorità che numerosi cittadini chiedono costantemente”. A dichiararlo è Carmine Munno, neo assessore al Cimitero, che tira le somme dei primi giorni di lavoro nella giunta guidata dal sindaco Biagio Di Muro.
“E’ intenzione di questa amministrazione – afferma Munno – predisporre un unico bando di servizi per il cimitero, comprendente la gestione delle lampade votive (con luci a led a risparmio energetico), i servizi di tumulazione ed estumulazione, la regolamentazione degli accessi con servizio interno di trasporto con mezzo elettrico, la realizzazione di un parcheggio coperto esterno con pannelli fotovoltaici. Si tratta di un programma di lungo termine, che necessita dei tempi tecnici per esperire una gara economica di livello europeo”.
Nel medio termine, invece, l’assessore Munno preannuncia “il prossimo avvio dei lavori per la costruzione di circa duemila nuovi loculi e cento cappelle, di cui al project financing modificato dall’amministrazione comunale con un risparmio di circa 500mila euro rispetto alla previsione originaria”.
“Si tratta – conclude l’esponente della giunta di Palazzo Lucarelli – di primi importanti passi e di risposte concrete alle esigenze dei tanti cittadini che nutrono il culto dei propri cari defunti e che chiedono un’area cimiteriale moderna e decorosa. Insieme al dirigente del settore tecnico lavori pubblici e manutenzione, l’ingegnere Roberto Di Tommaso, abbiamo avviato una proficua collaborazione per i servizi cimiteriali. Nella mia qualità di assessore appena nominato, inoltre, sono pronto ad ascoltare e valutare le proposte che tutti i cittadini vorranno presentarmi per il miglioramento non solo dei servizi cimiteriali, ma anche di tutti gli altri settori della vita amministrativa che il sindaco Di Muro ha deciso di affidarmi”.


L’ufficio stampa

Santa Maria Capua Vetere, 3 giugno 2013

Favola di Esopo: ESOPO E L'ATLETA VITTORIOSO


La boria del vincitore.

Il saggio, quando vide un campione sportivo
darsi troppa importanza per aver vinto una gara,
gli chiese se era stato più forte del suo rivale.
<< È evidente. Certo che sono più forte, e come ! >>
<< E allora, dov'è il merito ?
     che merito c'è a battere uno più debole ?
     Saresti più simpatico se dicessi che sei forte
     perché hai superato un altro atleta che, fisicamente,
     è più dotato di te. >>

Opera di Caravaggio: Maddalena penitente


Santo del giorno: San Gregorio Magno Papa e dottore della Chiesa

Gregorio nasce verso il 540 dalla famiglia senatoriale degli Anici. Alcuni genealogisti collocano fra gli antenati di Gregorio, i Papi S. Felice III (483-492) e S. Agapito I (535-536)
Gregorio era figlio del senatore Gordiano e di Silvia. Alla morte del padre, fu eletto, molto giovane, Prefetto di Roma.

Grande ammiratore di Benedetto da Norcia, decise di trasformare i suoi possedimenti a Roma (sul Celio) e in Sicilia in altrettanti monasteri e di farsi monaco, quindi si dedicò con assiduità alla contemplazione dei misteri di Dio nella lettura della Bibbia. Non poté dimorare a lungo nel suo convento del Celio poiché il Pp Pelagio II (579-590) lo inviò come nunzio, presso la corte di Costantinopoli, dove restò per sei anni, e si guadagnò la stima dell'imperatore Maurizio I, di cui tenne a battesimo il figlio Teodosio.
Al suo rientro a Roma, nel 586, tornò nel monastero sul Celio, vi rimase però per pochissimo tempo, perché il 3 settembre 590 fu chiamato al soglio pontificio, dall'entusiasmo dei credenti e dalle insistenze del clero e del senato di Roma, dopo la morte di Pelagio II di cui era stato segretario.

In quel tempo Roma era afflitta da una terribile pestilenza. Per implorare l'aiuto divino, Gregorio fece andare il popolo in processione per tre giorni consecutivi alla basilica di Santa Maria Maggiore, cosa che, ovviamente, aumentò i contagi (ma allora non si sapeva). Cessata l'epidemia, più tardi una leggenda disse che, durante la processione, era apparso sulla mole Adriana l'arcangelo Michele che rimetteva la spada nel suo fodero come per annunziare che le preghiere dei fedeli erano state esaudite. Da allora la tomba di Adriano mutò il nome in quello di Castel Sant'Angelo, e una statua dell'angelo vi fu posta sulla cima.

Come papa si dimostrò uomo di azione, pratico e intraprendente, nonostante fosse fisicamente abbastanza esile e cagionevole di salute. Fu amministratore energico, sia nelle questioni sociali e politiche per supportare i bisognosi di aiuto e protezione, sia nelle questioni interne della Chiesa.
Trattò con molti paesi europei; con il re visigoto Recaredo di Spagna, convertitosi al Cattolicesimo. Fu, anche, in continui rapporti e in eccellenti relazioni con i re franchi. Con l'aiuto di questi e della regina Brunchilde riuscì a tradurre in realtà quello ch'era stato il suo sogno più bello: la conversione della Britannia, che affidò ad Agostino di Canterbury, priore del convento di Sant'Andrea.
A questo proposito si racconta che un giorno, scendendo dal suo convento sul Celio e vedendo sul mercato alcuni giovani schiavi britannici esposti per la vendita, bellissimi di aspetto e pagani, esclamasse rammaricato: Non Angli, ma Angeli dovrebbero esser chiamati...
In meno di due anni diecimila Angli, compreso il re del Kent, Edelberto, si convertirono. Era questo un grande successo di Gregorio, il primo della sua politica che mirava ad eliminare gli avversari della Chiesa e ad accrescere l'autorità del papato con la conversione dei "barbari".
Si dedicò anche ai problemi dell'Italia provata da alluvioni, carestie, pestilenze, amministrando la cosa pubblica con equità, supplendo all'incuria dei funzionari imperiali. Organizzò la difesa di Roma minacciata da Agilulfo, re dei longobardi, coi quali poi riuscì a stabilire rapporti di buon vicinato e avviò la loro conversione. Ebbe cura degli acquedotti, favorì l'insediamento dei coloni eliminando ogni residuo di servitù della gleba. Riuscì ad intrattenere rapporti amichevoli con il re della Barbagia, Ospitone, e cercò di dissuadere la popolazione dall'idolatria e dal paganesimo, convertendo Ospitone stesso al cristianesimo.
Riorganizzò a fondo la liturgia romana, ordinando le fonti liturgiche anteriori e componendo nuovi testi, e promosse quel canto tipicamente liturgico che dal suo nome si chiama gregoriano.
Il canto gregoriano è il canto rituale in lingua latina adottato dalla Chiesa Cattolica e prende il nome da Gregorio I.

Mentre non si sa se abbia scritto egli stesso dei canti (i manoscritti più antichi contenenti i canti del repertorio gregoriano risalgono al IX secolo), la sua influenza sulla Chiesa fece sì che questi prendessero il suo nome.
A tal proposito si cita la famosa leggenda di S. Gregorio Magno, tramandata da un intellettuale longobardo della corte di Carlo Magno (Paul Warnefried, detto Paolo Diacono) e da un gruppo di illustrazioni di vari manoscritti che vanno dal IX al XIII secolo: Gregorio avrebbe dettato i suoi canti ad un monaco, alternando tale dettatura a lunghe pause; il monaco, incuriosito, avrebbe scostato un lembo del paravento di stoffa che lo separava dal pontefice, per vedere cosa egli facesse durante i lunghi silenzi, assistendo così al miracolo: una colomba (che rappresenta naturalmente lo Spirito Santo), posata su una spalla del papa, gli stava a sua volta dettando i canti all'orecchio.
L'epistolario (ci sono pervenute 848 lettere) e le omelie al popolo ci documentano ampiamente sulla sua molteplice attività e dimostrano la sua grande familiarità con la Sacra Scrittura.
Muore il 12 marzo 604 dopo aver governato la Chiesa per 13 anni, 6 mesi, 10 giorni.

Il Papa S. Gregorio, che fu Vescovo di Roma tra il 590 e il 604, e che meritò dalla tradizione il titolo di Magnus, fu uno dei più grandi Padri nella storia della Chiesa, uno dei quattro dottori dell'Occidente.

Significato del nome Gregorio : “sveglio, pronto nell'agire” (greco).


Parola del giorno: 3 Settembre 2015

Giovedì della XXII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 1,9-14. 
Perciò anche noi, da quando abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi, e di chiedere che abbiate una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale,
perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio;
rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto;
ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto,
per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati.



Salmi 98(97),2-3ab.3cd-4.5-6. 
Il Signore ha manifestato la sua salvezza,
agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.
Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.

Cantate inni al Signore con l'arpa,
con l'arpa e con suono melodioso;
con la tromba e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.




Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 5,1-11. 
In quel tempo, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret
e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti.
Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano.
Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano.
Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore».
Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto;
così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.


Meditazione del giorno 
Sant'Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa 
Trattato sul Vangelo di Luca, IV,71-76; SC 45
« Prendi il largo e calate le reti »
    « Prendi il largo », cioè va avanti nell’alto mare della predicazione. C’è forse largo paragonabile alla « profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza del Figlio di Dio » (Rm 11,33), alla proclamazione della sua filiazione divina?… La Chiesa è condotta da Pietro nell’alto mare della testimonianza, per contemplare il Figlio di Dio risuscitato e l’effusione dello Spirito Santo.
   
    Quali sono le reti che Cristo ordina agli apostoli di calare? Non sono forse l’articolarsi delle parole, le fasi del discorso, la profondità degli argomenti, che non lasciano scappare coloro che hanno catturato? Questi strumenti da pesca degli apostoli non fanno perire quello che hanno pescato; al contrario lo conservano in vita, lo tirano dagli abissi verso la luce, lo conducono dai bassifondi verso le alture.…

    « Maestro, disse Pietro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti ». Anch’io, Signore, so che per me è notte, quando tu non mi ordini nulla. Io non ho ancora convertito nessuno con le mie parole, è ancora notte. Ho parlato il giorno dell’Epifania: ho calato le reti, eppure non ho ancora preso nulla. Ho calato le reti durante il giorno. Sto aspettando che tu me lo ordini; sulla tua parola, allora le calerò ancora. La fiducia in se stessi è vana, invece l’umiltà è fruttuosa. Essi che fino a quel momento non avevano preso nulla, ecco che, alla voce del Signore, presero una quantità enorme di pesci.

mercoledì 2 settembre 2015

Ricetta: patate alla pizzaiola

DESCRIZIONE
Le patate in cucina sono davvero molto versatili, moltissime le ricette dalle origini contadine ci permettono di preparare degli squisiti manicaretti con pochissimi ingredienti. Le patate alla pizzaiola sono un gustoso piatto preparato con del pomodoro e della mozzarella, su ispirazione della più famosa carne alla pizzaiola. Si procede facendo lessare prima di tutto le patate, dopodiché in una padella si fa rosolare uno spicchio d’aglio, si aggiungono dei pomodori pelati, si insaporiscono con dell’origano e sale si lasciano cuocere. In questo modo, dopo circa venti minuti, avrete un sughetto denso e accattivante. A questo punto il gioco è fatto: basterà aggiungere le patate tagliate a fette e farle insaporire per qualche minuto, unite poi la mozzarella che con il calore si scioglierà dolcemente. Anche questa volta il gusto dei pomodori e la mozzarella filante si confermano un’accoppiata vincente! Provatela e non ve ne pentirete!
INGREDIENTI
PREPARAZIONE
1. Prendete le patate, sceglietele tutte della stessa grandezza in modo che possano cuocere in maniera uniforme, lavatele accuratamente sotto l’acqua fredda corrente cercando di eliminare tutta la terra. Mettete sul fuoco una pentola con dell’acqua fredda e unite le patate intere e con la buccia. Fate cuocere le patate per 30 minuti dal bollore dell’acqua. Nel frattempo in una padella fate rosolare con dell’olio d’oliva extravergine uno spicchio d’aglio.
patate alla pizzaiola ricetta
2. Una volta che l’aglio avrà preso una leggerissima doratura aggiungete i pomodori pelati(nella grande distribuzione si trovano numerose qualità, prediligete quella con i pomodorini). Unite alla polpa di pomodoro dell’origano e del sale e lasciate cuocere per circa 20 minuti.
patate alla pizzaiola preparazione
3. Verificate la cottura delle patate con un lungo stecchino, scolatele, passatele sotto l’acqua fredda corrente e lasciatele raffreddare. Nel frattempo la salsa si sarà addensata, mantenete la fiamma molto bassa. Prendete le patate ed eliminate la buccia con delicatezza.
patate alla pizzaiola procedimento
4. Tagliate le patate a fette di ugual misura, unitele al sugo di pomodoro e lasciatele insaporire per qualche minuto. Cercate di evitare di girarle troppo in modo che non si sfaldino.
patate con mozzarella e pomodoro
5. Prendete la mozzarella e tagliatela a fette spesse, posizionate le fette nella padella con il sugo e le patate, lasciate per qualche minuto che la mozzarella si sciolga e servite il piatto ben caldo.
patate alla pizzaiola in padella
Ed ecco le patate alla pizzaiola pronte per essere servite in tavola.
patate alla pizzaiola con mozzarella
TRUCCHI E CONSIGLI
- Potete arricchire ulteriormente il piatto aggiungendo dei dadini di pancetta o di prosciutto cotto.
- In alternativa alla mozzarella potete utilizzare anche degli altri tipi di formaggio come del groviera o della fontina, basta che sia un formaggio filante.
Se vi è piaciuta questa ricetta provate anche le melanzane alla pizzaiola o la bistecca di maiale alla pizzaiola, due piatti gustosi e sfiziosi, per portare in tavola qualcosa di diverso ma molto buono.

Fioretti di San Francesco: capitolo sesto

Come san Francesco benedisse il santo frate Bernardo, e lasciollo suo vicario, quando egli venne a passare di questa vita. Era frate Bernardo di tanta santità che san Francesco gli portava grande riverenza, e spesse volte lo lodava. Essendo un dì san Francesco, e stando divotamente in orazione, sì gli fu rivelato da Dio che frate Bernardo per divina permissione dovea sostenere molte e pugnenti battaglie dalli demonii; di che san Francesco, avendo grande compassione al detto frate Bernardo, il quale amava come suo figliuolo, molti dì orava con lagrime, pregando Iddio per lui e raccomandandolo a Gesù Cristo, che gli dovesse dare vittoria del demonio. E orando così san Francesco divotamente, Iddio un dì gli rispuose: Francesco, non temere; perocchè tutte le tentazioni dalle quali frate Bernardo dee esser combattuto, gli sono da Dio permesse a esercizio di virtù e corona di merito; e finalmente di tutti gl’inimici avrà vittoria, perocch’egli è uno de’ commessari del reame del cielo. Della qual risposta san Francesco ebbe grandissima allegrezza e ringraziò Iddio: e da quella ora innanzi gli portò sempre maggiore amore e riverenza. E bene gliene mostrò non solamente in vita sua, ma eziandio nella morte. Imperocchè, vegnendo san Francesco a morte, a modo di quel santo patriarca Giacobbe, standogli d’intorno gli divoti figliuoli addolorati e lagrimosi della partenza di così amabile padre, domandò: Ov’è il mio primogenito? Vieni a me, figliuolo, acciocchè ti benedica l’anima mia, prima ch’io muoia. Allora frate Bernardo dice a frate Elia in segreto, il quale era vicario dell’Ordine: Padre, va dalla mano dritta del santo, acciocchè ti benedica. E ponendosi frate Elia dalla mano dritta, san Francesco, il quale avea perduto il vedere per le troppe lagrime, puose la mano dritta sopra il capo di frate Elia, e disse: Questo non è il capo del mio primogenito frate Bernardo. Allora frate Bernardo andò a lui dalla mano sinistra e san Francesco allora acconciò le braccia a modo di croce, e poi puose la mano diritta sopr’il capo di frate Bernardo e la manca sopr’al capo del detto frate Elia, e disse a frate Bernardo: Benedicati il Padre Iddio nostro Signore Gesù in ogni benedizione spirituale e celestiale in Cristo. Siccome tu se’ il primogenito, eletto in questo Ordine santo a dare esempio evangelico, al seguitare Cristo nella evangelica povertà: imperocchè non solamente tu desti il tuo, e distribuisti interamente e liberamente alli poveri per lo amore di Cristo, ma eziandio te medesimo offeristi a Dio in questo Ordine in sacrifizio di soavitade; benedetto sia tu adunque dal nostro Signore Gesù Cristo e da me poverello servo suo di benedizioni eterne, andando, istando, vegghiando, e dormendo, e vivendo, e morendo; chi ti benedirà sia ripieno di benedizioni, chi ti maladicesse non rimarrà senza punizione. Sia il principale de’ tuoi fratelli, e al tuo comandamento tutti i Frati ubbidiscano: abbi licenza di ricevere a questo Ordine chiunque tu vorrai, e nessuno frate abbia signoria sopra di te, e siati licito d’andare e di stare dovunque ti piace. E dopo la morte di san Francesco, i frati amavano e riverivano frate Bernardo come venerabile padre; e vegnendo egli a morte, vennero a lui molti frati di diverse parti del mondo, fra li quali venne quello ierarchico divino frate Egidio; il quale veggendo frate Bernardo, con grande allegrezza disse: Sursum corda, frate Bernardo, Sursum corda: e frate Bernardo disse a uno frate segretamente che apparecchiasse a frate Egidio uno luogo allo a contemplazione: e così fu fatto. Essendo frate Bernardo nella ultima ora della morte, si fece rizzare, e parlò ai frati, che gli erano dinanzi, dicendo: Carissimi fratelli, io non vi vo’ dire molte parole: ma voi dovete considerare che lo stato della Religione ch’io ho avuto, voi avete, e questo ch’io ho ora, voi avrete ancora, e trovo questo nell’anima mia, che per mille mondi eguale a questo io non vorrei avere servito ad altro Signore che allo nostro Signore Gesù Cristo: e d’ogni offesa che io ho fatta m’accuso e rendo in colpa al mio Salvatore Gesù e a voi. Priegovi, Fratelli miei carissimi, che voi m’amiate insieme; e dopo queste parole, e altri buoni ammaestramenti, riponendosi in sul letto, diventò la faccia sua splendida e lieta oltremodo, di che tutti i frati forte si maravigliarono, e in quella letizia la sua anima santissima, coronata di gloria, passò della presente vita alla vita beata degli angeli.

Opera di Tiziano: Ritratto della Schiavona


Sant’Elpidio

A sud di Ancona alcune cittadine portano il nome del santo odierno: S. Elpidio a Mare (nome antico medioevale “San Lepidio o San Lupidio”, da cui in dialetto fermano “Sanlupijo o Sallupijo”), S. Elpidio Morico, Porto S. Elpidio.

Nel Piceno questo nome è frequente anche nelle persone, e tuttavia poco si conosce di questo santo, lontano nel tempo e nella memoria, al punto d'essere confuso con vari personaggi. Qualcuno ritiene che S. Elpidio sia originario della Cappadocia. Lo scrittore Palladio lo ricorda nella sua Storia Lausiaca come un eremita vissuto per molti anni in una spelonca presso Gerico e ne tesse gli elogi consueti per un asceta che, estraniatosi dalla compagnia degli uomini, scelse la solitaria scalata alle vette della perfezione cristiana.

Proprio nell'epoca in cui visse S. Elpidio, nel IV secolo, andava affermandosi una nuova forma di monachesimo, con S. Pacomio, iniziatore del “cenobitismo” cioè della vita comunitaria. Nella Tebaide, presso il Nilo, aveva fondato i primi conventi di uomini e di donne, divisi in celle individuali, con la chiesa e il refettorio in comune. A capo di ogni nucleo (il futuro convento) è l'abate che ha il compito di fare osservare la regola comune, imporre la castità, il lavoro, il digiuno e la recita dell'ufficio.
Pochi anni dopo S. Pacomio, il grande teologo e mistico orientale S. Basilio di Cappadocia dava una regola più mitigata ma più saggia, destinata a diventare la “magna charta”, le costituzioni, di tutto il monachesimo cristiano, sia in Oriente che in Occidente, tramite la Regola benedettina.

S. Basilio poneva l'accento sul lavoro manuale e intellettuale e rafforzava l'autorità dell'abate per eliminare gli eccessi delle fantasie personali. Non sempre i risultati rispondevano alle buone premesse: molti monaci, autentici girovaghi, abbandonavano il convento per correre nelle strade o nelle grandi città, o si dedicavano ad esercizi ascetici tanto insoliti quanto spettacolari, come gli “stiliti”, che vivevano immobili come statue su colonne e facevano piovere dall'alto saggi e rari consigli ai pellegrini che sostavano per ammirarli.

Anche S. Elpidio aveva probabilmente lasciato il cenobio per un periodo di vita austera e solitaria nei pressi di Gerico, se accettiamo questa versione della vita del santo, che in un secondo tempo si sarebbe trasferito nel Piceno per stabilirvi una comunità monastica o comunque per esercitarvi una forma di apostolato tra il popolo.

Alcuni studiosi tuttavia sono del parere che S. Elpidio sia stato originario del Piceno e abbia trascorso qui l'intera vita, conformandosi ad una regola ascetica del tutto personale, ma tale da imporlo alla stima e più tardi alla devozione dell'intera regione.

Significato del nome Elpidio : “speranza” (greco).

Parola del giorno: 2 Settembre 2015

Mercoledì della XXII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 1,1-8. 
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timòteo,
ai santi e fedeli fratelli in Cristo dimoranti in Colossi grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro!
Noi rendiamo continuamente grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nelle nostre preghiere per voi,
per le notizie ricevute della vostra fede in Cristo Gesù, e della carità che avete verso tutti i santi,
in vista della speranza che vi attende nei cieli. Di questa speranza voi avete già udito l'annunzio dalla parola di verità del vangelo
che è giunto a voi, come pure in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa; così anche fra voi dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità,
che avete appresa da Epafra, nostro caro compagno nel ministero; egli ci supplisce come un fedele ministro di Cristo,
e ci ha pure manifestato il vostro amore nello Spirito.



Salmi 52(51),10.11. 
Io invece come olivo verdeggiante nella casa di Dio. Mi abbandono alla fedeltà di Dio ora e per sempre.
Voglio renderti grazie in eterno per quanto hai operato; spero nel tuo nome, perché è buono, davanti ai tuoi fedeli.



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 4,38-44. 
In quel tempo, Gesù uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei.
Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò. Levatasi all'istante, la donna cominciò a servirli.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva.
Da molti uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro.
Egli però disse: «Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Meditazione del giorno 
Guglielmo di Saint-Thierry (ca 1085-1148), monaco benedettino poi cistercense 
Orazioni meditative, IV, 155
« Uscì e si recò in un luogo deserto »
    O tu che sei il mio rifugio e la mia fortezza, guidami, come un tempo il tuo servo Mosè, nel cuore del deserto, dove arde nel fuoco il roveto senza consumarsi (cfr Es 3), dove l'anima…, pervasa dal fuoco dello Spirito Santo, diviene ardente come un serafino pieno di fuoco, senza consumarsi, ma purificandosi. …

    Là dove non si può dimorare, e dove si può andare avanti soltanto dopo aver sciolto i legami degli intralci carnali…, là dove Colui che è, senza dubbio non si lascia vedere così come è, ma dove tuttavia lo si sente dire: “Io sono colui che sono!”. Là, occorre ancora coprirsi il volto per non guardare il Signore faccia a faccia, ma ci si deve esercitare a prestare ascolto, nell'umiltà dell'ubbidienza, per distinguere ciò che Dio dice nel profondo del cuore.     

    Intanto, Signore, “nascondimi nel segreto della tua tenda” nel giorno della sventura; “nascondimi nel segreto del tuo volto, lontano dalla rissa delle lingue” (Sal 27,5; 31,21); perché hai messo su di me il tuo giogo così dolce e il tuo carico così leggero (Mt 11,30). E quando mi fai sentire la distanza fra il tuo servizio e quello di questo mondo, con la tua voce tenera e dolce mi chiedi se è più gradevole servire te, il Dio vivente, o gli dei stranieri (cfr 2Cr 12,8). Allora, adoro quella mano che pesa su di me… e ti dico: “Mi hanno dominato così a lungo, altri padroni diversi da te! Voglio appartenere solo a te, accolgo il tuo giogo, non mi pesa, perché il tuo braccio mi solleva!”

martedì 1 settembre 2015

Scriveva di Anita il famoso critico Irlandese Thomas Kouwenaar


Il tracciato decisamente poetico di Anita Papa, che in minima parte, e non certo, a mio avviso, della produzione sua più matura, appare in questo testo, non è altro che una presa di contatto, una appena vaga indicazione, un presen­tarsi semplice che certo non rimarrà silenzioso ed inascoltato. P un lungo discorso quest'opera, sofferta immagine, necessa­rio travaglio, lacerante ricerca alle radici. E trascorre per ricorrenti vicende e richiami, per tematiche assidue, e vigoro­se. C'è in Anita Papa una pungente, freddamente pietosa capacità di riflessione, vibrante tuttavia di luminosi umori. E annota e descrive il piccolo, grande mondo dell'esistere, pic­coli e grandi cose d'ogni giorno, che vanno oltre l'abbozzo ed il quadretto. Si determina così la sua voce, rapida ed attenta, in una, tutta sua, originalità lirica che prescinde da scuole e tendenze. E riesce ad esprimersi libera per forza di una naturale, istintiva necessità di linguaggio e di comunica­zione. Si contempera in uno stato di contemplazione ampia ed assorta, ove si spiega la presenza assidua e severa del suo orgoglio di pietà.
La poesia di Anita Papa esige qualità di ascolto. Nella let­tura occorre assecondare e seguire le accelerazioni dei movi­menti, abbandonarsi alla rapidità del ritmo. L'inclusione di materiali diversi e la loro assimilazione al ritmo possono det­tare l'ipotesi di una tendenza alla poesia di tutto ciò che si è. Ma quando "si è"? La risposta più semplice potrebbe essere questa: nell'ordine della parola, si è nel pensiero. La dimen­sione intima, smarrita e ritrovata di continuo, è un mobilis­simo passaggio, porta disordine, svolte, erranza. Ma, saperla osservare; quella è la sincerità di ciò che si è. Vi si ritrova di tutto. Non quello che noi scegliamo per illusoria purezza del­l'essere. Se mai, i sentimenti, è necessario riscoprirli (e "edu­carli") nei conflitti di quella dimensione esistenziale.
Questo, mi pare, il genere di sincerità che, per reagire a menzogne e confusioni ideologiche, porta il poeta all'io. Non come ad un approdo privato, ma come ad un atto di "cono­scenza" e di intervento attraverso la parola.
Per concludere, quello che nell'esperienza di quest'opera appare convincente è un modo di fare poesia istituito, sulla libera dimensione del pensiero, dai contenuti stessi che vi
penetrano. Fra questi, nella condizione tormentata del valore c'è un motivo, un tema che dal poeta ci riconduce alla gene­rosità dell'uomo. È l'ipotesi di' una perenne educazione dei sentimenti, educazione in ciò che esiste e s'incontra.
Ogni occasione, la più dura ed estrema, è occasione di poe­sia.
THOMAS KOUWENAAR - IRLANDA
Traduzione di Sàndor Kassa

Proverbi napoletani

1- ‘A spesa nun vale ‘a ‘mpresa.
Si dice quando il costo di un oggetto non è proporzionato al valore di esso o quando una qualunque impresa costerà più fatica di quel che se ne potrà realizzare.
 
2 - ‘E mosche corrono addo’ sta ‘o ddóce.
I poveri si accalcano intorno al tipo generoso, gli imbroglioni intorno al tipo ingenuo, i farfalloni intorno alle ragazze un po’ facili, ecc.
 
3 - Quanno ‘o mellóne esce russo, ognuno ne vo’ ‘na fèlla.
Quando un’impresa riesce, tutti vorrebbero parteciparvi.
 
4 - L’accio senz’acqua se secca.
Come le verdure fresche vanno soggette a seccarsi per mancanza di acqua, così molte persone finiscono per inaridirsi e diventare persino cattivi.
 
5 - Sant’Antuono, tèccote ‘o vviécchio e damme ‘o nnuovo.
Parole che accompagnano l’offerta di mobilia e suppellettili vecchie per accendere i “cippi” e, nello stesso tempo, preghiera per ottenere cose nuove.
 
6 - ‘A cuntentezza vene da ‘o core.
La vera allegria non è quella che proviene dalle risa e dai sorrisi, ma dall’intima gioia di un cuore sereno e senza scrupoli.
 
7 - Tutto ‘o lassato è perduto.
Bisogna profittare anche della più piccola occasione che ci possa offrire benessere, gioia, successo, amore.
 
8 - ‘A carne ‘a sotto e ‘i maccarune ‘a coppa.
Spesso gli stupidi primeggiano e gli intelligenti soccombono.
 
9 - ‘O munno è munno: chi saglie e chi va a funno!
Purtroppo così vanno le cose degli uomini, indipendentemente dal valore personale, c’è sempre il fortunato che sale ai posti di comando e il poveraccio che cola a picco.
 
10 - Ammore ‘e paglia subbeto squaglia.
I fuochi di paglia si spengono subito.
 
11 - Ammore verace s’appìcceca e fa pace.
Due innamorati che veramente si vogliano bene si bisticciano continuamente, ma subito si riappacificano.
 
12 - A ‘o core nun se cummanna.
L’amore è un sentimento spontaneo, contro il quale a nulla valgono la cultura, la saggezza, il consiglio dei parenti e degli amici, ecc.
 
13 - Faje ‘o sórece d’ ‘o speziale: allicche ‘a fora a’ vetrina!
Di coloro che spasimano da lontano per una donna, che non li degna neppure di uno sguardo.
 
14 - L’ammore nun s’accatta e nun se venne.
L’amore è uno dei sentimenti più genuini dell’anima umana, e pertanto è al di fuori e al di sopra di ogni interesse.
 
15 - Luntano dall’uocchie, luntano da ‘o còre.
La lontananza fa intiepidire anche i più grandi amori.
 
16 - Auciéllo viécchio nun trase ‘ncajòla.
Gli anni rendono furbi e difficilmente un vecchio resterà abbindolato.
 
17 - Chello can un vuo’ sentì’, fa’ vedé’ ca nun siénte.
Quando preferisci non sentire o non conoscere una cosa, fingi di non aver compreso.
 
18 - Chi crede ‘e guadagnà’ perde ‘a mmità.
Spesso chi s’illude di fare un affare, s’imbatte in uno più furbo di lui, e perde la metà del capitale…
 
19 - Compagno, tu fatiche e io magno!
La solita furberia degli sfaticati…
 
20 - ‘O deritto more sempe pe’ mano d’ ‘o fesso.
I tipi più scaltri finiscono per essere raggirati da coloro che hanno sempre disprezzato o sottovalutato.

Ricetta: lasagne di pesce

Le lasagne di pesce sono una deliziosa alternativa alle lasagne alla bolognese o alle lasagne a base di verdure. Possono essere preparate in due modi: in bianco o in rosso, ovvero senza o con il pomodoro. Io vi propongo una via di mezzo, a mio avviso la soluzione ideale, poichè ho utilizzato del pomodoro, ma poco, aggiunto ad una besciamella arricchita con dello yogurt. Riguardo all’ingrediente principale, ovvero il pesce, ho utilizzato la platessa, il merluzzo e i gamberetti. Il risultato è un piatto assolutamente delizioso, ideale per ogni tipo di occasione, per un pranzo semplice in famiglia oppure per una cena quando volete fare bella figura, magari accompagnando le vostre lasagne con un bicchiere di buon vino bianco. Seguite la ricetta passo passo per ottenere un piatto da leccarsi i baffi.
INGREDIENTI
PREPARAZIONE
1. Sbucciate l’aglio e tagliatelo a pezzi piccolissimi. Versate l’olio in una padella e fatelo riscaldare, quindi aggiungete l’aglio precedentemente tagliato e fate soffriggere per qualche minuto. Lavate il pesce sotto l’acqua corrente fredda ed asciugatelo. Mettete il merluzzo e laplatessa nella padella e soffriggete, quindi aggiungete pepe e peperoncino in quantità a piacere.
lasagne di pesce ricetta
2. Quando il pesce inizierà a rompersi, aggiungete la polpa di pomodoro e mescolate fino a unire bene il pesce con il sugo. Cuocete tutto per cinque minuti e alla fine aggiungete igamberetti, precedentemente puliti e sciacquati. Salate il sugo, rimescolate e lasciate a cuocere senza coperchio a fuoco lento per altri cinque minuti.
lasagne di pesce preparazione
3. Preparate la besciamella. In una ciotola versate la farina, aggiungete il parmigiano e lo yogurt. Sciogliete il burro e fatelo raffreddare, dopodiché aggiungetelo alla farina. Mescolate il composto con una spatola fino ad ottenere una consistenza liscia ed omogenea. Aggiustate con sale e pepe.
lasagne di pesce procedimento
4. Ungete la teglia con dell’olio e coprite con poca polpa di pomodoro. In una pentola bollite dell’acqua salata e mentre bolle mettete all’interno le sfoglie di lasagne, quindi fatele cuocere per uno-due minuti. Scolatele e disponete un primo strato sul fondo della teglia. Coprite le lasagne con il sugo di pesce.
lasagne di mare
5. Sopra il sugo mettete la besciamella, coprite con altre lasagne e cospargete con il parmigiano. Ripetete l’operazione per tre volte, terminando con la besciamella e il parmigiano. Passate i bordi con un filo di olio e infornate in forno preriscaldato a 200 °C per venti minuti.
lasagne di pesce con pomodoro
Servite le vostre lasagne di pesce ben calde.
lasagne di pesce al forno
TRUCCHI E CONSIGLI
- Preparate il vostro ragù di pesce usando il pesce che più vi piace. Potete arricchire il sugo anche aggiungendo cozze o vongole.
- Le lasagne devono essere consumate in breve tempo, se vi avanzano una buona soluzione può essere quella di congelarle e consumarle quando avete voglia o quando non avete tempo di cucinare.
- Potete cospargere le lasagne di pesce con il prezzemolo fresco, il dragoncello o altre erbe aromatiche: seguite i vostri gusti e assecondate la vostra fantasia.

Santo del giorno: Santa Teresa Margherita del Cuore di Gesù


Teresa Margherita del Cuore di Gesù, al secolo Anna Maria Redi, seconda di tredici figli di Ignazio e Camilla Ballati, nasce ad Arezzo il 15 luglio 1747.
Fu educata dal padre, che le insegnò fin da piccola a pregare, a istruirla nelle cose di Dio e ad avviarla all’esercizio delle virtù. Egli, infatti, vero uomo di Dio, mentre sapeva con decoro mantenere il suo rango di patrizio, formava i figli in modo mirabile, per cui fede e vita camminavano coerentemente insieme.
In questa serena intimità familiare, Annina si aprì molto presto all’amicizia di Dio. Fu battezzata il giorno dedicato alla Madonna del Carmelo: a meno di sei anni era già presa dal pensiero di Dio. Domandava spesso di Lui a chi le viveva accanto, al babbo soprattutto e alla zia Anna; il padre, Ignazio, aveva per lei una particolare tenerezza e volentieri le narrava la vita di Gesù e le storie dei santi.
Frequentò come educanda il monastero di Santa Apollonia di Firenze fino al 1764. Decisiva per la sua vocazione fu l'ispirazione attribuita a Teresa d'Avila, grazie alla quale scelse il Carmelo.
Entrò nel monastero carmelitano di Firenze il 1º settembre 1764 e vestì l'abito delle Carmelitane Scalze l'11 marzo 1765, prendendo il nome di suor Teresa Margherita del Cuore di Gesù.
La seconda grande ispirazione della sua vita fu il passo della prima lettera di Giovanni: “Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.” (1 Gv, 4,16) e cercò di vivere improntata a questo concetto. Si dedicò quindi alla preghiera e all'assistenza delle consorelle anziane fino a che, molto giovane (neppure 23 anni), morì a causa di una peritonite, il 7 marzo 1770.
Secondo il racconto degli agiografi, a poche ore dalla morte il corpo senza vita perse il suo pallore e cominciò a emanare un odore gradevole. Per diverse settimane non mostrò segni di decomposizione. Numerosi credenti, incitati dal padre della religiosa e dal suo direttore spirituale, gridarono al miracolo e manifestarono una fervente devozione.
Erano solo gli inizi di una vicenda destinata a sviluppi clamorosi, che assorbì le tensioni di un’epoca, coinvolgendo di volta in volta influenti ecclesiastici e autorevoli uomini politici, intraprendenti nobili e devoti popolani, raffinati teologi e rinomati predicatori, rispettabili uomini di scienza e maldestri ciarlatani.
Fra numerose traversie, il processo di canonizzazione di Teresa Redi andò avanti per oltre 150 anni, resistendo ai radicali cambiamenti intervenuti con la Rivoluzione francese, l’età napoleonica, la Restaurazione, l’unità italiana, veicolando messaggi che mantennero intatto il loro potere comunicativo fino alla prima metà del Novecento, sotto il pontificato di Pio XI, nell’Italia governata dal regime fascista.
Teresa Margherita del Cuore di Gesù fu canonizzata il 19 marzo 1934 dallo stesso papa Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) che la definì “neve ardente”.

Parola del giorno: martedì 1 settembre 2015

Martedì della XXII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 5,1-6.9-11. 
Fratelli, riguardo ai tempi e ai momenti, non avete bisogno che ve ne scriva;
infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore.
E quando si dirà: "Pace e sicurezza", allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro:
voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobrii.
Poiché Dio non ci ha destinati alla sua collera ma all'acquisto della salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo,
il quale è morto per noi, perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui.
Perciò confortatevi a vicenda edificandovi gli uni gli altri, come già fate.



Salmi 27(26),1.4.13-14. 
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.





Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 4,31-37. 
In quel tempo, Gesù discese a Cafarnao, una città della Galilea, e il sabato ammaestrava la gente.
Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità.
Nella sinagoga c'era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte:
«Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!».
Gesù gli intimò: «Taci, esci da costui!». Eil demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da paura e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?».
E si diffondeva la fama di lui in tutta la regione.

Caino e Abele

Da Baudelaire "I fiori del male" la poesia "Caino e Abele"

Dioscuro...

Abbiamo parlato più volte dei "Fiori del Male" di Baudelaire, ma ci sono dei versi che hanno sempre attirato la mia attenzione, sono le razze di Caino e Abele.
Sono metafore delle tipologie di umanità che adottano rispettivamente modi di esistere opposti.
Chi vive nella religione e nella prosperità, appagato dall'appoggio della divinità e della sua coscienza, contro chi vive l'umanità nella sua essenza più carnale, asseconda i suoi istinti e ne è condannato. Contadini contro cacciatori, santità contro umanità, ricchezza contro povertà, beatitudine contro dannazione.
Si parla di razze, quindi non c'è scelta. Voi siete più Caino o Abele? :)

Caino e Abele

Razza d'Abele, dormi, bevi e mangia:
con che compiacimento ti sorride Dio!

Razza di Caino, striscia
nel fango e muori miserabile!

Razza d'Abele, il tuo sacrificio
accarezza il naso ai Serafini!

Razza di Caino, il tuo supplizio
potra mai avere fine?

Razza d'Abele, guarda prosperare
II tuo bestiame e le tue semine!

Razza di Caino, le tue viscere
urlano di fame come un vecchio cane!

Razza d'Abele, scaldati il ventre
al focolare patriarcale!

Razza di Caino, trema di freddo
nel tuo antro, povero sciacallo!

Razza d'Abele, ama e prolifica!
Anche il tuo oro si moltiplica!

Razza di Caino, guardati
dalle grandi brame, cuore ardito!

Razza d’Abele, tu cresci e ti pasci
come le cimici dei boschi!

Razza di Caino, trascina per le strade
la tua famiglia disperata!

Razza d'Abele, la tua carogna
ingrasserà la fumante terra!

Razza di Caino, il tuo compito
non è ancora finito!

Razza d'Abele, vergognati!
II ferro e vinto dallo spiedo!

Razza di Caino, sali al cielo
e scaraventa sulla terra Dio!

C. Baudelaire
Le Fleurs du Mal

Johnny:
Io sono molto più Abele, mi hanno già ucciso diverse volte....

Goethe:
Io sono Abele con Caino.
E sono Caino con Abele.

Intelligenti Pauca

CITAZIONE DI SAN FRANCESCO DI SALES

PAROLE DI SAN FRANCESCO DI SALES PER I FALSI FARISEI DI ALCUNE PARROCCHIE DELLA DIOCESI DI CAPUA

“NON ACCONTENTARTI DI ESSERE POVERO COME I POVERI, MA SII PIU’ POVERO DEI POVERI, VA A SERVIRLI QUANDO GIACCIONO A LETTO INFERMI E DEVI SERVIRLI CON LE TUE PROPRIE MANI.

QUESTA SERVITU’ E PIU’ GLORIOSA DI UN REGNO”.

CITAZIONE DEL GIORNO

MA COME CALZA BENE PER QUESTA CITTA'!
PROBABILMENTE AVEVA SOGGIORNATO PER UN PERIODO DI TEMPO A S MARIA…


cavalli

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BIAGIO MARIA DI MURO

RISPONDIAMO AL NUOVO CITTADINO C.DV.CHE DA QUALCHE MESE SI E’ TRASFERITO DAL LAZIO IN CAMPANIA E PRECISAMENTE A S.MARIA CAPUA VETERE IN VIA GALATINA CHE CI HA CHIESTO CHI ERA IL SINDACO DELLA CITTA’.

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO MARIA DI MURO

BIAGIO DI MURO

TI RIMETTO LA FOTO DI BIAGIO DI MURO E UNA PARTE DEL SUO CURRICULUM VITAE

BIAGIO DI MURO SI E’ LAUREATO, IL 30/10/1995, CON 110 E LODE IN ARCHITETTURA PRESSO L’UNIVERSITA’ DI NAPOLI, CON UNA TESI SPERIMENTALE IN SCIENZE DELLE COSTRUZIONI ED E’ ISCRITTO ALL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DELLA PROVINCIA DI CASERTA AL N. 872.

SVOLGE UNICAMENTE LA LIBERA PROFESSIONE ED HA LO STUDIO IN S.MARIA C.V., AL CORSO ALDO MORO N.73

E’ABILITATO AL COORDINAMENTO DI SICUREZZA – D.LGS.494/96 – CON ATTESTATO DI CORSO RILASCIATO DALL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II, A CURA DEL CENTRO INTERDIPARTIMENTALE DI RICERCHE L.U.P.T. DAL 24 NOVEMBRE 1997.

HA PARTECIPATO AL GRUPPO DI RICERCHE SUL TEMA “STABILITA’ DELLE TORRI IN MURATURA” ORGANIZZATO DALL’ISTITUTO DI “COSTRUZIONE DELLA FACOLTA’ DI ARCHITETTURA” – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI, FEDERICO II.

E’ COLLABORATORE DELLA III AREA DI RICERCA “PIANIFICAZIONE TERRITORIALE E SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI” L.U.P.T. – LABORATORIO DI URBANISTICA E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI, FACOLTA’ DI ARCHITETTURA.

E’ MEMBRO DELL’AREA DI RICERCA “PROGETTAZIONE URBANA, AMBIENTALE E DEL RECUPERO E VALORIZZAZIONE DEI BENI STORICI, ARCHITETTONICI, ARCHEOLOGICI E PAESAGGISTICI” DEL CENTRO DI RICERCA L.U.P.T. DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II DI NAPOLI FACOLTA’ DI ARCHITETTURA – DIRETTORE PROF. FRANCO MARINIELLO.

HA SEMPRE AVUTO UN FORTE LEGAME CON LA POLITICA ATTIVA, ESSENDO FIGLIO DI NICOLA DI MURO, IL QUALE FIN DAL 1956 E’ ESPRESSIONE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA, PRIMA A LIVELLO COMUNALE I POI OLTRE AI CONFINI CITTADINI, FINO A DIVENTARE UOMO DI RIFERIMENTO DEL PARTITO AI PIU’ ALTI LIVELLI.

BIAGIO MARIA DI MURO FIN DALL’ADOLESCENZA HA POTUTO ASSORBIRE TUTTA L’ESPERIENZA POLITICA ED AMMINISTRATIVA, AVENDO AVUTO MODO DI FREQUENTARE ASSIDUAMENTE IL PARTITO.

PARTECIPA ALLA CONSULTAZIONE ELETTORALE AMMINISTRATIVA DEL 2002, CANDIDATO CON FORZA ITALIA, RIPORTANDO CIRCA 1000 VOTI DI PREFERENZE CONTRIBUENDO IN MODO DETERMINANTE DA FAR DIVENTARE FORZA ITALIA IL PRIMO PARTITO IN CITTA’.

DOPO NEL 2007 ASSUME LA CARICA DI VICE SINDACO, MA DOPO QUALCHE MESE NON ESITA A LASCIARE IL PRESTIGIOSO INCARICO QUANDO SI ACCORGE CHE CON LA DEFENESTRAZIONE DELL’ASSESSORE MARCIANO SCHETTINO VENIVANO TRADITI GLI IMPEGNI E LE PROMESSE SOTTOSCRITTE NEL PROGRAMMA ELETTORALE PRESENTATO AGLI ELETTORI.

DAL 2011 AL 2015 E’ STATO SINDACO DELLA CITTA’ DI S.MARIA CAPUA VETERE.

CAF

SERVIZIO CAF PRESSO LA NOSTRA SEDE IN C.SO ALDO MORO N.73 AVETE A DISPOSIZIONE UNA SERIE DI SERVIZI UTILI:

1. MODELLO ISEE

2. MODELLO ISEEU

3. BONUS E RIDUZIONE CANONE

4. TELECOM, GAS, ENERGIA, ACQUA

5. MODELLO RED

6. MODELLO 730

7. MODELLO 740

8. MODELLO ICI

9. ASSEGNI PER NUCLEO FAMILIARE

10. ASSEGNI DI MATERNITA’

11. MODELLO UNICO

12. ICRIC, ICLAV, ACCAS/PS

13. SOCIAL CARD

14. SUCCESSIONI

15. TRASMISSIONE TELEMATICA

16. CONTRATTI DI AFFITTO

17. MODELLO EAS



SERVIZI PROFESSIONALI:

1) CONSULENZA E ASSISTENZA LEGALE

2) CONSULENZA FINANZIARIA

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4) PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA

5) PRATICHE CATASTALI

6) ESECUZIONI E LAVORI CHIAVI IN MANO



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1. INVALIDITA’ CIVILE

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3. PENSIONI INPS – INPDAP

4. INFORTUNI SUL LAVORO

5. DISOCCUPAZIONE

6. RECUPERO CONTRIBUTI

7. MEDICINA LEGALE

8. LAVORO

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RECUPERO STRUTTURALE E FUNZIONALE DELL' EDIFICIO DELLE SCUOLE ELEMENTARI "PRINCIPE DI PIEMONTE"

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SCUOLA PRINCIPE DI PIEMONTE

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RISTRUTTURAZIONE E AMMODERNAMENTO DEL PLESSO SCOLASTICO RIONE IACP

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RIFACIMENTO PIAZZA SAN PIETRO

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piazza San Pietro

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PROGRAMMA DI RECUPERO URBANO COMPARTO C1 NORD OVEST – RIONE IACP

IMPORTO INTERVENTO:

euro 1.502.373,12

IACP

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REALIZZAZIONE DI UN CAMPO SPORTIVO POLIVALENTE COPERTO IN VIA GIOTTO – RIONE IACP

IMPORTO DEL FINANZIAMENTO :

euro 512.000

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RESTAURO CONSERVATIVO DELL’ARCO ADRIANO. SISTEMAZIONE DEL TRATTO DI VIA APPIA TRA ANFITEATRO ED ARCO ADRIANO

RICHIESTA FINANZIAMENTO

Euro 2.470.698,58

arco adriano

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PROGETTO PER LA VILLETTA TEMPO LIBERO ALLA VIA L. STURZO

RICHIESTA DI FINANZIAMENTO:

euro 127.000,00

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PROGETTO DI ASILI NIDO PER BAMBINI DA 0 A 36 MESI IN VIA ALBANA 107

TOTALE DEL FINANZIAMENTO:

euro 699.438,18

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PERDONA LORO......

Padre perdona loro! Perché li hai accecati? Perché hai tolto loro la memoria? Forse perché non credono più in Te? Padre perdonali! Tu sei un Dio buono: essi non sanno quello che fanno.... Non ricordano quando Tu mandasti loro la manna dal cielo e tutti sopravvissero e trovarono la terra promessa. Oggi li vuoi punire perché hanno troppo peccato? È per questo che la nuova manna tarda ad arrivare? Se sono ancora scettici e sono ancora cristiani se lo facessero spiegare dal loro parroco. Se poi sono degli assatanati, arrabbiati, solo perché credono di essere degli unti dal Signore, e solo perché sono stati abituati a credere di essere dei privilegiati, dimenticando i comandamenti che Dio diede a Mosè, allora fanno bene a pregare il vitello d'oro. E fanno bene a servire il vitello casalese sempre presente e che è stato causa del saccheggio sammaritamo e della chiusura delle industrie e la conseguente fine del lavoro, del commercio e delle possibilità di dare da bere agli assetati. Ma Tu Signore, nella Tua Infinita Bontà, Perdonali.....

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE

NON CI SIAMO LIBERATI DI TUTTI MA RESTERANNO ALL'OPPOSIZIONE